Il 10-11-12 aprile si è tenuta la 4° edizione del Festival di Letteratura Working Class che ha ospitato nella giornata di domenica l’assemblea regionale in vista della partenza della prossima flottilla per organizzarci meglio e costruire una mobilitazione unitaria anche sul territorio toscano.
Nella stessa giornata c’è stato l’intervento di Maria Elena Delia portavoce italiana della Global Sumud Flottilla. Sono stati due momenti di importante riflessione e condivisione, sia sul bilancio delle manifestazioni del “blocchiamo tutto”, sia su cosa fare in occasione della partenza della nuova flottilla.
Le manifestazioni di settembre e ottobre sono state il punto più alto di una mobilitazione che tutti noi abbiamo riconosciuto e continuiamo a riconoscere come straordinaria. Come è emerso anche dalle discussioni, quella mobilitazione va ripresa, perché non è bastata a fermare il genocidio. Ma ripartire non significa ricominciare da zero. Anzi, lo sforzo che bisogna fare è proprio quello di capire perché quella mobilitazione non è stata sufficiente e, al contempo, quali effetti concreti ha prodotto. Il bilancio che tiriamo è che, fondamentalmente, ha perso slancio perché non è stata sostenuta da un obiettivo politico concreto, chiaro, tangibile. Eppure, quella mobilitazione di obiettivi politici ne ha raggiunti: per alcune settimane, le assemblee popolari hanno avuto più polso, più iniziativa e più controllo delle istituzioni “ufficiali”. Ha fatto traballare i palazzi del potere.
La manifestazione più evidente di ciò è stata che le persone scese in piazza hanno rotto tutti i divieti imposti dalle autorità. Lo hanno fatto in massa, per settimane, consapevolmente, pur sapendo che non era una passeggiata.
Lo hanno fatto perché gli organismi popolari — i centri che hanno chiamato, orientato e diretto quelle mobilitazioni — in quelle settimane erano una voce autorevole, più autorevole dei divieti di Pantedosi. E quell’autorevolezza non è scomparsa.
Forti di questi risultati, l’obiettivo della prossima spedizione rimane chiaro: la fine del genocidio e dell’occupazione. Raggiungerlo significa togliere il sostegno dell’Italia — paese retroterra di mille traffici e operazioni della terza guerra mondiale — ai sionisti e agli imperialisti statunitensi. Significa colpire e indebolire un’economia di guerra che si nutre del genocidio e, allo stesso tempo, lo alimenta.
Organizzarsi meglio, allora, significa far convergere e connettere i fuochi già accesi sul nostro territorio intorno alla lotta contro il genocidio:
1. significa connettere la lotta dei comitati contro le basi e la militarizzazione dei – Movimento No base di Pisa, Comitato No Comando NATO di Firenze, Coordinamento Fiorentino contro la guerra, Comitato No Camp Darby, ecc. — dato il ruolo che USA e NATO svolgono nel sostegno a Israele, e quindi il ruolo del nostro paese come retrovia del genocidio.
2. Significa collegare la suddetta lotta a quella portata avanti da Sanitari per Gaza e Firenze per la Palestina contro le infiltrazioni sioniste nel nostro territorio. Questa presenza ha un nome e un cognome: Marco Carrai, console onorario di Israele. È lo stesso che ha tutto da guadagnare dall’ampliamento della pista dell’aeroporto di Peretola, per rafforzare la vocazione militare dell’aeroporto di Pisa, lo stesso che ha tutto da guadagnare dal fallimento dei percorsi di riconversione dal basso, come quello della ex GKN.
3. Significa collegare i due fronti a un terzo: la lotta contro l’economia di guerra che vuol dire anche desertificazione dell’apparato produttivo oltre che riconversone bellica. Da qui l’importanza di sostenere la reindustrializzazione pubblica, dal basso ed ecosostenibile del collettivo di fabbrica che dimostra che è possibile rompere il ricatto tra ambiente e lavoro e tra salario e guerra. Da qui l’importanza di sostenere le iniziative dei lavoratori come il Convegno che si terrà il 24 aprile a Campi Bisenzio promosso, tra gli altri, da Ferrovieri contro la guerra.
Organizzarsi meglio vuol dire coltivare questa rete di nuovo potere; costruire rapporti di forza reali per incidere sul governo del paese. Non c’è miglior sostegno alla resistenza del popolo palestinese e alla lotta contro la terza guerra mondiale che cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che rompa con Israele e con la guerra. Non ci sono scorciatoie. Questo movimento può farlo. Potevamo farlo già sei mesi fa, non lo abbiamo fatto e oggi la questione si ripresenta con ancora più urgenza ma anche con condizioni potenzialmente più favorevoli.
Nella convocazione dell’assemblea si è detto di “far valere la coscienza del nostro privilegio”.
In cosa consiste questo “privilegio”? A nostro avviso nella possibilità concreta di incidere sui rapporti di forza nel punto decisivo dello scontro. E cioè qui, nel cuore dell’imperialismo. Perché è dai paesi imperialisti che oggi dipendono guerra e genocidio. Basti pensare al ruolo svolto da basi logistiche come Sigonella per l’aggressione USA e sionista all’Iran, o al ruolo dell’Italia nel rifornimento di armi a Israele.
E allora, il “privilegio” che abbiamo è anche la responsabilità che ne deriva: scegliere di usarlo. E usarlo significa assumersi il compito di incidere davvero, qui e ora, nella lotta contro il genocidio e la guerra.
Questo si traduce nel lavorare per cacciare questo governo e sostiturilo con uno che faccia gli interessi della Palestina; farlo ora senza aspettare le prossime elezioni del 2027, perché attendere significherebbe lasciare tempo al nemico di riorganizzarsi. E questo sì sarebbe il vero atteggiamento di chi ha il privilegio — anzi, il lusso — di poter aspettare a cambiare le cose.
Chiudiamo questa breve nota con le parole di Elena Delia attinte dalla sua intervista al nostro mensile Resistenza:
“(…) Il messaggio è semplice: questa spedizione è anche e soprattutto vostra. Chi organizza iniziative, chi diffonde informazioni, chi mobilita, chi sostiene economicamente è parte integrante della missione. Non c’è separazione tra chi parte e chi resta. Oggi siamo in una fase in cui la guerra si allarga e si intensifica. Da Gaza ad altri fronti della regione, vediamo le conseguenze di un sistema che non incontra limiti. Per questo non possiamo aspettare che siano i governi ad agire. Non lo stanno facendo. Questa spedizione esiste proprio per questo: perché quando le istituzioni falliscono, sono le persone che devono assumersi la responsabilità di agire. A chi legge direi: non fermatevi. La solidarietà è una pratica concreta, collettiva e necessaria. E quando saremo in mare, come l’anno scorso, invadete le piazze e, se necessario, bloccate tutto”.
Blocchiamo tutto, per Cacciare il governo Meloni, per impedire che sia un governo tecnico o a trazione PD a sostituirlo e rimpiazzarlo invece con un governo partigiano della pace e della Costituzione.
Federazione Toscana del Partito dei Carc

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