Dobbiamo cacciarli. Cacciare tutto il sistema delle Larghe intese, cacciare tutti i guerrafondai, affaristi e criminali che animano i vertici della Repubblica Pontificia nel nostro paese. Dobbiamo sostituirlo con un governo di emergenza popolare che la faccia finita con la complicità alle guerre dei diversi gruppi imperialisti. Che la faccia finita con tutti i gruppi imperialisti, che rompa con l’alternanza di governi che fanno la voce grossa con questo o quell’altro gruppo a seconda della propria convenienza.
Con un governo che riaffermi la sovranità che il nostro paese non conosce da decenni, che stringa relazioni internazionali con paesi che promuovono relazioni di solidarietà e non genocidiari, che promuova una politica economica a sostegno delle masse popolari e non di chi specula sulle loro vite, che renda accessibili e funzionanti i servizi pubblici, dignitoso, utile e compatibile con l’ambiente il piano del lavoro da promuovere nel paese. Questa è l’unica via che abbiamo.
Crosetto appena una settimana fa in Parlamento ha chiarito che l’utilizzo delle basi militari nel nostro paese agli imperialisti Usa non si può negare. Bando a inutili isterismi su questa eventualità. Si è sempre fatto così! Ed effettivamente ha ragione, che si tratti del polo PD, con tutti i suoi partitini cespugli, o che si tratti del polo centro destra, si è sempre fatto così dal dopo guerra in avanti. Proni agli interessi e agli affari degli imperialisti Usa.
La Meloni negli ultimi giorni ha dovuto – a parole – rompere con Trump dopo l’attacco diretto al Papa (questo sì che non si è mai fatto!) e affrettarsi a sospendere il rinnovo automatico del memorandum con Israele dopo l’ennesimo attacco ai caschi blu italiani. Complici di queste decisioni la sonora batosta presa con il referendum e la crescente preoccupazione delle masse popolari italiane rispetto alle peggiori politiche di aggressione e rapina Usa e dello stato criminale di Israele.
Meloni tenta di rimanere a galla, contro ogni criterio di realtà, spostando l’asse verso gli imperialisti europei, barcamenandosi e mostrando una finta dignità, pronta a essere smentita nei fatti. Fino ad oggi “si è sempre fatto così” e così continuerà ad essere se il paese resta in mano alle Larghe intese. Si sposta al massimo un po’ l’asse di influenza, ma bombe, armamenti, droni, intelligenze e tecnologie saranno ancora messi a disposizione delle guerre di rapina della Nato. Sempre a discapito delle masse popolari del paese.
E allora qual è l’alternativa che abbiamo? Aspettare che il governo cada da solo? Dare modo alle Larghe intese di riorganizzarsi e trovare una valida alternativa alla Meloni e “cambiare tutto per non cambiare niente”? Oppure chiedere di cambiare le politiche attuali? Chiedere a Crosetto di sottrarsi alle guerre della Nato, a Meloni o Schlein di redistribuire le risorse? A chi possiamo chiedere? Chi lo farà?
Non abbiamo nessuno a cui chiedere, ma tante forze che possono rimboccarsi le maniche per farlo! Subito.
Sono tutte le forze che nel paese già lottano contro le Larghe intese che devono cambiare passo, non i criminali che governano il paese. Sono queste che devono iniziare a pensare di farsi promotrici di un’alternativa reale che può dirigere il paese. Sono le forze di alternativa, quelle anti Larghe intese, i sindacati, le forze più sane all’interno del Parlamento, nella società civile e nell’associazionismo che possono farsi promotrici di nuovo Comitato di liberazione nazionale che faccia pulizia di tutti questi criminali, non che chieda loro di fare!
Possono farlo, perché hanno intelligenze, capacità, risorse e strumenti per farlo. Si tratta solo di volerlo, di unire le forze e indirizzarle verso questo obiettivo. E non aspettare, ma iniziare subito, approfittando proprio della debolezza delle Larghe intese.
In tutto il paese sono capillari le organizzazioni che già lottano in ogni ambito per bloccare le manovre di guerra. Che le fermano, le disinnescano, che rompono con le guerre della Nato in tanti diversi ambiti. Che applicano la Costituzione.
Chi già è in grado di decidere quali sono le leggi urgenti e anche di attuarle città per città c’è. Sono i lavoratori Leonardo che hanno steso un dossier per mostrare la superiorità della produzione civile su quella militare; sono le centinaia di organizzazioni che nelle scorse settimane hanno bloccato il traffico di armi nei porti di Gioia Tauro, di Cagliari, Ancona o sulla linea ferroviaria a Pisa; sono quelle che studiano gli effetti di basi e esercitazioni militari sull’ambiente e sulla salute e che si mobilitano per bloccarne l’estensione o la costruzione.
Queste sono le forze che danno il potere a un comitato di liberazione di agire a livello territoriale e quindi nazionale. Le basi da cui assumere le misure necessarie e le stesse che possono applicarle. Sono quelle che gli permettono di decretare la rottura degli accordi con la Nato e di fare i modo che venga attuata ferrovia per ferrovia, porto per porto, azienda per azienda, territorio per territorio. Quelle che possono applicare la Costituzione nella pratica.
È una forza che esiste ma che ad oggi si muove ancora in maniera scollegata perché a mancare è un centro autorevole che le faccia convergere verso un obiettivo comune. La mobilitazione degli scorsi mesi ha mostrato la forza che può assumere: per alcune settimane le autorità e le istituzioni del potere costituito hanno avuto meno autorevolezza e meno controllo delle assemblee popolari.
Che questa forza si esprima e si consolidi è responsabilità di chi oggi può e deve costituire quel centro autorevole in grado di far convergere tutto ciò che già si muove verso la liberazione del paese e la costituzione immediata di un governo di emergenza che fermi subito la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale in corso e promuova relazioni di solidarietà e scambio con i paesi disponibili a farlo.
Dobbiamo urgentemente sostituire il sistema politico delle Larghe intese con chi può davvero far prendere un’altra via al paese. Con chi già oggi si batte contro di loro e delle loro politiche, con chi costruisce già oggi un diverso corso per l’Italia. Con un governo di emergenza che si fonda non su chiacchiere e promesse ma su fatti che già esistono e che ha la sua base nelle piazze, nelle aziende, negli ospedali, nelle scuole.
Farlo è già possibile. Serve un fronte di forze che si metta su questa strada e si assuma la responsabilità di costituire un governo di emergenza in grado al più presto di mettere mano agli effetti più devastanti di crisi e guerra.



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