Sabato 31 gennaio a Torino si è svolta la manifestazione nazionale “Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”.
All’appello dei promotori hanno aderito 220 tra centri sociali, associazioni, comitati popolari locali e nazionali, organismi studenteschi, politici e sindacali.
In 50.000 hanno attraversato le strade della città in solidarietà all’Askatasuna, per la difesa degli spazi sociali e contro il governo Meloni, che con lo sgombero del centro sociale, combinato a inchieste, misure cautelari, multe, perquisizioni e fogli di via, porta avanti una vera e propria rappresaglia contro il movimento di solidarietà con la Resistenza palestinese.
Nonostante i tentativi della prefettura di imporre fin dall’inizio della manifestazione un unico concentramento e un solo percorso, i promotori hanno mantenuto la mobilitazione su tre spezzoni. Il primo, formato da realtà studentesche politiche e sindacali, e il secondo, composto dal movimento NoTav, i movimenti transfemministi, ambientalisti, associazioni, organizzazioni e coordinamenti locali e nazionali a sostegno della Palestina sono partiti dalla stazione Torino Porta Susa. Il terzo spezzone, universitario e popolare, si è mosso da Palazzo Nuovo per poi convergere in un unico grande corteo a piazza Vittorio Veneto.
Verso la fine della manifestazione, intorno alle 18, quando il corteo compatto e combattivo si è avvicinato alla sede di Askatasuna sono cominciati gli scontri con la polizia. Agli attacchi, provocazioni e lacrimogeni lanciati ad altezza uomo dalle Forze dell’ordine, il corteo ha risposto non piegando la testa. Sono piovute pietre e bottiglie, sono stati incendiati cassonetti, bancali e una camionetta della polizia.
Sui canali delle principali testate giornalistiche di regime sono subito comparsi post e articoli volti a criminalizzare le violenze dei manifestanti. La campagna di denigrazione e intossicazione è poi proseguita con la pubblicazione di video in cui si sarebbero dovuti riconoscere i “violenti” black block infiltrarsi nel corteo, con il chiaro obiettivo di alimentare la retorica della divisione tra buoni e cattivi e portare avanti una narrazione che legittima l’accelerazione dell’iter di approvazione del nuovo pacchetto sicurezza non tanto per punire, quanto per prevenire una nuova ondata di mobilitazioni nei prossimi mesi.

Di tutta risposta quindi la Meloni ha tentato una prova di forza, spingendo per l’approvazione di un decreto rafforzativo del pacchetto sicurezza. Prova miseramente infrantasi sulle contraddizioni interne del governo, che ha mostrato chiaramente di non avere la maggioranza per farlo. Tanto da dover cercare accordi e appoggi al di fuori di questa. L’ennesima conferma della sua debolezza e di quanto la mobilitazione popolare stia assestando colpi su colpi a questo governo, alimentandone contraddizioni interne.
L’arma per ribaltare gli attacchi che il governo porta avanti contro i centri promotori di queste mobilitazioni allora è proprio quella di rafforzare le alleanze fra questi. Tra tutte le forze che lottano con l’obiettivo di dare al nostro paese un futuro alternativo a quello prospettato dal governo Meloni. È quella di costruire un fronte unito capace di usare e sfruttare ogni tappa della lotta di classe in corso per rendere sempre più ingestibile il paese al governo Meloni fino a cacciarlo.
I prossimi appuntamenti da sostenere e in cui convergere con questo obiettivo sono:
- 6 febbraio, sciopero internazionale – I portuali non lavorano per le guerre;
- Milano, 5-6-7-8 febbraio – UTOPIADI e mobilitazioni contro le Olimpiadi invernali più insostenibili di sempre;
- Napoli, 14 febbraio – Contro sgomberi, guerra e repressione amore che resiste – Corteo regionale in difesa degli spazi di libertà promosso dal Csoa Officina99;
- Roma, 28 marzo – Mobilitazione nazionale contro le destre – lanciata dall’Assemblea nazionale “O Re o Libertà”, svoltasi il 24 e 25 gennaio al TPO di Bologna;






