Il 18 aprile, nelle prime ore del mattino, diverse realtà livornesi – tra cui il Gruppo Autonomo Portuali (Gap), il sindacato Usb, il collettivo studentesco Scuola di Carta, lo spazio sociale Ex Caserma Occupata – hanno organizzato un presidio sul ponte mobile di viale Mogadiscio. Si tratta dello snodo principale per l’accesso dei mezzi pesanti alla Darsena Toscana, il terminal container più importante del porto di Livorno.
L’iniziativa ha ritardato l’apertura del ponte e il transito della nave Freeberg, che solitamente trasporta merci generiche, ma che quando opera per conto della base logistica di Camp Darby, come in questo caso, veicola materiale bellico strategico, ossia munizioni ed equipaggiamento militare.
La natura del carico è stata confermata dal Coordinamento Usb Vvf Livorno, che attraverso una “nota di contestazione” ha evidenziato l’impiego improprio di una squadra di soccorso dei vigili del fuoco in attività di vigilanza per il trasporto di armi. Il sindacato ha denunciato che tale operazione ha sottratto risorse essenziali al soccorso pubblico, mettendo a rischio la sicurezza della popolazione in un territorio già carente di personale e mezzi, subordinando la missione del corpo a logiche estranee al servizio civile e trasformandolo in uno strumento repressivo.
Ancora una volta, il monitoraggio e le segnalazioni dei lavoratori hanno permesso alle varie realtà cittadine di reagire. Solo l’intervento degli agenti antisommossa, che hanno sgomberato con la forza i manifestanti, ha consentito il passaggio della nave. Nonostante il blocco non sia riuscito a fermare definitivamente il carico, l’azione ha riacceso il dibattito sull’uso delle infrastrutture e del personale pubblico (portuali, vigili del fuoco e forze dell’ordine) al servizio della base americana, il più grande arsenale statunitense al di fuori degli Usa, fondamentale per rifornire le operazioni militari degli Stati Uniti in Europa, Africa e Medio Oriente.
In merito all’accaduto, il Gap ha dichiarato in un comunicato: “Lo Stato italiano difende gli interessi militari e logistici degli Stati Uniti reprimendo chi si oppone al transito di armi. Parlano di ‘interruzione di pubblico servizio’, ma da quando il traffico di armi è un servizio pubblico? Chi prova a fermare la guerra viene denunciato e colpito, mentre chi la alimenta viene protetto. Non saremo complici: dal porto di Livorno non devono passare armi”.
La mobilitazione è proseguita il 20 aprile con un corteo di circa cento persone che ha raggiunto la prefettura per ribadire l’opposizione al traffico di armi, la contrarietà alla guerra e ai recenti interventi militari in Libano e Iran. È stata anche l’occasione per ribadire il sostegno a coloro che si stanno imbarcando sulla nuova Flotilla per Gaza, tra cui alcuni lavoratori del porto livornesi, e riattivare le assemblee cittadine della Flotilla di terra.
E ancora nella serata del 25 aprile, in occasione dell’arrivo in porto della nave Chemical Traveller, che trasporta rifornimenti per e verso l’entità sionista, diverse centinaia di persone si sono radunate davanti al varco Zara rispondendo alla chiamata del Gap e impedendone l’attracco.
Concludiamo in proposito con il commento rilasciato dai lavoratori del Gap: “Grazie al presidio del 25 aprile, costruito dalle realtà livornesi e sostenuto da compagne e compagni arrivati da Pisa e Firenze, quella nave non ha attraccato. Un segnale chiaro: i porti non devono essere complici della guerra”.






