In aprile, precisamente il 4, cade l’anniversario della fondazione della Nato. Nel 2026 è il 77° anniversario della nascita della piovra manovrata dagli Usa, uno degli strumenti con cui hanno perpetrato il loro predominio sul mondo a partire dal 1949.
L’anniversario cade, quest’anno, in un contesto particolare. Tanto particolare che Trump ha più volte minacciato l’abbandono della Nato e, fra l’aggressione al Venezuela e quella alla Repubblica Islamica dell’Iran, ha persino minacciato l’occupazione militare della Groenlandia, territorio amministrato dalla Danimarca che della Nato è membro.
Il minacciato abbandono della Nato da parte degli Usa evoca scenari distopici. Sarebbe un “salto nel buio”, sostengono gli analisti geopolitici che fanno finta di capire cosa succede.
Sarebbe “l’ora che, finalmente, l’Italia si libera da questo giogo”, pensano quei compagni e quelle compagne che la fanno più semplice di quella che è.
Di seguito alcuni elementi (non esaustivi) per inquadrare la situazione, i suoi sviluppi e tirare una conclusione: l’uscita dell’Italia dalla Nato non avverrà mai per mano degli imperialisti Usa e dei vertici della Repubblica Pontificia. Quali che siano le evoluzioni, e per sorprendenti che siano, soltanto la mobilitazione delle masse popolari può rompere la catena che obbliga l’Italia alla corte degli imperialisti Usa e della Nato.
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Le ultime minacce di mollare la Nato, motivate dal non aver ricevuto sostegno nell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, sono solo “l’ultimo atto” delle sceneggiate di Trump. Di atti simili ce ne saranno altri ed è possibile che vi siano anche conseguenze più concrete.
La Spagna, ad esempio, è minacciata di sanzioni economiche per aver dichiarato di non essere disponibile a permettere l’uso delle basi Nato presenti sul suo territorio e per aver chiuso lo spazio aereo ai velivoli implicati nell’aggressione all’Iran.
È vero che Trump ha già dimostrato di essere dotato di quel masochismo che risponde al criterio “muoia Sansone con tutti i filistei”, ma l’abbandono della Nato da parte degli Usa è fuori persino dalle intricate e perverse logiche della sua amministrazione. Per motivi storici e per motivi politici, contingenti e di prospettiva.
Riguardo ai motivi storici, la Nato è una creatura degli imperialisti Usa, ideata, progettata e costruita per affermare con gli strumenti della guerra dispiegata i loro interessi nel mondo. La facciata della deterrenza e la vocazione difensiva della Nato sono, appunto, una facciata. Motivata, nel 1949, con la “necessità di difendersi dai comunisti”.
Ma la Nato è stata ed è, in realtà, una struttura terroristica al servizio degli imperialisti Usa. Non facciamo qui l’elenco delle aggressioni militari promosse sotto la sua egida: le informazioni a disposizione di ogni lettore permettono a chiunque di giungere con facilità a questa sintesi (a tal proposito segnaliamo l’Avviso ai naviganti n. 132 del 29 ottobre 2023).
C’è di più. La Nato è anche la catena con cui gli imperialisti Usa hanno sottomesso e mantengono sottomessi i loro “alleati”.
Il caso dell’Italia è probabilmente il più emblematico. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’Italia ha seriamente “corso il rischio” di diventare un paese socialista.
L’installazione e la strutturazione della Nato è stato uno dei modi, non l’unico (vedi l’articolo a pag. 5) con cui gli imperialisti Usa hanno disinnescato il pericolo: hanno fatto dell’Italia un loro protettorato.
In condizioni (e con conseguenze) in parte diverse la stessa sorte è toccata a tutti i paesi aderenti: tutti sono di fatto occupati militarmente dagli Usa.
Per quanto possa essere tarato mentalmente, in qualità di presidente incaricato dai gruppi imperialisti Usa, Trump potrebbe davvero mandare al macero questo patrimonio costruito in settantasette anni di “guerra a bassa intensità” condotta contro gli “alleati” e di guerra guerreggiata contro i nemici degli interessi Usa?
Riguardo ai motivi politici contingenti e di prospettiva, tenendo a mente quelli storici, il discorso è più semplice di come lo presentano gli esperti di geopolitica.
Oltre a essere un insostituibile strumento di dominio degli imperialisti Usa, la Nato è anche una preziosa arma di ricatto.
È stata costituita per servire gli interessi degli imperialisti Usa, è stata ideata e progettata a loro immagine e somiglianza; in essa stanno le principali, se non uniche, difese militari dei paesi aderenti. Dalla sua esistenza dipende la loro capacità militare (e pertanto il loro “potere contrattuale”).
E del resto la guerra in Ucraina lo dimostra: l’intervento della Nato (cioè dell’apparato militare-industriale Usa), diretto, indiretto o sotto mentite spoglie, è determinante.
Dunque, per fare gli interessi degli imperialisti Usa Trump fa quello che sa e può fare: minaccia e ricatta. Il fatto che sia costretto a ricattare NON è manifestazione del rinnovato spirito pacifista che scorre fra i paesi membri della Nato, ma del fatto che il livello raggiunto dalla crisi generale è tale (e con esso anche il livello delle contraddizioni prodotte dalla Terza guerra mondiale) che i paesi membri della Nato sono in panne.
Sono in enorme difficoltà sul piano internazionale e seguire gli imperialisti Usa nelle loro avventure militari li espone ad altrettante enormi difficoltà sul piano interno. Le masse popolari oppongono ovunque una crescente mobilitazione contro la guerra, l’economia di guerra e l’imperialismo.
Tuttavia, anche gli Usa sono in panne. È per questo che pretendono dagli “alleati” aiuto e sostegno nell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran. Non riescono e non possono venire a capo da soli del vicolo nero in cui si sono infilati, quantunque Trump ostenti sicurezza e definisca l’aggressione “una passeggiata”.
Oltre a essere una misura che contrasta con la natura stessa della Nato e con i loro interessi, gli Usa, abbandonandola, perderebbero la loro principale arma di pressione e ricatto sugli alleati, quella che viene presentata al mondo come “capacità di persuasione”.
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Trump abbaia, si dice deluso e persino disgustato dal mancato intervento dei paesi Nato nell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, ma non può e non vuole mordere. O, almeno, fra le rappresaglie possibili non figura davvero l’abbandono della Nato.
Posto ciò, un ipotetico abbandono degli Usa equivarrebbe all’estinzione stessa della Nato. Ma ciò non avrebbe nulla a che vedere con la riconquistata sovranità nazionale dell’Italia perché resterebbe comunque in piedi la struttura militare, economica e politica tramite cui gli Usa occupano il nostro paese, semmai con un nome diverso.
L’uscita dell’Italia dalla Nato e la conquista della sovranità nazionale non sono obiettivi che possono essere raggiunti “dall’alto”. Solo le masse popolari possono liberare l’Italia dalla Nato e dal protettorato Usa. E farlo comporterà inevitabilmente conseguenze e ritorsioni. Per questo occorre darsi i mezzi per farvi fronte.
La liberazione dalla Nato è un processo che va condotto dalle masse popolari organizzate che si dotano di un proprio governo. Un governo che ha la volontà di uscire dalla Nato e che promuove attivamente l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari per farlo.
Questa e solo questa è la prospettiva che conferisce concretezza a ogni ragionamento, a ogni speranza e a ogni ambizione di uscire dalla Nato.
Più delle minacce di Trump e delle chiacchiere su quanto tali minacce siano fondate o meno, la discussione all’ordine del giorno – su cui ragionare e agire assieme – va focalizzata sul come costituire questo governo.
In occasione del 77° anniversario della fondazione della Nato si svolgeranno (mentre scriviamo non si sono ancora svolte) manifestazioni e iniziative in tutto il mondo. Ecco una panoramica non esaustiva di quelle nel nostro paese promosse dagli organismi aderenti e non al Coordinamento Nazionale No Nato (Cnnn).
– Ghedi (BS), mobilitazione ai cancelli dell’aeroporto militare che ospita testate nucleari Usa;
– Milano, presidio in centro città;
– Bologna, presidio presso il Giardino dei Pioppi nel quartiere di Borgo Panigale, zona residenziale sotto cui passa il Nips, l’oleodotto della Nato che rifornisce i principali aeroporti militari del Nord Italia;
– Roma, striscionate di fronte ai luoghi chiave della militarizzazione;
– Napoli, concentramento in Piazza Di Vittorio a Capodichino, corteo nel quartiere e presidio di fronte all’aeroporto militare, sede del comando Usa-Nato C4I (comando, controllo, comunicazione, computer e intelligence);
– Firenze, presidio di fronte alla Caserma Predieri, sede del comando Nato.
Al momento in cui scriviamo sono ancora in costruzione altre iniziative territoriali in Sicilia, Puglia, Sardegna, Liguria.
Oltre alle mobilitazioni di piazza, nei giorni a cavallo del 4 aprile sono programmate anche presentazioni del Dossier sulle basi Usa e Nato in Italia, curato dal Cnnn: il 31 marzo a Trieste, il 1° aprile a Firenze, il 18 a Genova e Sassari e il 19 a Cagliari.
Sempre nel mese di aprile, il 9 a Bolzano, il 10 a Verona e l’11 a Brescia, sono programmati degli incontri intitolati “Carne da cannone – riarmo, militarizzazione, guerre e genocidi”, organizzati da varie organizzazioni popolari, politiche e sindacali, con la partecipazione di Antonio Mazzeo, docente, giornalista e attivista antimilitarista.






