Il 21 marzo si è svolta a Milano, all’università Bicocca, l’iniziativa “War on war – we do not enlist” (Guerra alla guerra – noi non ci arruoliamo) organizzata da Opposizione Studentesca d’Alternativa (Osa) e Cambiare Rotta (Cr), le due organizzazioni giovanili afferenti all’area politica della Rete dei Comunisti.
Con la presenza di organizzazioni comuniste giovanili e studentesche di altri paesi, l’assemblea era in continuità con le mobilitazioni delle settimane precedenti, in particolare con la giornata di mobilitazione internazionale del 5 marzo, e l’obiettivo dichiarato dagli organizzatori era il confronto sulle esperienze, sull’analisi della situazione e la definizione di linee d’azione comuni contro la leva militare e i processi di riarmo.
Da quello che abbiamo potuto raccogliere, sia dagli interventi in assemblea che attraverso le interviste alle delegazioni presenti, i contenuti salienti si sono concentrati su tre aspetti:
– la lotta di classe è la sola prospettiva positiva per fare fronte al marasma provocato dalla crisi e dalla guerra;
– è attraverso la lotta di classe che si eleva la coscienza antimperialista e anticapitalista dei giovani;
– la mobilitazione degli studenti è strettamente legata a quella dei lavoratori. A questo proposito è stata molto rilevante la partecipazione all’assemblea dell’Usb, del Calp di Genova e dell’Osservatorio contro la Militarizzazione di Scuole e Università.
Da quello che abbiamo potuto raccogliere, a conclusione dell’assemblea è stata lanciata una nuova giornata di mobilitazione internazionale per l’8 maggio contro il ripristino della leva militare, i piani di riarmo Ue e Nato, le collaborazioni politiche, economiche, belliche e accademiche con Israele e per l’uscita dei rispettivi paesi dalla Nato.
Quello che abbiamo potuto raccogliere, tuttavia, è stato parziale. Alla delegazione del P.Carc è stato impedito di seguire i lavori dell’assemblea e di portare un contributo. La decisione dei promotori, imposta con metodi più confacenti alle relazioni fra bande di strada che a quelli fra organizzazioni politiche, è stata mal argomentata per evidente assenza di motivazioni valide. A un certo punto la cosa è stata messa persino sul piano per cui “partecipare alle assemblee equivale a voler portare via militanti alle altre organizzazioni”!
Cogliamo l’occasione per porre alcuni punti di riflessione e discussione utili a tutti, in modo che anche le organizzazioni promotrici dell’assemblea possano riflettere e limitare quelle concezioni e quegli atteggiamenti che danneggiano lo sviluppo del movimento popolare. E lo danneggiano oggettivamente, al di là dei proclami, degli slogan e delle energie profuse nelle attività pratiche.
Schematicamente:
1. Se qualcuno pensa che la partecipazione alle iniziative “degli altri” sia un modo per “rubare militanti” è utile che si svegli, e in fretta.
In primo luogo, la paura di essere “derubati di militanti” è una manifestazione di senso di inadeguatezza verso le capacità (proprie o della propria organizzazione) nel curare, formare, aggregare e organizzare i militanti; è insicurezza sull’impostazione, l’analisi e la linea della propria organizzazione.
In secondo luogo, i militanti non sono oggetti che si rubano, si comprano e si vendono, non sono merce.
2. Il comportamento degli organizzatori dell’assemblea è stato in aperta contraddizione con lo spirito e gli obiettivi con cui gli stessi l’hanno presentata e propagandata.
È una “classica” e deleteria contraddizione fra quello che si dice di voler fare e quello che si fa. Una contraddizione che, se non viene curata e contrastata, offre alle masse popolari tutte l’impressione che i comunisti e i rivoluzionari tutti facciano così: predicano bene e razzolano male. Per inciso: questo è uno dei motivi per cui “si perdono militanti”…
3. Si è riproposto a Milano il 21 marzo l’atteggiamento settario e “da banda” di una precisa area politica.
Un atteggiamento che si è palesato, in modo via via crescente negli ultimi due anni, in tutta Italia. Con una differenza sostanziale. Fra le pretese di gestire come cosa propria, come proprio terreno “egemonico” (farebbe ridere se non fosse tragico, ma è così), tanto il movimento in solidarietà al popolo palestinese (si veda la manifestazione nazionale a Roma del 30 novembre 2024) quanto il movimento degli studenti contro la guerra all’assemblea di Milano ci sono state le manifestazioni di settembre e ottobre.
Quelle manifestazioni hanno rappresentato il picco di una mobilitazione che vuole rompere gli argini. Ebbene, nel piano della Terza guerra mondiale, con i carichi di componenti belliche che partono dall’Italia verso Israele, con le basi Usa pienamente coinvolte nell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, con l’aggressione al Venezuela e a Cuba, con migliaia di multe che piovono su chi ha partecipato alle mobilitazioni, con due decreti sicurezza nuovi di pacca, questa precisa e specifica area politica alimenta settarismo e spirito di concorrenza, li combina con un ridicolo bullismo e gioca a marcare il territorio. Noi definiamo questo comportamento irresponsabile e immorale. Deleterio.
Non siamo affatto gli unici a pensarla in questo modo. Siamo fra i pochi, però, a ritenere che questo problema vada affrontato ponendolo apertamente ogni volta che si presenta e trattandolo come una contraddizione in seno al popolo. Sarebbe ugualmente irresponsabile e immorale ripagare i promotori del settarismo, dello spirito di concorrenza e del bullismo con la stessa moneta, perché si otterrebbe lo stesso deleterio risultato.
4. Che cento fiori fioriscano, che cento scuole (di pensiero) gareggino. Fra i rivoluzionari non vince chi ha l’organizzazione più grossa, perché la rivoluzione non è una gara fra rivoluzionari. Fra i rivoluzionari vince chi riesce a guidare la classe operaia, i giovani e le masse popolari a rovesciare la borghesia e prendere il potere.
È utile confrontarsi anche su questo, senza far finta che si tratti di “cose che si sanno già” perché è evidente che qualche rivoluzionario queste cose le ha completamente perse di vista.






