La lotta dei lavoratori della sanità toscana, di cui abbiamo già trattato su Resistenza n. 4/2026, dalla sede del Consiglio regionale si è spostata a Livorno.
Il 17 aprile una delegazione di sanitari livornesi, organizzata da Usb, insieme ad alcuni esponenti del Comitato per la sanità pubblica, ha fatto irruzione in Comune ottenendo un incontro con il sindaco Luca Salvetti.
Come riportato nel comunicato di Usb, sono trascorsi ben sette mesi da quando sindaco e assessore alla sanità avevano promesso di fissare un incontro con il presidente Giani o con l’assessore regionale alla sanità Monia Monni al fine di poter esporre le problematiche di alcuni lavoratori disabili o con familiari disabili e trovare una soluzione. Da allora, il silenzio.
La vertenza riguarda il mancato scorrimento delle graduatorie di mobilità sociale (misura della Regione Toscana che permette al personale del Servizio sanitario regionale di avvicinarsi alla propria residenza e famiglia) e il conseguente stato di grande disagio e sofferenza in cui versano molti operatori sanitari del servizio pubblico.
Attualmente accade che, per l’operatività del sistema e per far fronte alle carenze organiche strutturali, le Asl anziché attingere dalle graduatorie esistenti ricorrono a personale interinale, esterno e precario, modalità che tra l’altro comporta costi più elevati e non garantisce il livello di formazione di chi invece lavora da anni o decenni nel servizio pubblico.
L’incontro con il sindaco Salvetti, l’assessore alla sanità Andrea Raspanti e diversi consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione, ha avuto come esito la promessa di un appuntamento con l’assessore regionale alla sanità in data da definirsi.
Dopo mesi di silenzio assordante e porte sbarrate, nella stessa giornata l’assessore regionale ha inoltre annunciato a mezzo stampa di aver dato mandato a Estar (l’ente della Regione Toscana che gestisce i servizi tecnici e amministrativi per l’intero Sistema sanitario regionale) di pubblicare il nuovo avviso di mobilità sociale entro aprile 2026. Ha riconosciuto, infatti, che finora sono state soddisfatte meno del 6% delle 5.100 domande presentate. Con il nuovo bando, circa 300 dipendenti potranno cambiare la sede di lavoro, che attualmente dista più di cinquanta chilometri dalla loro abitazione.
Seppur parziale, è un’importante vittoria. Innanzitutto, è emerso chiaramente quello che il sindacato denuncia da tempo, ma è emerso, soprattutto, il numero dei lavoratori effettivamente coinvolti: mentre coloro che si sono rivolti a Usb per portare avanti questa lotta sono stati una quindicina, a beneficiarne saranno trecento, anche se i lavoratori che hanno presentato domanda di mobilità sono migliaia.
Tutto ciò contribuisce a dare forza ai lavoratori e, come dichiarato da Marco Lenzoni, il rappresentante sindacale di Usb che sta seguendo la vertenza, molti altri stanno acquisendo fiducia e si stanno legando alla lotta, che passa ora a un livello superiore: si tratta infatti di vigilare e fare in modo che le promesse siano mantenute.
Il prossimo passo è l’incontro con l’assessore Monia Monni. Per questa occasione l’intenzione è di convocare una manifestazione chiamando a partecipare tutti i 5.100 lavoratori presenti nelle graduatorie di mobilità. L’insegnamento è chiaro: per ottenere risultati bisogna imporre l’applicazione dei propri diritti.






