Rilanciamo la notizia dell’assoluzione dei sei attivisti di Palestine Action, accusati di scasso aggravato e danneggiamento dopo l’irruzione avvenuta il 6 agosto 2024 nell’impianto della Elbit Systems, un’azienda sionista che fabbrica armi vicino a Bristol.
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Questa sentenza rappresenta una vittoria per Palestine Action e fa scricchiolare la proscrizione per terrorismo approvata nell’estate 2025 dal governo britannico. Una vittoria conquistata con la mobilitazione e la lotta contro l’inasprimento della repressione volta a decimare il movimento di solidarietà con la Resistenza palestinese che ha colpito non solo gli attivisti di Palestine Action, ma anche chiunque partecipasse alle manifestazioni contro la sua messa al bando.

Palestine Action però ha avuto la forza di trasformare ogni attacco repressivo, e anche questo processo, nell’occasione per passare da accusato ad accusatore, moltiplicando le azioni e le iniziative in cui parlare di Palestina, ma anche attraverso scioperi della fame.
Una forza che tutte le componenti del movimento di Resistenza del nostro paese devono trovare per costruire la risposta unitaria all’inasprimento della repressione con cui il governo Meloni prova a fiaccarle. La stessa forza che serve per passare dalla difesa all’attacco facendo della lotta e della solidarietà contro la repressione i collanti per costruire il fronte unito che serve a cacciare questo governo guerrafondaio.
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Dall’edizione cartacea – 05.02.2026 de Il Fatto Quotidiano
Uk, assolti i sei attivisti di “palestine action”
di S. Prov.
La Corte d’assise di Woolwich, a Londra, ha assolto ieri sei attivisti ventenni di Palestine Action, il movimento pro Palestina inserito nel 2025 dal governo laburista nella lista dei gruppi terroristici, dalle accuse di furto aggravato, disordini violenti e danni materiali contro lo stabilimento della società israeliana Elbit Systems a Bristol, il 6 agosto 2024.
Gli attivisti avevano sfondato le barriere d’accesso con un furgone, danneggiando macchinari e componenti militari con martelli, per sabotare la produzione di armi per Israele. Tutti assolti dall’accusa di furto aggravato, tre anche da quella di condotta violenta; su altre accuse resta possibile un nuovo processo.
Gli imputati avevano trascorso quasi 18 mesi in custodia cautelare prima del processo, iniziato a novembre 2025. Per gli attivisti e i loro sostenitori è una vittoria enorme contro il governo: il verdetto apre al rifiuto di punire azioni dirette contro un’azienda accusata di armare Israele, riconoscendo implicitamente un “diritto morale” o di coscienza a fermare presunti crimini. Il Board of Deputies of British Jews, la più antica organizzazione di ebrei britannici, ha invece espresso preoccupazione, dicendo che la decisione rischia di fornire una giustificazione e uno scudo ad azioni criminali. I sei attivisti non erano stati incriminati per terrorismo perché la loro azione è precedente alla molto controversa designazione governativa che ha scatenato proteste nel Regno Unito.






