Dall’Africa all’Europa, dall’Asia alle Americhe fino alle isole del Pacifico, non c’è angolo del pianeta che non sia oggetto delle manovre dei gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti per allargare la Terza guerra mondiale.
È un fenomeno che non dipende dalla volontà dei singoli esponenti della classe dominante, da Trump o dalla von der Leyen o da Netanyahu. Il ruolo che hanno assunto questi personaggi è conseguente alla tendenza alla guerra che esiste oggettivamente ed è determinata dallo sviluppo della crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale: la massa di capitale che i capitalisti devono valorizzare è sempre maggiore – solo la borsa di Wall Street ha raggiunto una capitalizzazione di 70.000 miliardi – mentre i margini di manovra sono sempre minori e un numero via via crescente di paesi si ribella al dominio della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti e non è più disposto a farsi saccheggiare.
In un simile contesto, la sola via che i gruppi imperialisti possono percorrere per aprire nuovi spazi di valorizzazione del capitale (e fare da subito profitti con le spese per il riarmo) è la guerra.
Le manovre dell’amministrazione Trump per aprire un nuovo fronte di guerra in Venezuela vanno lette in questa chiave.
Gli imperialisti Usa attaccano il Venezuela perché è uno dei principali baluardi della resistenza all’imperialismo nell’America Latina e nel mondo; perché è legato economicamente, militarmente e politicamente con la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa; perché è uno dei paesi più ricchi di risorse naturali del pianeta.
Vogliono sbarazzarsi del governo bolivariano per assestare un colpo al fronte dei Brics e fare del Venezuela e dell’America Latina terreno per le loro scorrerie.
A oggi (scriviamo a fine dicembre) gli Usa hanno ammassato nei Caraibi un’imponente forza navale e stanno cercando di imporre un blocco navale, formalmente limitato alle petroliere soggette a sanzioni, e un blocco dello spazio aereo. Finora hanno sequestrato tre petroliere (le ultime due non erano neanche sanzionate) e hanno affondato diversi pescherecci, assassinando oltre 100 cittadini venezuelani. Il tutto al di fuori di ogni tipo di legalità internazionale, con il ricorso a veri e propri atti di pirateria conditi da esecuzioni sommarie.
Ma quanto più la crisi generale del sistema capitalista costringe i gruppi imperialisti a intensificare lo sfruttamento di popoli e paesi e a ricorrere alla guerra per imporre il loro dominio, tanto più cresce la resistenza dei popoli aggrediti, la lotta antimperialista e la mobilitazione delle masse popolari nei paesi imperialisti, la tensione a ricostruire un movimento comunista all’altezza dello scontro in corso. La nuova ondata della rivoluzione proletaria che avanza in tutto il mondo trae da tutto ciò nuova linfa.
In definitiva, le condizioni che alimentano la nuova guerra mondiale sono le stesse che alimentano la nuova ondata della rivoluzione proletaria; le due vie si sviluppano di pari passo e dall’esito del loro confronto dipende il futuro dell’umanità.
Questo processo è ben visibile nel contesto dell’aggressione degli Usa contro il Venezuela bolivariano.
L’aggressione e le minacce di Trump hanno compattato in un fronte antimperialista i paesi dell’America latina, in particolare Cuba, Colombia e Messico schierati apertamente con il Venezuela, e a livello mondiale, l’Iran, la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa che hanno dichiarato apertamente il proprio sostegno a Caracas. Forte di questo, negli ultimi giorni di dicembre Maduro ha ordinato alla Marina di scortare le petroliere che Trump vuole bloccare. Ma, soprattutto, spinto dalla necessità di fare fronte all’aggressione, ha messo in campo tutta una serie di misure che approfondiscono il processo rivoluzionario, individuando nella mobilitazione popolare il principale baluardo per la difesa del paese e inquadrando nelle milizie popolari milioni di cittadini. Su questa solida base, ha chiamato le masse popolari di tutto il mondo alla costituzione di brigate internazionali di solidarietà.
In sintesi, si tratta di misure che danno impulso tanto alla costruzione del nuovo potere delle masse popolari nel Venezuela quanto alla lotta antimperialista in tutto il mondo.
In particolare a dicembre, nell’ambito della strategia elaborata per difendere la rivoluzione bolivariana, è stato diffuso il “Manuale di Difesa Popolare”, che mette al centro la parola d’ordine: “Ogni casa è una caserma. Ogni famiglia, un’unità di resistenza”.
Il documento elaborato da Yhony Ríos, il principale portavoce della Commissione di difesa territoriale del Consiglio contadino La Juanera a Naguanagua, nello Stato di Carabobo, è rivolto ai “consigli contadini, comunali e alle milizie popolari di Carabobo e di altre regioni del paese”.
Nel manuale viene indicato l’obiettivo della Milizia popolare bolivariana per la Difesa Integrale di quartiere o rurale: organizzare la popolazione per proteggere il territorio, la vita e le risorse locali di fronte a qualsiasi minaccia, non solo dal punto di vista militare, ma anche in ambiti come l’alimentazione, le comunicazioni, la salute e altro.
Vengono proposti metodi e strumenti per perseguirlo: la divisione in brigate di vigilanza, alimentari, sanitarie e logistiche, la costruzione di cucine popolari, radio locali, propaganda muraria, ma anche una rete di vedette e l’elaborazione di mappe comunitarie che indichino case sicure, fonti d’acqua, depositi alimentari e vie di fuga.
La sovranità alimentare è presentata come un pilastro fondamentale e a tal fine vengono promosse la semina nei cortili o nei campi comunitari, la creazione di banche di semi e l’organizzazione di fiere di baratto per lo scambio di alimenti e medicinali.
Il manuale prevede anche la costituzione di una brigata infantile e giovanile che partecipa alla difesa della rivoluzione bolivariana occupandosi di compiti logistici non rischiosi, come il disegno di mappe comunitarie e la trasmissione di messaggi.
Fonti: “Washington affonda un’altra nave nei Caraibi. E Maduro ordina di scortare le petroliere che Trump vuole bloccare”, pubblicato il 18/12/2025 su Il Fatto Quotidiano; “Pechino interverrà in soccorso del Venezuela?”, pubblicato il 19/12/2025 su Brescia Anticapitalista;“Cada casa, un cuartel: la estrategia chavista que usará niños para la defensa de su revolución bolivariana”, pubblicato il 17/12/2025 su Infobae
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In piazza da tutta Europa contro l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado
Centinaia di delegazioni di militanti e attivisti internazionalisti provenienti da tutta Europa hanno marciato il 9 e il 10 dicembre a Oslo, capitale della Norvegia, contro la decisione di assegnare il Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado, rappresentante dell’estrema destra venezuelana e alleato chiave della guerra ibrida condotta dagli Stati Uniti contro il Venezuela bolivariano.
I manifestanti hanno contestato l’assegnazione del premio, affermando che Machado promuove l’intervento militare, non rappresenta la democrazia ed è complice dei piani aggressivi dell’imperialismo statunitense. Lo slogan principale è stato: “il premio per la pace non può essere assegnato a chi incita alla guerra”.
La protesta di Oslo ha esplicitato l’indignazione diffusa contro l’assegnazione di questo premio a figure che hanno promosso sanzioni, blocchi, richieste di intervento militare e violenza politica in Venezuela. In contemporanea, si sono tenute diverse mobilitazioni in solidarietà con il Venezuela bolivariano a Milano, Roma e Napoli, mentre altre sono in programma.







