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Cuba. Di fronte all’aggressione imperialista: resistenza e solidarietà

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 9, 2026
in Resistenza n. 6/2026
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L’assedio dell’imperialismo statunitense contro Cuba si aggrava. Il 20 maggio 2026 il Dipartimento di Giustizia Usa ha incriminato il Generale Raul Castro per l’abbattimento, nel 1996, di due aerei dell’organizzazione di esuli cubani Hermanos al Rescate (accusata dall’Avana di terrorismo) che violavano lo spazio aereo cubano. La mossa giudiziaria, funzionale a legittimare un’incursione militare sul modello del Venezuela, si somma al dispiegamento della portaerei Nimitz nel Mar dei Caraibi e alle rinnovate minacce di invasione. Mosca e Pechino hanno subito condannato l’escalation, ribadendo il loro sostegno a L’Avana.

Ma, nonostante la crescente pressione militare e la difficilissima situazione economica causata dall’embargo petrolifero imposto da Trump a partire dalla fine di gennaio, Cuba resiste fermamente.

Resiste al blocco economico. L’Avana ha rafforzato la produzione interna di petrolio e accelerato i programmi per le energie rinnovabili, grazie anche al supporto della Repubblica Popolare Cinese. Il governo rivoluzionario sta inoltre procedendo a riorganizzare l’intero sistema economico e sociale per fronteggiare l’emergenza: il bilancio del 2026 destina oltre il 70% delle risorse ai servizi pubblici.

Un inciso. Questo dimostra cosa può fare un governo che agisce nell’interesse delle masse popolari: proprio nei periodi di crisi rivolge tutti gli sforzi a potenziare i servizi pubblici, mettendo le risorse statali al servizio del bene comune. Al contrario dei governi dei paesi imperialisti, che tagliano i servizi per regalare soldi a produttori di armi, criminali e speculatori di ogni tipo.

Resiste alle minacce sul piano politico e militare. La dichiarazione del governo del 22 maggio scorso – pubblicata integralmente su marx21.it – respinge ovviamente l’incriminazione da parte degli Usa di Raul Castro e bolla l’accusa come un “atto spregevole e infame di provocazione politica”. Cuba rivendica l’abbattimento dei due aerei come “atto di legittima difesa”, ricordando come fosse una risposta alle decine di violazioni dello spazio aereo, seguita a ripetuti avvertimenti, sempre rimasti inascoltati, agli Stati Uniti.

Il Partito Comunista di Cuba, l’Unione dei Giovani Comunisti e altre organizzazioni di massa, hanno attivato le loro strutture territoriali per organizzare assemblee popolari e mobilitazioni in tutto il paese. La macchina della resistenza popolare si è messa in moto, in particolare con due appuntamenti imponenti.

Il 1° Maggio, in coincidenza con le oceaniche manifestazioni per la Festa dei Lavoratori, sei milioni di cubani hanno firmato l’appello “La mia firma per la Patria” a sostegno del governo rivoluzionario.

Il 22 maggio – presso la Tribuna Antimperialista José Martí, di fronte all’ambasciata statunitense – migliaia di cubani, guidati dal Presidente Miguel Díaz-Canel, hanno manifestato per respingere la “infame accusa” mossa contro il generale Raúl Castro, in una grande dimostrazione di unità nazionale.

Parallelamente, la diplomazia socialista ha moltiplicato le iniziative. Il 26 maggio il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha incontrato il Segretario Generale dell’Onu Guterres e si è rivolto al Consiglio di Sicurezza denunciando il “blocco energetico” come l’equivalente di un blocco navale e avvertendo sul rischio di un “bagno di sangue” in caso di escalation militare. Cuba ha chiesto quindi alle Nazioni Unite di adoperarsi per fermare l’aggressione.

Sempre nel mese di maggio è stato discusso il rafforzamento della cooperazione tecnico-militare tra Cuba e la Federazione Russa, che ha condannato con forza le minacce statunitensi. Nello stesso periodo è stato anche rilanciato il partenariato agricolo con la Repubblica Popolare Cinese: il viceministro Zhang Zhili ha incontrato la viceministra cubana Telcel Gonzalez per nuovi progetti nel settore rurale.

Cuba ha mantenuto un canale di dialogo con Washington per evitare il precipitare del conflitto e raggiungere una soluzione pacifica: a marzo 2026 il governo di Miguel Díaz-Canel ha confermato di aver tenuto colloqui con l’amministrazione Trump. Tuttavia, il Ministro degli Esteri Rodriguez ha chiarito che il popolo cubano non accetterà “mai minacce o la presunta e schiacciante pace attraverso la forza imperialista”. Ha poi aggiunto: “difenderemo la nostra indipendenza e l’ordine costituzionale fino in fondo”.

Al contempo, è continuata e si è sviluppata la solidarietà a livello internazionale. Una prima importante giornata di mobilitazione si era tenuta già l’11 aprile, quando decine di città europee – da Roma a Parigi, da Bruxelles a Berlino – hanno risposto all’appello delle reti di solidarietà con Cuba, manifestando contro l’inasprimento del blocco e l’escalation militare statunitense. A quella data hanno fatto seguito le principali campagne di solidarietà internazionale: la raccolta firme globale “Firmo por Cuba”, promossa dalla Federazione sindacale mondiale; il secondo convoglio europeo partito il 21 aprile e arrivato all’Avana il 1° Maggio; la flottiglia “Rumbo a Cuba”, guidata da Open Arms, che ha trasportato attrezzature fotovoltaiche e medicinali. Nel corso di tutto il mese si sono moltiplicate anche le spedizioni di volontari solidali giunti sull’isola da Italia, Spagna, Francia e America Latina per portare aiuti materiali, installare pannelli solari e offrire sostegno concreto alla popolazione cubana.

Il culmine di questa ondata di solidarietà si è avuto il 28 maggio, quando diciotto piazze italiane (tra cui Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze e Bari) si sono mobilitate, con un corteo centrale a Roma che ha riunito oltre mille partecipanti nonostante le avverse condizioni meteorologiche. La mobilitazione italiana è stata affiancata da iniziative in altre città europee, come Stoccolma e Bruxelles.

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Tags: Internazionale
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