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Firenze. Un convegno sulla repressione politico-sindacale

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 3, 2026
in Resistenza n. 7-8/2026
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Il 13 giugno si è svolto a Firenze il convegno organizzato dalla Flmu-Cub sulla repressione aziendale. Il convegno è stato organizzato dopo il licenziamento politico, avvenuto il 13 maggio, di Simone Vivoli, Rsu della Tim di Firenze, nonché Segretario Nazionale della Flmu-Cub.

Tra i relatori principali oltre a Vivoli, gli avvocati Simone Bisacca, Danilo Conte e Giuseppe Marziale, che si occupano di diritto del lavoro, e Delio Fantasia, Rsu Cub, licenziato politico della Stellantis di Cassino. Sono poi intervenuti diversi delegati e rappresentati sindacali della Cub di tutto il territorio nazionale, Simone Casella, licenziato politico della Worsp e rappresentante di Fare Rete contro la repressione politico sindacale e Antonella Bundu, multata per il presidio antifascista a Prato organizzato dal Sudd-Cobas in occasione della marcia per la remigrazione e rappresentante della Società Operaia di Mutuo Soccorso degli operai ex-Gkn.

Gli interventi di Fantasia e di Vivoli hanno descritto il processo di smantellamento dei diritti e delle conquiste dei lavoratori da dentro le aziende. Entrambi hanno spiegato che da sempre i padroni attaccano le avanguardie operaie con strumenti di ogni genere per il ruolo che rivestono nella difesa di questi diritti e conquiste. In entrambi i loro casi il licenziamento è arrivato nel pieno di trattative sindacali che riguardavano turni di lavoro e salari. Un’altra questione, sottolineata in particolare da Vivoli, riguarda la svendita delle aziende a società e fondi di investimento stranieri. La Tim ha ceduto nel 2024 un ramo al fondo di investimento straniero Kkr e non è un caso che il pretesto del suo licenziamento è aver fornito consulenza sindacale in orario di lavoro a un suo collega di quel ramo, che con questa cessione è considerato un esterno. In più interventi è stata poi affrontata anche la questione del vincolo di fedeltà aziendale e delle leggi sul terrorismo della parola introdotte con l’ultimo Decreto Sicurezza.

È stato portato l’esempio della lavoratrice di Publiacqua, presente al convegno, licenziata per aver denunciato con un post Facebook l’ennesimo incidente sul lavoro causato dalla negligenza aziendale e anche quello del lavoratore dell’ex-Ilva licenziato per aver consigliato, sempre tramite il suo profilo Fb, una miniserie televisiva che parlava dei danni alla salute e all’ambiente di quell’acciaieria.

Tutti gli avvocati hanno spiegato che il loro lavoro ha senso ed è funzionale solo se c’è una mobilitazione dei lavoratori dentro le aziende e fuori dai tribunali. Le leggi in favore dei lavoratori colpiti dalla repressione infatti esistono ancora, nonostante il lavoro sistematico portato avanti da tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi quarant’anni per smantellarle. Lo spostamento a favore dei padroni delle leggi e della magistratura, anche a detta loro, va inquadrato nel processo politico generale di perdita dei rapporti di forza. Se questi non cambiano, il loro stesso lavoro diventa sempre più inutile, tant’è che molti lavoratori rinunciano in partenza a fare causa alla propria azienda perché il rischio economico è troppo alto.

Dei segnali di ripresa dei rapporti di forza ci sono. La mobilitazione di massa in solidarietà alla Palestina e il ruolo che hanno assunto in questa i lavoratori lo testimoniano. Così come la rinnovata spinta all’unità soprattutto nella lotta contro la repressione. È stato proprio Vivoli ad aver sottolineato come dopo il suo licenziamento ci sia stata una solidarietà sopra le aspettative, a partire dai lavoratori che si sono mobilitati. Rsu di diverse sigle e di varie aziende del gruppo hanno promosso assemblee interne in contemporanea, un segnale non indifferente per l’azienda.

Da questo convegno sono emerse anche diverse proposte e linee di sviluppo. La Flmu-Cub si è fatta promotrice di incontri intersindacali a tema repressione tra Cub, Cobas e Cisal. È stata lanciata da più parti la necessità di costruire percorsi unitari a partire dall’istituzione di una cassa di resistenza per tutti i lavoratori, a prescindere dalla sigla sindacale. Rispetto al licenziamento di Delio Fantasia, il primo appello è stato perso e ora si attende il secondo, mentre per quanto riguarda Vivoli farà ricorso anche alla Magistratura. La lotta per il reintegro quindi continua per entrambi e l’appello che loro stessi fanno è ad alzare il livello della mobilitazione generale. Hanno quindi invitato al presidio del pomeriggio davanti alla Tim.

No al licenziamento di Simone Vivoli – Contrastiamo gli attacchi ai sindacati
Come delegati e iscritti Cgil, esprimiamo il nostro sostegno a Simone Vivoli, delegato Cub e segretario di Flmu-Cub, licenziato da Tim dopo più di trent’anni di servizio con l’accusa di aver usato la mail aziendale (otto email in tre mesi) per aiutare ex colleghi a recuperare le buste paga e informazioni utili per cause di lavoro contro la società!
Il suo licenziamento colpisce i diritti dei lavoratori della Tim e l’intero movimento sindacale, introducendo un precedente per cui si può licenziare chi utilizza spazi informatici aziendali per l’attività sindacale. Gli spazi informatici sono ambiti di vita e di lavoro in cui devono valere le libertà sindacali!
Dobbiamo contrastare insieme la pioggia di colpi che si sta abbattendo sul movimento sindacale: dagli attivisti di Fiom e Si Cobas perseguiti per blocchi stradali durante gli scioperi, a quelli di Usb che hanno ricevuto multe e denunce per gli scioperi per Gaza, ai tanti compagni meno noti colpiti da sanzioni, sospensioni e licenziamenti perché difendono i loro diritti e quelli dei loro colleghi, fino ai quattro braccianti immigrati bruciati vivi dai caporali perché pretendevano un contratto!
Protestiamo con forza contro il licenziamento di Simone Vivoli e ne chiediamo il reintegro immediato!
Chiediamo alle strutture della Cgil e a tutti i sindacati di schierarsi in sua difesa.
Firmato iscritti Cgil-Filtcem Gruppo Eni San Donato Milanese e Delegati Rsu Cgil del Gruppo Eni

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Tags: Lavoro operaio e sindacale
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