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Un fronte popolare per attuare la Costituzione

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 9, 2026
in In breve, Senza categoria
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In tutto il paese il fronte di forze che lotta contro la Terza guerra mondiale, che si batte per rompere la sua spirale a partire dal nostro paese si sta estendendo e rafforzando. 

In occasione del 77° anniversario di fondazione della Nato, da nord a sud del paese ci sono stati presidi, iniziative e manifestazioni davanti a basi e installazioni militari, a uffici e comandi. Davanti a ogni presidio Usa e Nato, a ogni avamposto di guerra nel nostro paese per dire che 77° anni di Nato sono abbastanza. Anzi che sono anche troppi. 

Coordinamento Nazionale No Nato 
Il 4 aprile i nodi locali e le realtà aderenti al Coordinamento Nazionale No Nato hanno dato vita a diverse mobilitazioni davanti a basi militari, aziende belliche e nelle piazze cittadine, per affermare con chiarezza che la lotta per la pace e contro la guerra passa per la liberazione del nostro paese dall’occupazione Nato, UE, USA e sionista.
Da Milano a Napoli, passando per Ghedi, Bologna, Firenze, Roma e molte altre città italiane, le parole d’ordine contro la Nato hanno attraversato il paese, rompendo il muro di silenzio e di complicità costruito da governo, partiti di sistema e grandi media.
𝐅𝐔𝐎𝐑𝐈 𝐋𝐀 𝐍𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐋𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀, 𝐅𝐔𝐎𝐑𝐈 𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐍𝐀𝐓𝐎.
Non c’è pace possibile finché il nostro territorio continua a essere usato come piattaforma militare, retrovia logistica e base operativa delle guerre imperialiste. Non c’è sovranità popolare finché basi USA e Nato, comandi militari, servitù belliche e produzione di armi condizionano la vita politica, economica e sociale del paese. Non c’è futuro per i lavoratori, per i giovani e per le masse popolari finché miliardi vengono bruciati in armamenti, missioni militari e sostegno ai fronti di guerra, mentre salari, sanità, scuola e servizi sociali vengono sacrificati.
Le mobilitazioni del 4 aprile hanno indicato una strada precisa: unire le lotte contro guerra, carovita, repressione e sfruttamento dentro un fronte largo e combattivo, capace di colpire i responsabili reali della militarizzazione del paese. Per questo diciamo che opporsi alla guerra non significa invocare genericamente la pace, ma prendere posizione contro chi la guerra la prepara, la finanzia e la rende possibile ogni giorno: Nato, Unione Europea, governo italiano, complesso militare-industriale e apparati del sionismo internazionale.
Serve alzare il livello dell’organizzazione, del coordinamento e della mobilitazione. Serve radicare in ogni territorio l’opposizione alle basi, alle servitù militari, al traffico di armi, alla propaganda bellicista. Serve costruire una campagna permanente che faccia dell’uscita dalla Nato, della cacciata delle truppe e delle strutture militari straniere dal nostro paese e della rottura con l’economia di guerra un obiettivo politico concreto e popolare.
Il 4 aprile non è stato un punto di arrivo, ma un passaggio di rilancio.
Continuiamo la mobilitazione.
Organizziamo ovunque comitati, presidi, assemblee e iniziative.
Facciamo crescere un movimento capace di trasformare l’opposizione alla guerra in forza materiale.
𝑭𝒖𝒐𝒓𝒊 𝒍𝒂 𝑵𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍’𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂.
𝑭𝒖𝒐𝒓𝒊 𝒍’𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑵𝒂𝒕𝒐.
𝑭𝒖𝒐𝒓𝒊 𝒈𝒖𝒆𝒓𝒓𝒂, 𝒃𝒂𝒔𝒊 𝒆 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒐𝒏𝒊 𝒅𝒆𝒍 𝒎𝒂𝒔𝒔𝒂𝒄𝒓𝒐 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒄𝒊𝒕𝒕𝒂̀.
Vai al link

Quello che si è mobilitato il 4 aprile è un fronte ampio che rende l’opposizione alla guerra una forza materiale nel paese, un fronte che si estende a chi ogni giorno traduce queste mobilitazioni in organizzazione all’interno delle aziende belliche, in blocchi e sabotaggi della logistica di guerra, in campagne di boicottaggio. 

Come il gruppo di lavoratori della Leonardo Spa, che ha prodotto un dossier in cui ha messo in luce come – contro ogni retorica bellicista – la produzione civile è la scelta più lungimirante che l’azienda può fare, in termini economici e di occupazione. Con questo dossier i lavoratori Leonardo hanno respinto al mittente il ricatto del lavoro che li spinge a lavorare per la guerra, mostrando che di lavoro dignitoso, utile e non complice con le guerre criminali della Nato nel paese ce ne sarebbe molto. 

Una mobilitazione interna che si combina con il procedimento giudiziario contro Leonardo per l’annullamento dei contatti di fornitura a Israele intentato da Hala Abulebdeh, cittadina gazawa la cui famiglia è stata sterminata dalle forze di occupazione sioniste, assieme a AssoPacePalestina, A Buon Diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un Ponte Per. 

Contro ogni tentativo di propaganda e intossicazione da parte del governo Meloni, che ostenta una finta estraneità al genocidio in Palestina, sono stati i Giovani Palestinesi a mostrare il reale coinvolgimento del paese a sostegno di Israele con il dossier “Made in Italy, consegnato ad Israele: trasferimenti militari ed energetici italiani che alimentano il genocidio”.

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A queste iniziative si sono associati nelle ultime settimane blocchi di container carichi di armamenti diretti a Israele nei porti di Gioia Tauro e Cagliari, mentre Usb ha proclamato sciopero al porto di Trieste contro l’imbarco di materiale d’armamento Nato che i lavoratori hanno scoperto.Iniziative che arrivano dopo il blocco del treno carico di armi avvenuto a Pisa per mano del comitato No base, né a. Coltano né altrove.

È stata invece la campagna di boicottaggio promossa da Bds, Extinction Rebellion e Ultima generazione a far ritirare Eni dall’offshore in terra palestinese. 

Questi sono alcuni esempi di realtà che ogni giorno interrompono la complicità del paese alla Terza guerra mondiale. Le nuove istituzioni che rompono con la Nato dal basso, sui territori e nei fatti. Gli strumenti che nel paese permettono alle masse popolari di governare i territori, di applicare la loro volontà. Gli enti della democrazia più diretta in grado di difendere la Costituzione del 1948 applicandola nei suoi articoli fondamentali, a partire dall’articolo 11. 

Un complesso di realtà che per dare sviluppo alle battaglie che conduce, per generalizzarle e renderle forza pratica di cambiamento deve darsi l’obiettivo di governare questo paese, andando oltre l’opposizione e la ribellione al disastroso corso delle cose. Indirizzando forze, intelligenze, capacità e iniziative verso la costituzione di un governo in cui protagoniste sono la classe operaia e le masse popolari organizzate!

Le realtà che esistono e operano sono già in embrione organi in grado di decidere misure, di attuarle e di verificarle. E possono esserlo anche su larga scala se uniscono le forze e convergono. Se lavorano insieme per estendere la loro autorità. Soprattutto se ragionano insieme per darsi un piano comune e degli obiettivi comuni di governo. 

Se uniscono le capacità, le competenze, la loro combattività per rendere l’intero paese ingovernabile al governo Meloni già in bilico e farlo cadere. Se fanno valere la loro forza per non far cadere il paese in mano a governi tecnici o ai guerrafondai del Pd e impongono invece propri rappresentanti diretti, fidati. Se costruiscono insieme un’alternativa di governo che possa dare forza di legge a ciò che già quotidianamente fanno. Che lo renda sistematico, sottraendo le basi militari alle guerre Usa e Nato, tagliando finanziamenti e riarmo a queste, applicando la Costituzione a partire proprio dall’articolo 11.

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