Lo scorso 15 gennaio abbiamo preso parte all’assemblea convocata dal Collettivo di Fabbrica della ex GKN, un incontro in cui lavoratori e solidali hanno chiamato le forze politiche della sinistra a rendere conto, senza ambiguità, del loro contributo presente e futuro alla vertenza, perché il tempo a disposizione è ormai esaurito.
Nel corso dell’assemblea è stato fatto un punto chiaro e netto sulla situazione e sugli sviluppi raggiunti. In quasi cinque anni di lotta e di presidio permanente, i lavoratori si sono impegnati strenuamente: hanno definito un piano industriale, elaborato una proposta di legge per la reindustrializzazione, progettato un consorzio a partecipazione pubblica e promosso persino un referendum popolare per dimostrare e certificare l’interesse pubblico dell’iniziativa, resistendo all’assenza di reddito, a minacce, pressioni e provocazioni di ogni tipo.
In questo percorso hanno costruito e praticato l’orizzonte della convergenza tra loro e le forze politiche e sociali del territorio, mobilitandosi per smascherare gli ostacoli che, uno dopo l’altro, si sono frapposti tra loro e l’obiettivo di questa lotta a partire da soggetti come il faccendiere Francesco Borgomeo, presentato come unica soluzione possibile per la reindustrializzazione e sostenuto dalle amministrazioni regionale e dalla Città Metropolitana di Firenze, ma rivelatosi rapidamente come colui che era incaricato di liquidare la lotta.
La determinazione dei lavoratori e dei solidali ha prodotto un risultato storico: il progetto di reindustrializzazione è pronto a partire. Ma sebbene sulla carta appaia completo da mesi, nella realtà manca ancora l’elemento decisivo per renderlo concreto: la volontà politica dell’amministrazione regionale di stanziare le risorse necessarie e procedere con l’esproprio dello stabilimento. Come si evince dalle parole degli stessi lavoratori, il bilancio di questi cinque anni di lotta e i risultati finora raggiunti dimostrano con chiarezza che quanto realizzato dalle istituzioni e dai rappresentanti politici – dalla legge sulle delocalizzazioni al consorzio – non è frutto di iniziative autonome né della semplice accoglienza di richieste. È invece il risultato dei rapporti di forza costruiti nel tempo attraverso la mobilitazione.
Serve un ultimo, decisivo passo: rivolgiamo un appello a tutte le realtà politiche e sociali del territorio affinché si mobilitino a sostegno della lotta dei lavoratori ex GKN, una lotta che non riguarda soltanto lo stabilimento di Campi Bisenzio, ma coinvolge l’insieme dei lavoratori del territorio.
Una lotta la cui vittoria risulterebbe estremamente importante perché:
– creerebbe un precedente per tutte le altre fabbriche soggette a chiusure e delocalizzazioni, dando slancio e fiducia ai lavoratori che da anni lottano per il posto di lavoro e contro lo smantellamento dell’apparato produttivo della Piana,
– darebbe uno sbocco concreto alla mobilitazione degli ultimi mesi contro il traffico di armi e la riconversione bellica. Riconvertire uno stabilimento metalmeccanico verso una produzione ecologica e utile alle esigenze delle masse popolari del territorio dimostra che è possibile smarcarsi dal ricatto di restare senza stipendio o contribuire alla devastazione dell’ambiente e alla Terza guerra mondiale. Fermare la guerra e l’economia di guerra significa anche strappare le aziende dalle mani degli affaristi e degli speculatori e metterle a servizio dei territori e della collettività,
– darebbe slancio al coordinamento delle organizzazioni operaie e popolari per fare un passo avanti nell’imporre la nuova governabilità dal basso che serve ai nostri territori, funestati da disastri ambientali, smantellamento di posti di lavoro e diritti, dilagare di lavoro povero e precario, riconversione strisciante alla filiera bellica.
Tutto questo percorso di lotta, organizzazione e coordinamento possiamo imporlo nella pratica dietro la parola d’ordine “nessuna azienda deve chiudere, un lavoro utile e dignitoso per ogni adulto!”: sono parole e pensieri che possono diventare una forza inarrestabile, tanto sono sentite e rappresentano un bisogno concreto e immediato per i lavoratori e le masse popolari. Vista la situazione disastrata dei servizi pubblici a cominciare dal TPL fino alle croniche carenze di organico nella Sanità e perfino in alcuni segmenti industriali di alto livello, la vittoria di GKN sarebbe una boccata di ossigeno fondamentale e uno slancio in avanti per far fronte a questa situazione, un rilancio che si fa sempre più urgente e necessario per uscire dal marasma della Terza guerra mondiale in cui la classe dominante, in questo caso il PD e i satelliti con cui governa, ci stanno facendo sprofondare sempre di più, si legherebbe alla perfezione con altre battaglie campali come quella contro la nuova pista di Peretola, la militarizzazione della città che ha visto il recente insediamento di un comando NATO, la gentrificazione del centro storico che sta arrivando nei quartieri e nelle periferie.
In questa fase i lavoratori stanno portando avanti un progetto parallelo per avviare la cooperativa e arrivare quanto prima a percepire stipendi su cui poter contare. In assenza dell’attivazione del consorzio pubblico, questo progetto partirà in forma ridotta, senza lo stabilimento e senza finanziamenti pubblici. Si tratta di una soluzione pensata per rispondere ai problemi immediati degli operai, ma che resta lontana dal rappresentare un vero cambio di rotta rispetto alla situazione generale. E’ giusto che i lavoratori esplorino tutte le strade possibili per difendere i propri diritti e portare a casa un salario, ma alle forze politiche spetta il compito di stare sul pezzo. Dobbiamo agire concretamente o si perderà l’occasione di difendere il tessuto produttivo, salvaguardare i posti di lavoro e fermare il processo di arruolamento della classe operaia nella Terza guerra mondiale attraverso la riconversione bellica.
Serve che gli amministratori, i rappresentanti politici non collusi con gli speculatori attuino senza riserve tutto ciò che di meglio possono fare per sostenere la realizzazione del Consorzio. Serve che, in particolare i consiglieri regionali Lorenzo Falchi di AVS e Luca Romanelli del M5S, per il ruolo che occupano nella maggioranza, facciano ostruzionismo in Consiglio regionale su ogni provvedimento finché non si sblocca la messa in funzione del Consorzio, denunciando pubblicamente ogni tentativo di rinviare questo passaggio con cavilli burocratici. A differenza di Eugenio Giani e della sua cricca che, dopo aver dato – strumentalmente – grande visibilità alla sua partecipazione al consorzio pubblico per la reindustrializzazione della ex Gkn, ha gettato la maschera arrivando a criminalizzare la stessa lotta degli operai per la manifestazione del 18 ottobre, loro sono stati eletti grazie alla fiducia delle masse popolari e devono rispondere del loro operato: o realizzano le promesse fatte, oppure saltano. Toscana Rossa può e deve assumere un ruolo di incalzo in questo, oltre al sostegno già assicurato da Antonella Bundu, presente a manifestazioni, dibattiti e iniziative sul territorio. Toscana Rossa e le sue componenti politiche — PaP, PRC, Possibile — devono andare oltre: mettere pressione concreta sui consiglieri regionali del cosiddetto “campo largo”, senza paura di dar loro visibilità, ma costringendoli a fare il loro dovere. In questo modo darà seguito al suo programma elettorale e lo attua concretamente, indipendentemente dal fatto che sia entrata o meno nelle “stanze dei bottoni”: un programma elettorale va realizzato nella pratica, nelle piazze, attraverso i rapporti di forza! È il momento di spingerli a prendere posizione e a svolgere il ruolo che spetta loro, nell’interesse della lotta e dei lavoratori.
Ci sono poi i sindaci della piana fiorentina, Andrea Tagliaferri e Giuseppe Carovani, che sono stati eletti proprio per la loro discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti: e allora, il sostegno senza riserve e a ogni livello per il buon esito della battaglia GKN rappresenta il terreno di verifica principale del loro operato.
Dal 2021 lo diciamo chiaramente: la lotta dei lavoratori ex GKN dimostra che l’aspetto strategico di ogni conflitto sociale è costruire rapporti di forza nel mondo del lavoro: è lì che si decide cosa, come e per chi produrre. Questi rapporti si ribaltano solo costruendo collettivi di fabbrica come quello della GKN, almeno nelle principali aziende del territorio. La battaglia GKN è il porto in cui approdare perché ci trasmette questo importante insegnamento.
Nel corso di questi anni gli operai sono stati sottoposti a ogni sorta di attacco repressivo: dai “bodyguard” armati che tentarono, inutilmente, di prendere il controllo della fabbrica il 9 luglio, al corredo di stipendi non corrisposti, minacce di sgomberi del presidio permanente e denunce, droni e spioni di ogni genere fino agli scontri per la manifestazione del 18 ottobre. Questi attacchi sono stati fatti per intimorire e fiaccare la resistenza operaia e dei solidali ma come per altre mosse, spesso scomposte, del nemico, la repressione si può rispedire al mittente e farne un ulteriore elemento di convergenza e solidarietà: convergenza e solidarietà con tutti coloro che ne sono oggetto, per aver contribuito al possente e inarrestabile movimento di solidarietà alla Palestina a cui GKN ha dato sempre sostegno e contributo e oggi si trova sotto il tiro del questurino Piantedosi, agli spazi sociali, gli operai e sindacalisti in lotta per CCNL dignitosi come quello della loro categoria, le decine di migliaia di proletari che non piegano la testa e si ribellano allo sfascio della società. Dare solidarietà e chiederla è una esperienza positiva sia per chi la riceve che per chi la dà in quanto rafforza reciprocamente, educa e forma all’appartenenza di classe e alimenta la coscienza della distinzione del campo nemico, smontando la tesi della divisione in “buoni e cattivi” che giova soltanto ai nostri avversari.
La resistenza e lotta alla repressione, combinata con la convergenza per l’imposizione della reindustrializzazione dal basso di GKN, sarà un grande contributo per arrivare a cacciare il governo Meloni e il suo codazzo di razzisti, nostalgici del Ventennio e servi di NATO, USA, UE e sionisti. La lotta della GKN fa parte e si lega alle mille altre che attraversano il paese: contro le grandi opere inutili e nocive, per il diritto all’abitare e per arrestare il dissesto idrogeologico dei territori, contro l’ingerenza degli agenti sionisti, la riconversione bellica della produzione e i traffici nei porti e sulle ferrovie, per dare piani industriali a settori come l’Automotive, la siderurgia e l’Elettrodomestico che blocchino le scorribande di multinazionali e fondi di investimento (compresi quelli italiani naturalmente) e che siano realmente ecocompatibili ed utili alle nostre necessità.
Vincere alla GKN sarà un ulteriore passo in avanti in questa lotta che dai territori assedia sempre più il centro” del paese: dalla Valle di Susa a Niscemi serve organizzarsi e coordinarsi per passare, insieme, dalla difesa all’attacco e portando fino il fondo il compito e l’obiettivo comune di cacciare il governo Meloni, impedire che ne installino un altro del polo PD delle larghe intese o di “tecnici”. Serve imporre con l’ingovernabilità, la lotta e l’organizzazione sempre più capillare degli organismi operai e popolari un governo di emergenza composto da persone di nostra fiducia e che metta subito mano con misure urgenti ai peggiori effetti della crisi, acuta e terminale, del sistema capitalista.
Avanti insieme, uniti a lottare fino a che ce ne sarà, fino alla riapertura di GKN!
Mettere sotto assedio gli assedianti a cominciare dalla Regione Toscana!
Cacciare il governo Meloni, alfiere della deindustrializzazione del paese, del riarmo e del servilismo agli imperialisti!
P.CARC, Federazione Toscana

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