Lo scorso maggio, la Procura di Piacenza aveva chiesto il rinvio a giudizio per alcuni militanti e dirigenti del Si Cobas e di Usb con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio.
Tutti i reati contestati riguardavano le proteste e le mobilitazioni tra il 2016 e il 2021.
Nel luglio del 2022 l’inchiesta fu resa pubblica con l’arresto di alcuni sindacalisti, ma aveva subito un primo ridimensionamento già poche settimane dopo: il Tribunale del Riesame di Bologna aveva disposto, infatti, la scarcerazione degli indagati, riaffermando le tutele dell’attività sindacale previste dallo Statuto dei Lavoratori e smantellando il teorema repressivo.
Nel 2024, tuttavia, la Procura di Piacenza ha rilanciato l’accusa di associazione a delinquere seguendo il teorema per cui il Si Cobas e l’Usb sarebbero stati i contenitori di due associazioni criminali che, sfruttando le vertenze sindacali, avrebbero deliberatamente alzato il conflitto contro le aziende della logistica per aumentare il numero degli iscritti e ottenere vantaggi economici.
Ovviamente tra le condotte contestate rientravano picchetti, blocchi delle merci, occupazioni e blocchi ai cancelli: gli strumenti della lotta sindacale non concertativa, ritenuti dalla Procura strumenti di pressione illeciti, assimilabili persino all’estorsione.
A fine giugno il Gup del Tribunale di Piacenza ha definitivamente affossato il teorema della Procura.
Si tratta di una vittoria per tutto il movimento sindacale e per tutti i lavoratori.
Si tratta di una rinnovata spinta a passare al contrattacco e a riprendersi la piena agibilità del diritto di sciopero contro limitazioni e arbitri.





