Pubblichiamo per esteso il testo dell’appello a sostenere la campagna “Lince_Occhi sugli abusi”. È molto breve, ma ricostruisce chiaramente sia i motivi della campagna che gli obiettivi.
Aggiungiamo solo alcune riflessioni per cui, oltre alla solidarietà politica e umana, riteniamo la campagna molto importante, un esempio da seguire.
In un certo senso è utile partire dal coraggio. Quello di denunciare pubblicamente la brutalità della polizia, gli abusi delle forze dell’ordine. Ma, soprattutto, quello di chiamare in causa la catena di comando, la filiera istituzionale, che ha deliberatamente deciso e disposto che una manifestazione diventasse un grave pericolo per chi vi ha preso parte.
Qualcuno lo ha deciso, ha dato precise disposizioni, ha fornito la copertura politica e i mezzi pratici affinché ciò avvenisse.
Noi sosteniamo che la repressione deve sempre essere denunciata pubblicamente, quali che siano le forme attraverso cui si manifesta.
Qualcuno può ritenere che ci sia una grande differenza fra il diluvio di multe e denunce per le mobilitazioni dello scorso autunno, che rientrano in quella che erroneamente viene definita “ordinaria amministrazione”, e un episodio di brutalità poliziesca “particolarmente grave”.
Le differenze esistono, certo, sul piano pratico, ma non sul piano politico. Perché né le multe e le denunce né le brutalità poliziesche sono un caso isolato e nemmeno sono casi scollegati fra loro. Ma, soprattutto, non possono essere derubricati a ordinaria amministrazione, a “incidenti spiacevoli”, perché è attraverso la ripetizione dell’ordinaria amministrazione e delle “involontarie fatalità” che viene introdotto lo Stato d’eccezione.
C’è di più. Quando la repressione assume la forma di gravi violenze è persino più difficile denunciarla pubblicamente: ci vuole molto coraggio, ci vuole determinazione e ci vuole una rete di sostegno e solidarietà. Perché chi denuncia sarà criminalizzato e isolato e può incorrere in rappresaglie legali.
Ecco perché questa campagna è un esempio. Indica una strada giusta: denunciare pubblicamente. Indica un percorso: chiedere solidarietà, mobilitarsi, mobilitare. Infine, è un modo per dare voce e strumenti di resistenza ai tanti e alle tante che sono stati bersaglio della repressione e vittime della violenza poliziesca, ma non sono nelle condizioni di, o in questo momento non hanno la forza per, denunciare pubblicamente.
La campagna “Lince_Occhi sugli abusi” è uno strumento di tutto il movimento popolare: tutti possono contribuire e tutti possono trarne insegnamenti, sostegno, esempio, fiducia, forza.
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Bologna. Stazione Centrale, 2 ottobre 2025
Durante la manifestazione contro il genocidio in Palestina Lince si trova in viale Masini. Lì viene colpita in pieno volto da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo. L’impatto la fa cadere a terra e le provoca delle lesioni gravissime all’occhio. Lince, aiutata da un’amica, prova a rialzarsi e chiede l’intervento di un medico.
In quel frangente vengono raggiunte alle spalle da tre/quattro agenti delle forze dell’ordine che, invece di prestare soccorso come stavano chiedendo, infieriscono colpendole con molteplici manganellate su dorso, testa e schiena. Lince e la sua amica rimangono lì, a terra, circondate da uno scenario dominato da un uso indiscriminato e sproporzionato di lacrimogeni contro la folla.
L’unico soccorso che riceveranno sarà da altre persone presenti in un contesto reso estremamente pericoloso da un intervento repressivo che non tiene conto dell’incolumità di nessuno.
Lince non potrà mai più vedere da un occhio.
Questo non è un incidente, è il risultato diretto di scelte politiche e operative che trasformano lo spazio pubblico in un luogo di rischio per chi dissente. Quando strumenti ad alto potenziale lesivo vengono utilizzati contro civili, la linea tra “ordine pubblico” e violenza istituzionale svanisce.
Tuttavia, episodi come questo non devono generare paura né scoraggiare la presenza nelle piazze. La repressione vuole produrre silenzio, isolamento e rinuncia: ciò che invece emerge dalle strade di questa città è l’opposto. La volontà collettiva di continuare a manifestare, di occupare lo spazio pubblico e di prendere parola non può essere messa a tacere dalla violenza. La legittimità del dissenso non è negoziabile, e non sarà la brutalità a farci arretrare.
Per questo chiediamo:
– piena trasparenza e responsabilizzazione delle forze dell’ordine coinvolte
– la cessazione dell’uso di strumenti potenzialmente mutilanti contro manifestanti e passanti
– la fine della criminalizzazione del dissenso e della normalizzazione della violenza
– l’introduzione immediata di codici identificativi ben visibili per tutti gli agenti impiegati nel mantenimento dell’ordine pubblico, perché ogni intervento sia tracciabile e ogni abuso perseguibile.
Lince sta affrontando e dovrà affrontare ingenti spese sanitarie e legali, avendo deciso di denunciare per richiedere l’accertamento delle responsabilità dirette e di chi gestiva la piazza, oltre al risarcimento dei danni da parte dello Stato.
Per questo ribadiamo la nostra completa solidarietà e vicinanza a Lince e a chi, ogni giorno, sceglie di essere presente nelle lotte. Scendere in piazza è un diritto, non una concessione. Continueremo a farlo insieme, senza paura, finché giustizia e libertà non saranno realmente garantite a tutti e tutte.






