Gli Usa e Israele hanno iniziato l’aggressione all’Iran smembrando centinaia di bambini in una scuola, ammazzando la guida spirituale del paese Ali Khameini e facendo numerose vittime tra i vertici militari e politici iraniani, tra cui il capo di stato maggiore delle forze armate Abdolrahim Mousavi, il ministro della Difesa e altri alti comandanti.
L’attacco ha scatenato la reazione della Repubblica islamica che da giorni sta bombardando le principali basi Usa presenti in tutto il Medioriente, Israele compresa, oltre a una serie di attacchi e sommosse da parte delle masse popolari di altri paesi musulmani che hanno preso d’assalto consolati e ambasciate Usa.
Gli attacchi iraniani hanno paralizzato il transito nello Stretto di Hormuz, un collegamento strategico tra il golfo persico e l’oceano indiano da 20 milioni di barili di petrolio al giorno.
Atti dell’allargamento della Terza guerra mondiale in cui i gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti stanno trascinando il mondo intero.

E in Italia? La solita fiera di omissioni e sonore balle.
Le omissioni sono di Tajani. Ha detto subito di non sapere nulla. Che non aveva saputo nulla neanche dalle ambasciate. E nulla sapeva neanche di che fine avesse fatto il suo collega Crosetto. E non sapeva nulla di cosa stessero scrivendo i giornali in merito. Forse non sapeva neanche più leggere.
Ma poi c’è la fiera delle balle. Crosetto era rimasto bloccato a Dubai. Inizialmente ha fatto sapere che era in vacanza con la famiglia. Balla 1.
Poi no, aveva combinato appuntamenti istituzionali con impegni personali. Balla 2.
Poi no, era lì in vacanza ma ne ha approfittato per qualche incontro ufficiale pur senza staff e scorta. Balla 3.
Poi no, era lì per mettere al sicuro la sua famiglia, anche se poi è tornato da solo in Italia con un volo militare (pagato lui).
Nelle ore successive ha rivelato che “i servizi sapevano”. Mentre il governo ha detto di non essere informato. Dopo è emerso che erano settimane che Crosetto andava e veniva da quelle zone all’insaputa di tutti (?).
Questo circo serviva a coprire una serie di notizie emerse successivamente. La prima è che nell’attacco militare condotto da Usa e Israele contro l’Iran è già stata attivata e coinvolta anche la base di Sigonella.
La seconda è che l’Italia in difesa di Israele sta inviando aiuti militari a Cipro e agli Emirati Arabi Uniti, alla faccia della presunta interruzione dell’invio di armi allo Stato sionista e genocida.
La terza è che le balle di Crosetto servono a coprire queste manovre condotte alle spalle delle masse popolari che si sono ben schierate e mobilitate contro ogni coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale in corso e soprattutto nel genocidio in corso in Palestina. Per questo il governo ora corre ai ripari promettendo un decreto per ratificare a cose fatte la partecipazione dell’Italia all’aggressione all’Iran.
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Omissioni e balle, tuttavia, rafforzano un’ipotesi e portano a una certezza.
L’ipotesi. Vuoi vedere che Crosetto, da trafficante di armi qual è, più che in vacanza in quelle zone ci è andato per affari? Come può un commerciante di armi essere Ministro della difesa e garantire l’articolo 11 della Costituzione italiana? Questa la natura del governo Meloni, l’eversione.
La certezza. Nonostante queste scenette vomitevoli del governo, l’Italia è pienamente complice e attiva nella guerra in corso e il governo Meloni fa di tutto per nasconderlo.
Il paese è governato da gente che non può e non vuole fare gli interessi delle masse popolari italiane perché il governo Meloni è sottomesso e succube dei criminali di guerra Usa e sionisti. Risponde ai suoi padroni internazionali che occupano abusivamente il nostro paese e non ai lavoratori e alla maggioranza della popolazione italiana.
È un governo che va cacciato insieme agli occupanti abusivi del nostro territorio. Occupanti che con le loro basi rendono il nostro paese retrovia delle loro guerre schifose, ma anche un “obiettivo sensibile” che mette a repentaglio la vita delle masse popolari italiane.
E allora la lotta per la cacciata di questo governo non è solo lotta per fermare la guerra, per imporre misure urgenti e necessarie per la maggioranza della popolazione travolta dalla crisi. È lotta per la sovranità e per la cacciata della Nato, degli Usa, dei sionisti e della Ue dal nostro paese.

Questi quasi ottant’anni di occupazione Usa-Nato hanno significato l’installazione di oltre 120 basi militari su tutto il territorio nazionale, accordi tra le università italiane e le agenzie e aziende militari pubbliche e private degli Usa e dello Stato d’Israele, percorsi didattici per i giovani studenti all’interno delle caserme e l’uso del nostro territorio per l’addestramento degli eserciti dell’Alleanza Atlantica (che rendono, ad esempio, i poligoni Nato in Sardegna delle vere e proprie zone contaminate).
A ciò si aggiunge la volontà della Commissione Europea di avviare un piano di riarmo complessivo di 800 miliardi di euro in quattro anni e la scelta di investire in spesa militare invece utilizzare il denaro pubblico e i finanziamenti per la creazione di nuovi e utili posti di lavoro, salvaguardare i territori, rimettere in sesto sanità e istruzione pubblica, intervenire sul carovita alle stelle.
Al nostro paese serve un governo che fa piazza pulita di tutto quello che le Larghe Intese (indistintamente Meloni o Schlein) vogliono preservare e perpetuare. Serve un governo che rende pubbliche le generalità e il ruolo degli agenti sionisti, che impedisce che i porti italiani siano usati per il traffico di armi, che nazionalizzi le aziende che i padroni vogliono chiudere e delocalizzare, che prende i soldi investiti nella produzione e nel traffico di armi per risanare il sistema sanitario nazionale, quello scolastico e universitario.
Al nostro paese non serve un altro governo questurino (debole coi forti e forte coi deboli) ma un governo che attua la Costituzione del 1948 con personalità come Francesca Albanese, Moni Ovadia, Alessandro Barbero e figure che siano attivi nella lotta contro la guerra.
Le prossime settimane offrono occasioni importanti per dare una spallata al governo Meloni e alimentare la costruzione di un’alternativa dal basso.
Il 14 marzo è indetta a Roma da Potere al popolo una mobilitazione nazionale dal titolo “Blocchiamo il governo Meloni”. Si tratta di una mobilitazione da sostenere e da utilizzare come rafforzamento della campagna referendaria per il NO alla riforma della giustizia.
Il 23 e 24 marzo ci sarà il Referendum contro la riforma della giustizia del governo Meloni. Indipendentemente dal merito della riforma, l’aspetto decisivo è utilizzarla per dare uno schiaffone a Meloni e la sua banda. Bisogna votare e far votare in massa NO.
Il 28 marzo la Rete No Kings ha indetto un corteo nazionale contro la guerra e le politiche securitarie promosse dal governo Meloni. Un percorso che prende avvio dalle lotte in difesa degli spazi sociali dall’Askatasuna di Torino a Officina 99 di Napoli e che può diventare una giornata di lotta ampia e dispiegata contro il governo Meloni.
Il 4 aprile è l’anniversario di fondazione della Nato. In tutta Italia ci saranno manifestazioni contro l’occupazione Usa-Nato e contro il coinvolgimento del nostro paese nella guerra in corso.





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