Dal Regno Unito alla Francia fino alla Germania, i principali paesi europei sono impegnati nel tentativo di intruppare le masse popolari nella guerra che promuovono in tutto il mondo.
La punta più avanzata è la Germania dove il governo, con una legge approvata il 5 dicembre, ha reintrodotto la leva militare. Volontaria per ora, ma che diventerebbe obbligatoria – mediante un meccanismo di estrazione a sorte – se non si raggiungessero i numeri che il governo ritiene “necessari”.
In ogni caso, tutti i giovani di sesso maschile tedeschi saranno obbligati a rispondere ai formulari dell’esercito e a sottoporsi alla visita di leva.
La misura non è certo stata accolta con favore dalle masse popolari tedesche. Contro questa legge è nato in breve tempo il movimento “Sciopero studentesco contro il servizio militare obbligatorio”, sostenuto da organizzazioni studentesche e dal sindacato degli insegnanti Gve.
Per il giorno della votazione è stata indetta una grande giornata di mobilitazione, organizzata da oltre novanta comitati e che ha riempito più di cento piazze. Nonostante la legge sia stata approvata, il comunicato di lancio della mobilitazione forniva già indicazioni su come proseguire la lotta: “Lo sciopero chiarisce una cosa: boicotteremo la nuova leva obbligatoria. Fin dall’inizio. Rimaniamo fermi nella nostra decisione: non ci avrete. Tu ci stai?”. Una nuova giornata di lotta è stata annunciata per il prossimo 5 marzo.

Non è certo un mistero che anche l’Italia faccia parte del novero di paesi impegnati nel tentativo di intruppare i giovani nella guerra. Una delle ultime iniziative in questo senso è stata quella dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia, guidata da Marina Terragni, nominata dai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa), che il 18 novembre ha lanciato una consultazione pubblica, consistente in un questionario di trentadue domande rivolto ai giovani tra i 14 e i 18 anni, dal titolo Guerra e conflitti.
Ufficialmente l’iniziativa aveva l’obiettivo di verificare per quali canali passasse l’informazione sui conflitti nel mondo, quali sensazioni suscitasse e come ragazze e ragazzi vedessero il proprio ruolo nella costruzione della pace.
Di fatto il questionario ha però avuto evidenti finalità di controllo e propaganda, con domande in cui si è chiesto ai giovani se parlano di pace e di guerra a scuola, cosa pensano delle mobilitazioni per la pace e se intendono impegnarsi in attività politiche. Ma anche se sentono la responsabilità di doversi arruolare nel caso l’Italia entri in guerra (come se non ci fossimo già) o la loro idea sulla massima “se vuoi la pace, preparati per la guerra”.
L’Agia il 2 dicembre ha rilasciato un comunicato con i primi risultati. Due i dati principali: anzitutto, emerge che “la guerra è una delle principali preoccupazioni per i ragazzi, una preoccupazione superiore a quella per il cambiamento climatico; in secondo luogo, viene fuori come la grande maggioranza dei ragazzi, il 68%, non sia in nessun modo disposto ad arruolarsi in caso di guerra. Evidentemente i risultati non sono stati quelli che chi ha lanciato il sondaggio sperava.
In ogni caso dopo questa operazione, il 6 dicembre, il ministro della Difesa Crosetto ha annunciato la volontà di presentare un progetto di legge per reintrodurre la leva militare volontaria.
Proprio contro queste manovre per intruppare i giovani nella guerra si è rivolta la mobilitazione promossa dall’organizzazione studentesca Osa (Opposizione Studentesca Alternativa) che, nella settimana dello sciopero in Germania e legandosi alla protesta degli studenti tedeschi, ha lanciato una settimana di lotta dentro le scuole di tutta Italia.
A questa mobilitazione ha affiancato l’iniziativa di un contro-questionario, con domande che vanno a fondo sulle scelte del governo in tema di guerra, riarmo, leva militare, per “svelare le menzogne del governo e affossare definitivamente la proposta di reintroduzione della leva militare proposta da Crosetto”.






