Ci è giunto il contributo di un lettore sul tema dell’assedio imposto a Cuba dagli imperialisti Usa di cui abbiamo trattato nell’articolo “Cuba e Venezuela resistono agli imperialisti Usa” nello scorso numero di Resistenza e in altri articoli dell’Agenzia Stampa Staffetta Rossa.
Ringraziamo il compagno perché le sue osservazioni (e “correzioni”) mettono in evidenza una questione importante per comprendere meglio gli obiettivi criminali dell’aggressione a Cuba.
Il compagno sottolinea la differenza tra il termine “embargo”, che abbiamo usato negli articoli, e “blocco”, termine che in realtà meglio descrive lo strumento con cui Washington cerca di strangolare la rivoluzione cubana.
L’uso dell’uno o dell’altro termine non è neutro, fa parte della stessa propaganda di guerra che definisce terroristi i partigiani palestinesi e guerra il genocidio in Palestina.
Entriamo nel merito della questione citando tra virgolette direttamente alcuni passaggi del suo contributo e sintetizzandone altri per motivi di spazio.
L’embargo è una misura con cui uno Stato vieta, in forma totale o parziale, alle proprie aziende e cittadini di scambiare merci con un altro paese.
Con il blocco un paese impone invece l’isolamento totale di un altro, allo scopo di “asfissiare l’attività economica e il resto della vita associata delle masse popolari, di rendere la vita impossibile a milioni di persone, fino a condurle alla resa e alla morte, soprattutto per penuria/mancanza di medicinali, di cibo e di elettricità”.
L’embargo può essere dichiarato da qualsiasi Stato verso qualunque altro, come misura di ritorsione.
Chi oggi impone blocchi economici in giro per il mondo, come strumento per imporre il proprio dominio, sono invece solo gli imperialisti Usa. Lo fanno principalmente attraverso la minaccia di sanzioni secondarie su chi commercia con i paesi sanzionati da Washington, forti del ruolo egemone che ancora hanno nel sistema economico capitalista mondiale, nel sistema dei pagamenti internazionali, nel sistema valutario, ecc.
In sintesi, “le azioni esercitate dagli imperialisti Usa verso Cuba non possono essere definite come un ‘embargo’, ma come un blocco economico-commerciale e finanziario. Una situazione simile, con le connesse specificità, vale anche per altri paesi fra cui Repubblica Popolare Democratica di Corea, Yemen (per quanto riguarda le attività economico-commerciali e finanziarie collegate al legittimo governo di Sana’a presieduto da Ansarullah), Siria, Afghanistan, ecc.
Il blocco deve essere considerato una dichiarazione di guerra di fatto, anche se il Congresso Usa non si è mai pronunciato in tal senso. Per questo motivo, gli imperialisti Usa non possono chiamare questo processo con il suo vero nome e quindi continuano a chiamarlo embargo: in questa maniera, essi instillano nell’opinione pubblica nazionale e internazionale, sempre meno manipolabile e sempre più solidale con Cuba, l’idea che si tratti di una serie di misure contro un ‘regime tirannico che opprime i suoi cittadini’, pacifiche perché non imposte con la forza delle armi.
Il blocco è assimilabile a un genocidio economico. In questo senso quanto applicato dagli imperialisti Usa contro Cuba non è dissimile – fermo restando il sistema di relazioni sociali completamente diverso e, almeno per il momento, l’assenza della pioggia di bombe sulle teste dei cubani – a quanto applicato dai sionisti e dai loro complici internazionali contro i palestinesi, specialmente quelli residenti a Gaza, anche prima dell’intensificazione del genocidio avvenuta dopo il 7 ottobre 2023”.






