Dopo gli scioperi e le mobilitazioni che nei mesi scorsi hanno portato in piazza migliaia di persone contro il genocidio in Palestina, la risposta repressiva del governo Meloni non si è fatta attendere. A essere colpiti da multe, denunce e daspo sono stati soprattutto alcuni esponenti di testa degli organismi che hanno animato il movimento che nel nostro paese ha “bloccato tutto”.
Attaccare i promotori delle mobilitazioni è il modo con cui il governo Meloni, a guida Fratelli d’Italia, ha provato a disperdere l’attivismo popolare contro l’asservimento del nostro paese alle scorrerie degli Usa e dei sionisti.
Il risultato è stato però quello di accomunare di fatto, in un unico campo, le avanguardie del movimento di solidarietà con la Resistenza palestinese, mostrando in modo chiaro quelli che possono essere i promotori coscienti della costruzione di un fronte che può avere la forza di ribaltare e rispedire al mittente gli attacchi repressivi che stanno arrivando.
Un fronte che lotti unito contro il sistema delle Larghe intese, da cui provengono gli attacchi. Che costruisca la sua forza unendo tutte le realtà che compongono il movimento di Resistenza del nostro paese per mandare a casa il governo Meloni, e impedire anche la formazione di qualsiasi altro governo intenzionato a portare avanti le stesse politiche guerrafondaie e genocide. Che si ponga nell’ottica di governare questo paese.
Sono gli stessi sviluppi degli attacchi repressivi dell’ultimo periodo a mostrare che anche se il Fronte comune fa fatica a svilupparsi coscientemente, ad alimentare la sua costruzione ci pensano il governo Meloni e la sua maggioranza!
In primo luogo colpendo esponenti e organismi palestinesi che si sono messi alla testa delle mobilitazioni nel nostro paese in questi anni e per la cui liberazione si è sviluppato un vasto movimento di solidarietà.
Lo scorso 16 gennaio Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e sei mesi dal tribunale de L’Aquila per l’accusa di associazione terroristica, mentre sono stati assolti Ali Irar e Mansour Doghmosh. Un attacco alla resistenza palestinese e al movimento di solidarietà che si è espresso anche con gli arresti del 27 dicembre. Il tribunale del riesame di Genova ha però disposto la scarcerazione di tre dei sette arrestati nell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas perché parte dell’impianto probatorio – in particolare la cosiddetta “battlefield evidence”, ossia il materiale di intelligence di origine israeliana – non è stato ritenuto pienamente utilizzabile. È invece ancora in carcere Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia.
In seconda battuta gli attacchi verso il variegato fronte di solidarietà alla Palestina.
A Massa (MS) circa cinquanta compagni di diverse organizzazioni – tra cui Cgil, Usb, P.Carc – hanno ricevuto multe e denunce per il blocco ferroviario avvenuto il 3 ottobre, durante la manifestazione contro il genocidio in Palestina. Il 24 gennaio in risposta la Cgil Toscana ha lanciato la manifestazione contro la repressione del dissenso a cui hanno aderito le altre organizzazioni colpite e migliaia di persone. Il sindacato ha anche aperto una cassa di Resistenza per sostenere le spese legali e processuali.
La settimana scorsa è arrivata la notizia della denuncia per diffamazione a carico di quattro compagni, tra cui Giorgio Cremaschi e Bianca Tedone del Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, per il presidio dello scorso 10 luglio sotto la sede della redazione de “Il Giornale” e “Libero”. A questo riguardo proprio Cremaschi ha rilanciato la mobilitazione sostenendo che in risposta al tentativo di dividere il movimento di solidarietà tra buoni e cattivi dobbiamo considerarci tutti “cattivi” contro questo sistema.
Gli attacchi sono ripresi anche contro il P.Carc. Dopo la nostra querela per diffamazione contro i parlamentari Kenaly e Filini (FdI) per l’interrogazione parlamentare che hanno presentato in riferimento al volantino che diffuso nelle piazze del 3 e 4 ottobre, sono tornati all’attacco. É stata la Kelany a rispondere attaccando una nostra iniziativa in solidarietà al Venezuela – e la presenza a questa di Carotenuto (M5s) – ma anche la lista degli agenti sionisti presenti nel nostro paese aggiornata dal (n)PCI. È poi “Il Giornale” a parlare ancora del P.Carc scrivendo che è un paradosso voler “rovesciare le istituzioni” e usare “lo strumento della querela per replicare a due deputati”.
Abbiamo querelato questi sedicenti rappresentati del popolo
Il 2 dicembre, il Segretario Nazionale del P.Carc, Pietro Vangeli, ha querelato per diffamazione (all’art. 595, co. 3, c.p., in quanto comunicando con più persone, mediante il mezzo della televisione e della radio) Sara Kelani e Francesco Filini presso la Procura della Repubblica di Milano. È un atto legale, ma è soprattutto un atto politico.
È un atto, piccolo ma non isolato, che contribuisce a mettere un argine al delirio di onnipotenza, malafede e faziosità di personaggi che agiscono sistematicamente in nome del popolo italiano, ma per conto della Nato, degli Usa e dello Stato sionista d’Israele, per eliminare i diritti e le conquiste che le masse popolari hanno conquistato con la vittoria della Resistenza e con le lotte che l’hanno seguita.
È un atto che offre argomenti e appigli alla lotta per cacciare il governo Meloni, per continuarla nelle piazze, sui posti di lavoro, nelle scuole e portarla anche nelle sedi istituzionali e nelle aule di tribunale. Aule in cui è prassi corrente e ordinaria vedere sul banco degli imputati militanti e attivisti della causa palestinese, assistere al loro linciaggio mediatico e alla loro criminalizzazione, assistere alle condanne di chi è sceso in piazza, ma dove, al contrario, è stato finora impossibile veder processati i mandanti, i complici e i sostenitori italiani del genocidio contro il popolo palestinese.
È un atto, infine, che rafforza la lotta contro il sistema politico delle Larghe Intese. Abbiamo già detto che gli eletti di Fdi non sono gli unici ad agire su mandato dello Stato illegittimo d’Israele, non sono affatto gli unici agenti atlantisti, sionisti e guerrafondai. Anche il Pd e i suoi cespugli sono pieni di gente simile.
Il 31 gennaio a Torino ci sarà infine una grande manifestazione nazionale promossa dai militanti di Askatasuna in risposta allo sgombero del Centro sociale un altro attacco a una delle componenti del fronte di solidarietà alla Palestina e di lotta contro il governo Meloni.
Quella di sabato deve diventare un’altra occasione di lotta a cui tutte le componenti del movimento di Resistenza del paese devono aderire unite con l’obiettivo di rendere ingestibile Torino e poi ancora tutto il resto del paese al governo Meloni.
Dobbiamo fare della solidarietà alla lotta alla repressione un collante per costruire il Fronte di forze necessario a cacciare questo governo guerrafondaio e imporre un nuovo indirizzo politico al paese.






