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Il 29 maggio è sciopero generale

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 2, 2026
in Resistenza n. 5/2026
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“Cacciare Meloni!” è la parola d’ordine che deve animare lo sciopero generale di tutte le categorie del pubblico e del privato indetto unitariamente dai sindacati Cub, Adl Varese, Sgb, Si Cobas, Usi-Cit e Usi per il 29 maggio.

Lo spirito politico di questo sciopero è determinato dall’essere parte di un percorso a sostegno della nuova missione della Global Sumud Flotilla (Gsf) e dall’essere esplicitamente legato alla manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano in sostegno della lotta di liberazione del popolo palestinese e in ricordo della Nakba (la “catastrofe” del 15 maggio 1948 da cui, con la pulizia etnica sionista della Palestina, è nato lo Stato illegittimo d’Israele).

Le motivazioni dello sciopero sono sintetizzate nei seguenti punti:

– contro la guerra e l’economia di guerra, per la pace e gli investimenti in politiche sociali, sanità, scuola e trasporti pubblici;

– contro sfruttamento e precarietà, per gli aumenti salariali e per l’istituzione del salario minimo non inferiore ai 12 euro l’ora;

– contro il genocidio in corso in Palestina, la complicità con lo Stato illegittimo d’Israele e le guerre di aggressione imperialista, per il sostegno alla missione della Gsf e per le sanzioni e la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Usa e Israele;

– contro la mancanza di politiche sociali e abitative e per una seria riforma degli ammortizzatori sociali;

– contro la stretta repressiva dei vari decreti sicurezza emessi dal governo;

– contro gli abusi della Commissione di Garanzia e per l’abrogazione delle vigenti leggi anti sciopero;

– contro l’assenza di politiche industriali, che porta a ulteriori peggioramenti delle condizioni lavorative e alla deindustrializzazione;

– contro gli omicidi sul lavoro, per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

È una piattaforma ampia e articolata, sintesi di vari aspetti che rientrano tutti nella lotta alla guerra che si divide in due fronti distinti, ma in stretta relazione fra loro.

Il primo è quello della guerra esterna, promossa contro popoli oppressi e nazioni che, in un modo o nell’altro, vogliono perseguire, legittimamente, una via di sviluppo che non comporti la sottomissione alla Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue.

Il secondo è quello della guerra di sterminio non dichiarata che, per conto dei vertici della Repubblica Pontificia, i vari governi delle Larghe Intese conducono contro le masse popolari del nostro paese. È una guerra fatta di tagli ai servizi e alla sanità, di impoverimento e disoccupazione, di morti per malattie curabili, inquinamento e depressione, di omicidi per il profitto. Miete migliaia di vittime ogni anno qui in Italia ed è un fronte aperto in ogni paese imperialista. È la guerra che, concretamente e oggettivamente, lega le masse popolari italiane (e degli altri paesi imperialisti) alle masse popolari dei popoli oppressi: combattiamo lo stesso nemico.

L’attuale promotore di questa guerra interna è il governo Meloni, che non si risparmia in politiche antipopolari e guerrafondaie. Per la guerra le risorse si trovano sempre!

Lo sciopero del 29 maggio è un esempio positivo e un appuntamento che cade in un periodo cruciale, di mobilitazione a sostegno della Gsf, che auspichiamo vada oltre questa data. Lo sciopero va sostenuto, rafforzato e partecipato da tutte e tutti i lavoratori. Per questo serve l’allargamento degli aderenti. È uno sciopero unitario di alcuni sindacati, ma nel momento in cui scriviamo i grandi assenti sono Usb e Cgil.

Sosteniamo i lavoratori iscritti a questi sindacati che aspirano all’unità: dipenderà dalla loro mobilitazione e determinazione se prevarrà la linea unitaria, che incarna le migliori aspirazioni dei lavoratori, oppure la linea settaria dei vertici, che incarna le peggiori aspirazioni dei singoli individui.

Ai lavoratori iscritti ai sindacati che hanno proclamato lo sciopero spetta la responsabilità di coinvolgere chi ancora non ha aderito per favorire la convergenza.

Bando ai tentennamenti e al rispetto delle liturgie. Serve un nuovo 3 ottobre per cacciare adesso il governo Meloni e ogni altra eventuale soluzione di riserva dei guerrafondai e complici dei criminali sionisti, Usa e Ue.

Nelle piazze dello sciopero generale va posta apertamente la questione di quale governo vogliamo al posto di Meloni. Bisogna puntare in alto: dobbiamo rendere il paese ingovernabile, più di come abbiamo fatto nell’autunno del 2025; dobbiamo imporre un governo di emergenza, che risponda del suo operato alle masse popolari organizzate e che applichi la Costituzione del 1948.

Le forze in campo e le motivazioni di questo sciopero e di altri che ci saranno hanno tutte le carte in regola per raggiungere questo obiettivo.

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Tags: Lavoro operaio e sindacale
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