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Partito dei CARC
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Dopo la manifestazione del 23, scioperiamo il 29 maggio!

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Maggio 25, 2026
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Sabato 23 maggio a Roma si è svolta la manifestazione nazionale promossa da USB contro la guerra e il carovita per aumentare salari e diritti. Migliaia di persone hanno sfilato per le strade della città portando la parola d’ordine abbassare le armi e alzare i salari. C’erano i lavoratori dell’Ilva, della Electrolux, una delegazione del Coordinamento porti e dei lavoratori della Celli group di Pozzuoli contro le delocalizzazioni oltre al gruppo delle lavoratrici e precarie di Usb. Presenti anche le delegazioni di Usb Roma, Molise, Brianza e una delegazione di Asia. Alle lavoratrici e ai lavoratori iscritti al sindacato si è aggiunta la partecipazione di organizzazioni politiche e giovanili come Ecoresistente, Osa – Cambiare rotta, Rete dei comunisti, Potere al Popolo, con una forte componente di giovani e del Partito dei CARC. Presente anche la Global Sumud Flotilla.

La maggior parte degli interventi ha messo al centro l’attacco alle politiche guerrafondaie del governo Meloni. In particolare è emersa la sudditanza del governo agli Usa e ai sionisti, che da anni si manifesta con l’aumento delle spese militari e la conseguente sottrazione di risorse al mondo del lavoro e ai servizi essenziali. La piazza si è espressa contro l’attacco al diritto di sciopero, che vede l’inserimento dei lavoratori della logistica tra i lavoratori dei servizi essenziali previsti dalla legge 146/90, ma ha assunto anche una connotazione internazionalista. È stata infatti rilanciata la solidarietà verso i popoli che resistono contro l’imperialismo come la Palestina e Cuba. Tra gli interventi c’è stato quello di del deputato Carotenuto, rapito dai sionisti durante l’ultima missione della Flotilla, che ha ribadito l’impegno del M5S nel fare di tutto affinché il nostro paese contribuisca a rompere l’assedio in Palestina.

Dalla piazza è emersa a più riprese la necessità di farla finita col governo Meloni e pensare a un’alternativa che mette al centro gli interessi dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, di chi vive precarietà. Di ricostruire una forza collettiva che attraverso l’organizzazione capillare e la continuità diventi capace di imporla.

Chi aspira a cacciare il governo Meloni e a sostituirlo con un governo che rompa con la sudditanza agli Usa e ai sionisti, che metta in campo un intervento pubblico nei settori strategici, redistribuzione della ricchezza, centralità del lavoro nelle scelte economiche allora deve cominciare a costruirlo oggi. Oggi deve darsi l’obiettivo di far cadere il governo Meloni e oggi deve costruire l’alternativa per sostituirlo. Perché la forza collettiva in grado di farlo già esiste in embrione e può dispiegarsi se chiamata a muoversi su questo obiettivo immediato.

È quella che si è espressa nelle mobilitazioni dell’autunno e che dopo si è organizzata in gruppi di lavoratori d’azienda e di fabbrica, di insegnanti e studenti. In organismi popolari che continuano a opporsi alla guerra, al governo Meloni e ai suoi amici, indipendente dalla tessera sindacale e dall’organizzazione di appartenenza.

Per dare la spallata finale al governo Meloni non manca la ribellione e la voglia di riscossa dal basso. Manca una forza autorevole che si assuma la responsabilità di perseguire questo obiettivo politico. Che promuova la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari in ogni territorio al di là di interessi di bottega e delle concorrenze, per compattare e rafforzare la loro forza. Per imporre a partire da ogni fabbrica, scuola e quartiere quel programma alternativo di cui hanno bisogno.

Raccogliere gli insegnamenti delle mobilitazioni delle scorse settimane è il primo passo per rafforzare quelle che verranno e incanalarle verso questo obiettivo!

Il 29 maggio Cub, Sgb, Adl Varese, Si Cobas e Usi Cit hanno proclamato sciopero generale. Ogni lavoratore iscritto ad altri sindacati o non iscritto ad alcun sindacato può aderire e portare altri colleghi a farlo insieme a lui. In questo modo è possibile contribuire a superare divisioni e concorrenze e a spingere anche la testa delle organizzazioni in questa direzione.

È infatti l’unità dei lavoratori di ogni comparto, scuola e azienda la forza che può tornare a bloccare tutto, stavolta per far cadere il governo Meloni.

Il 29 maggio può essere la data in cui gli organismi di lavoratori e quelli popolari, che quotidianamente lottano contro la guerra e le politiche guerrafondaie del governo Meloni, tornano a riempire le strade e le piazze. Può essere l’occasione per organizzare azioni di lotta come quelle che hanno imparato a fare lo scorso autunno bloccando le aziende che producono o trasportano materiale bellico, le autostrade, le stazioni e gli aeroporti. Può diventare l’opportunità di scioperare uniti e mettere in campo ogni azione che vada nella direzione di attuare la Costituzione.

Se questo sciopero sarà un’ulteriore tappa per mandare a casa il governo Meloni dipende soprattutto da quanto e come gli organismi operai e popolari, i sindacati di base, le organizzazioni studentesche e sociali lo costruiranno nei loro posti di lavoro e di lotta, quali che siano le sigle che l’hanno proclamato.

Leggi anche: I lavoratori possono fermare la guerra. Verso lo sciopero del 29 maggio

Noi siamo dell’avviso che tutto quello che divide i lavoratori è un ostacolo che deve essere superato, dobbiamo imparare a superarlo.
Siamo dell’avviso che chiunque ostacola l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori deve essere superato.
Siamo dell’avviso che per quanto esistano posizioni diverse, idee diverse, sensibilità diverse NON è più possibile accettare che piccoli interessi di bottega siano spacciati per inconciliabili divergenze sulla prospettiva che dobbiamo costruire.
Compagni e compagne, siamo in guerra. La Terza guerra mondiale promossa dagli imperialisti Usa e dai sionisti si sta dispiegando. Con essa si dispiega la guerra che la classe dominante di ogni paese conduce contro la classe operaia e le masse popolari di ogni paese. Guerra esterna e guerra interna. Solo la classe operaia organizzata può cambiare il corso delle cose imposto dalla classe dominante.
Qualunque sia il sindacato a cui sei iscritt*, qualunque sia il partito che intendi votare alle elezioni, qualunque sia la particolarità – vera o presunta – che spinge a dividere e settorializzare: dobbiamo rafforzare la rete dei lavoratori organizzati, dobbiamo imparare a ragionare insieme e ad agire insieme.
Dal volantino per il corteo operaio del 23 maggio a Roma

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