La Redazione di Resistenza ha chiuso il numero 1/2026 gli ultimi giorni di dicembre. Sul numero, attualmente in diffusione, una delle tesi principali, argomentata in più articoli, è che la Terza guerra mondiale non è una minaccia che incombe, ma la realtà. È già in corso, il mondo ne è travolto e l’Italia ne è pienamente coinvolta.
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Nelle prime ore del 2026 l’assalto in stile mafioso al Venezuela degli imperialisti Usa, con il rapimento di Maduro imprigionato a New York in attesa di un processo farsa basato su accuse arbitrarie e campate per aria e poi, subito dopo, le minacce dell’amministrazione Trump all’Iran, con il pretesto del “bagno di sangue” in cui “il regime degli Ayatollah” avrebbero trasformato le proteste contro il regime.
Ore convulse in cui un attacco all’Iran appariva certo. Ore in cui è andata in scena una grande operazione di intossicazione delle coscienze in tutti i paesi imperialisti, Italia compresa, di cui le masse popolari erano il bersaglio.
L’operazione è consistita in una martellante e pervasiva campagna mediatica per creare nell’opinione pubblica un orientamento favorevole all’aggressione imperialista all’Iran.
Per legittimare i missili Usa sono state inventate di sana pianta notizie sul numero di manifestanti morti (con cifre da rendere inverosimile ogni tentativo di coerenza con la realtà: 5mila, 10mila, 20mila…), sono state inventate storie, racconti, testimonianze. Sono state pubblicate immagini false spacciate per vere.
Le poche e rare fonti citate sono state, sistematicamente, le agenzie israeliane che operano ininterrottamente da anni per rovesciare il governo iraniano. È persino stato permesso al figlio dello Scià di Persia di ergersi a paladino della libertà e della democrazia. Lo Scià. Di Persia…
È andata in scena in modo dispiegato, in altri termini, una delle modalità ibride della Terza guerra mondiale in corso.

L’operazione non ha funzionato. O meglio, per il momento l’operazione non ha dato i risultati che la Comunità degli imperialisti Usa, sionisti e Ue speravano.
Le autorità iraniane hanno tenuto il controllo del paese nonostante le infiltrazioni di agenti Usa e del Mossad nelle manifestazioni di protesta che effettivamente erano in corso dagli ultimi giorni del 2025.
Molto difficile dire quali fossero i motivi della protesta, dato che in tutti i paesi imperialisti i media giurano che fossero manifestazioni “contro il regime”, benché varie fonti indipendenti parlassero di proteste contro il carovita e l’inflazione galoppante, cioè contro gli effetti dell’embargo a cui l’Iran è sottoposto da decenni.
Fatto sta che un numero imprecisato di agenti sotto copertura ha usato le manifestazioni per avviare una serie di manovre eversive ben documentate. Ma “il regime” di Teheran ha retto. L’attacco militare all’Iran è rinviato.
“Le proteste sono iniziate in Iran all’inizio di gennaio 2026, quando i commercianti sono scesi in piazza per protestare contro l’aumento dei tassi di inflazione innescato dalle sanzioni occidentali. Il governo iraniano ha risposto con simpatia alle proteste nei bazar, fornendo loro la protezione della polizia. Tuttavia, queste manifestazioni si sono rapidamente dissolte, poiché una massa amorfa di elementi antigovernativi ha colto l’occasione per scatenare una violenta insurrezione, incoraggiata dai governi, da Israele agli Stati Uniti, e dall’autoproclamato “Principe Ereditario” Reza Pahlavi, che ha bollato i funzionari governativi e i media statali come “bersagli legittimi”.
– da “I media occidentali sottovalutano le rivolte mortali in Iran, ascoltando le ONG finanziate dal governo statunitense per il cambio di regime” di Max Bluementhal e Wyatt Redd – The Gray Zone – 12 gennaio 2026. Qui la traduzione italiana.
Il 9 gennaio, la città di Mashhad è stata teatro di alcune delle rivolte più violente, con le forze antigovernative che hanno incendiato caserme dei pompieri, bruciando vivi i vigili del fuoco, incendiando autobus, attaccando dipendenti comunali, vandalizzando stazioni della metropolitana e causando danni per oltre 18 milioni di dollari, secondo le autorità municipali locali.
A Kermanshah, dove i rivoltosi antigovernativi hanno sparato e ucciso Melina Asadi, una bambina di 3 anni, gruppi di militanti sono stati filmati mentre sparavano con armi automatiche contro la polizia. In città da Hamedan a Lorestan, i rivoltosi si sono filmati mentre picchiavano a morte guardie di sicurezza disarmate per aver tentato di impedire la loro furia.
Sono emerse immagini provenienti dalla città centrale dell’Iran, che mostrano rivoltosi il 10 gennaio attaccare e incendiare un autobus pubblico.
A Teheran, nel frattempo, gruppi di rivoltosi hanno attaccato la storica Moschea di Abazar, bruciandone l’interno, mentre altri hanno appiccato incendi e bruciato copie del Corano all’interno della Grande Moschea di Sarableh e del santuario di Muhammad ibn Musa al-Kadhim a Kuzestan.
I rivoltosi hanno appiccato il fuoco a un grande edificio municipale nel cuore della città di Karaj, mentre hanno raso al suolo il mercato nel centro di Rasht. A Borujen, teppisti antigovernativi avrebbero incendiato una biblioteca storica piena di testi antichi durante una notte di saccheggi e distruzione.
Nessuno di questi episodi ha suscitato alcuna reazione da parte dei media o dei governi occidentali, anche dopo che il Ministero degli Esteri iraniano ha obbligato gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia a visionare in prima persona le immagini delle violenze perpetrate dai rivoltosi.
Secondo il governo iraniano, durante i disordini oltre 100 agenti di polizia e di sicurezza sono stati uccisi. Tuttavia, due ONG iraniane con sede a Washington e finanziate dal governo statunitense hanno fissato il bilancio delle vittime a una cifra molto inferiore tra i filogovernativi. Questi gruppi sono diventati la fonte di riferimento per i media occidentali sulle proteste”.
Di quei giorni concitati rimangono soprattutto tre cose.
Rimane il sacrificio del popolo iraniano, usato dai suoi sedicenti liberatori come carne da macello, bersaglio umano, eccedenza da sacrificare in nome degli interessi Usa e israeliani.
Rimangono i territori della Groenlandia occupati militarmente da Danimarca, Francia, Inghilterra, Germania, ecc. perché mentre tutti i governi dei paesi Ue erano impegnati a condannare “la strage in Iran” e a leccare le scarpe a Trump e Nethanyahu che si battono “contro il regime degli Ayatollah”, ci è mancato poco che Trump mandasse i carri armati a occupare la Groenlandia.
E rimangono alcune questioni di principio che si ripresentano come strumenti essenziali per capire come va il mondo e cosa fare per trasformarlo.
Arrivati a questo punto del ragionamento è probabilmente chiaro che riteniamo tutte le prese di posizione, le mobilitazioni e le manifestazioni a sostegno delle rivolte in Iran uno strumento che la Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue usano per alimentare la Terza guerra mondiale usando le masse popolari iraniane come scudo umano. E indichiamo quelli che le hanno promosse e alimentate come utili idioti o veri e propri agenti atlantisti che infestano il nostro paese, tanto dalla maggioranza di governo quanto dall’opposizione, in parlamento come alla guida di importanti associazioni. Riteniamo, quindi, estremamente sbagliata anche la scelta di quei compagni e quelle compagne che a quelle manifestazioni ci sono andati, abbindolati da ridicoli comizietti su diritti civili e la pretesa di decidere loro al posto delle masse popolari iraniane quale debba essere la loro lotta e la loro società.
Ed è, a maggior ragione, utile trattare anche le concezioni di quella parte di compagni e compagne ed elementi delle masse popolari che risolvono la questione semplicemente schierandosi e tifando per questo o quel governo che resiste agli imperialisti. Dobbiamo fare di più. Possiamo fare di più.
L’esito della guerra che gli imperialisti Usa, i sionisti, gli imperialisti a capo della Ue e i loro complici italiani conducono contro le masse popolari del nostro paese dipende da noi.
Riprendiamo un testo pubblicato a febbraio del 2020. Corsi e ricorsi storici, anche all’epoca l’argomento del momento era l’Iran, dopo che gli Usa avevano assassinato il generale Soleimani, il 3 gennaio dello stesso anno.
“Sosteniamo ogni governo, ogni paese e le masse popolari di ogni paese che si ribellano alla Comunità Internazionale degli imperialisti Ue, Usa e sionisti e anzi riteniamo che un governo del nostro paese che faccia davvero gli interessi dei lavoratori debba avviare con loro relazioni di solidarietà e cooperazione.
La resistenza dei popoli oppressi ci parla del presente e del futuro: ci parla del presente poiché incarna la lotta contro la borghesia imperialista e ci dimostra che essa è possibile, ci parla del futuro perché incarna la necessità di un ordinamento mondiale superiore in cui ogni paese e ogni popolo vive in pace, prospera e collabora reciprocamente, ci parla in definitiva della necessità del socialismo.
L’ordinamento di cui c’è bisogno, è necessario essere chiari, non è il modello su cui si basano i paesi oppressi che resistono all’imperialismo! Non è quello iraniano, siriano, palestinese, ecc.
Il più evoluto di quei modelli di società, nel migliore dei casi, si ispira alla democrazia borghese dei paesi imperialisti. L’aspetto democratico del regime borghese dei paesi imperialisti è frutto tuttavia dell’influenza delle conquiste di civiltà dei primi paesi socialisti e del terrore della borghesia della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti.
Gli attuali governi dei paesi oppressi che resistono all’imperialismo hanno ereditato il loro ruolo da ciò che le masse popolari hanno conquistato quando il movimento comunista era forte nel mondo e dirigeva la lotta anticoloniale e di liberazione nazionale in tutti i continenti.
In molti paesi arabi, in particolare, il clero musulmano è stato spinto dalle masse popolari a combattere contro gli stessi imperialisti USA e sionisti che lo avevano formato, foraggiato e addestrato per combattere contro il comunismo.
Il clero musulmano non ha alcuna prospettiva positiva di società da offrire alle masse popolari dei paesi arabi, poiché basa la sua esistenza su un sistema di relazioni (economiche, politiche e sociali) superato dalla storia dell’umanità (alla stregua dei neo-borbonici in Italia che sono anacronisticamente “contro la globalizzazione capitalista”), che mantiene un ruolo solo nelle pieghe del sistema capitalista.
Anche nei paesi oppressi che si ribellano all’imperialismo ci sono contraddizioni fra la classe dominante e le masse popolari. Esistono in Iran, dove ciclicamente le mobilitazioni delle masse popolari vengono represse, in Siria, in Palestina e ovunque: si tratta della stessa contraddizione di classe che esiste, in forme diverse, ma la sostanza è la stessa, in Israele, negli USA, in Francia, in Italia, ecc. (i sionisti stanno alle masse popolari ebree come i nazisti stavano alle masse popolari tedesche e i fascisti a quelle italiane).
Questa è la principale contraddizione della società contemporanea che si esprime al massimo livello nei paesi imperialisti con la contraddizione fra classe operaia e borghesia imperialista.
Ogni teoria o analisi “geopolitica” che elude questa contraddizione è campata per aria, è un’arma di distrazione di massa. Ogni antimperialismo che tralascia la questione di classe è diversione dalla lotta per il socialismo.
Senza legame con la lotta per il socialismo, l’antimperialismo “astratto” è, o diventa, uno strumento in mano a questa o quella fazione della Comunità Internazionale nella guerra tra bande. (…) Il tratto comune a ogni “fazione” è che le masse popolari dei paesi imperialisti e dei paesi oppressi sono considerate sempre alla stregua di massa di manovra al servizio della classe dominante.
L’unico modo per allentare la morsa della Comunità Internazionale degli imperialisti sui popoli e paesi oppressi, per sottrarre il territorio italiano dalle scorrerie degli imperialisti USA, per ritirare i soldati italiani dalle missioni all’estero, per impedire il commercio “legale” e illegale di armi è liberare l’Italia dal carro della UE, della NATO, dello Stato di Israele e del Vaticano e schierarla al fianco dei popoli e dei paesi oppressi.
Il primo passo in questa direzione è che le masse popolari impongano il loro governo di emergenza, il secondo, quello decisivo, è che la classe operaia prenda il potere e faccia dell’Italia un nuovo paese socialista”.
Da “Le masse popolari scrivono la storia – L’inganno della geopolitica” sul numero 2/2020 di Resistenza.







L’attacco imperialista alla Repubblica Islamica dell’Iran non è nulla di nuovo. Per capire le motivazioni delle manifestazioni iniziali (la cui causa principala come sempre sono le sanzioni e la conseguente inflazione), le ONG dietro ai numeri dei morti (finanziate da “USA”), consiglio di leggere Al-Mayadeen (esempio: https://english.almayadeen.net/in-pictures/the-anti-iran–human-rights–industry–who-speaks–who-pays ) o The Cradle (https://thecradle.co/articles/woman-life-freedom-and-nato )