Ne abbiamo parlato anche negli scorsi numeri di Resistenza: alla stazione di Pisa, lo scorso 12 marzo, il movimento contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese aveva bloccato un treno carico di armi.
La notizia fece scalpore per vari motivi, primo fra tutti perché dimostrava che il movimento popolare non era affatto rifluito e perché il blocco era stato il frutto del coordinamento di vari organismi della costa toscana.
A inizio giugno è arrivata la rappresaglia repressiva. Oltre sessanta fra denunce e sanzioni e non solo per il blocco del treno, a marzo, ma per colpire tutte le mobilitazioni che avevano preso via via forza fin dall’estate del 2025 ed erano cresciute con la parola d’ordine “blocchiamo tutto”.
I reati? Blocco ferroviario o stradale e quello di interruzione di pubblico servizio che, nel caso sia commesso durante manifestazioni e presidi, prevede la reclusione fino a due anni (salvo ulteriori sanzioni amministrative).
Ma la repressione può rivoltarsi contro chi la promuove. Può diventare un’ulteriore spinta all’organizzazione e alla mobilitazione. Può diventare un ulteriore fronte di lotta.
La conferenza stampa promossa a ridosso dell’arrivo delle sanzioni da una fitta rete di organismi politici, sindacali e sociali è un primo passo in questo senso.
Il P.Carc è solidale con i compagni e le compagne colpidi dalla repressione e invita i lettori a esprimere solidarietà e vicinanza: nessuno deve essere lasciato solo!
Fra i tanti organismi che stanno facendo argine all’attacco repressivo citiamo qui il Movimento No Base né a Coltano né altrove a cui inviare messaggi di solidarietà tramite il loro sito https://movimentonobase.it




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