dalla Presentazione
Conoscere la storia è indispensabile per comprendere il presente. Conoscere la storia non fornisce la capacità di prevedere il futuro con certezza, ma è necessario per interpretare il presente in modo da agire – pensare e agire – in funzione del futuro.
Per questo “semplice” motivo, la storia è terreno di battaglia e di lotta, lotta di classe, perché la classe dominante tenta costantemente di “avvelenare i pozzi”. Stravolge la storia, la riscrive a tornaconto proprio e dei propri interessi, ne fa un ingrediente dell’intossicazione delle coscienze. Tutto ciò per impedire, o per lo meno ostacolare, che anche dallo studio della storia, oltre che dalla propria esperienza pratica, le masse popolari possano imparare ad analizzare il presente, prendere coscienza del loro ruolo e della loro forza e proporsi di scrivere il proprio futuro.
Con i quattro volumi del Manuale di storia contemporanea che stiamo pubblicando partecipiamo a questa lotta e diamo un contributo alla nostra classe.
Il Volume 1 è dedicato in gran parte al periodo in cui la borghesia è diventata classe dominante e poi, alla fine dell’Ottocento, borghesia imperialista. È il periodo in cui il capitalismo si è affermato come modo di produzione dominante, è nata la classe operaia e il movimento comunista ha mosso i suoi primi passi.
Sembra una storia lontana, ma le radici della società attuale sono piantate lì. È lì che deve andare a cercare chi vuole capire la crisi generale in cui siamo immersi oggi, chi vuole trovare i presupposti di ciò che succede oggi e, soprattutto, tratteggiare i contorni di quello che sarà domani.
Questo Volume 2 è, invece, dedicato per intero ai fatti storici determinati dalla combinazione di due fattori.
Il primo fattore è rappresentato dagli effetti della prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, che ha generato un periodo di sconvolgimenti: tra i più eclatanti, la Prima e la Seconda guerra mondiale.
Il secondo fattore è lo sviluppo del movimento comunista cosciente e organizzato che, nel contesto della Prima guerra mondiale, ha promosso la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale a partire dalla vittoria della rivoluzione socialista in Russia nel 1917.
(…) I trent’anni presi in esame (1917-1949 circa) sono caratterizzati dalla conquista, dall’edificazione e dalla difesa della prima base rossa mondiale, l’Unione Sovietica, e dai suoi sviluppi.
Il presente volume tratta della vittoriosa Rivoluzione d’Ottobre, della resistenza alla prima guerra di aggressione degli imperialisti contro la Russia sovietica (1918-1920) per “soffocare il bambino finché è ancora nella culla”, come diceva W. Churchill.
Tratta della lotta vittoriosa per la costruzione del socialismo in un solo paese, che fu anchelotta tra due linee dentro il Partito comunista (bolscevico) – PC(b) di Stalin e lotta contro il sabotaggio dei gruppi imperialisti mondiali. Lotta che portò l’Unione Sovietica, nel giro di quindici anni, a diventare non solo una grande potenza economica, tecnologica e culturale, ma anche il primo paese al mondo in cui le masse popolari erano educate a partecipare attivamente alla direzione della società e in cui lo sviluppo delle condizioni materiali dell’esistenza veniva diretto coscientemente e in modo razionale.
Al netto delle difficoltà e dei limiti propri di tutte le imprese nuove che l’umanità ha affrontato, l’esperienza dell’Unione Sovietica ha mostrato che la società era ed è gravida di un futuro luminoso.
Impedire l’avvento del comunismo divenne l’imperativo supremo della borghesia.
La repressione della rivoluzione socialista assunse in ogni paese un aspetto locale, la soppressione o il contenimento delle forze rivoluzionarie, e un aspetto internazionale, l’eliminazione della base rossa della rivoluzione proletaria mondiale, l’Urss per l’appunto.
Laddove poté, la borghesia ricorse a un sistema di controrivoluzione preventiva, cioè coprì dietro una maschera “democratica” l’attività volta a impedire lo sviluppo del movimento comunista e a prevenire la guerra civile che avrebbe seppellito il capitalismo.
Quando fu messa alle strette dal movimento comunista, la borghesia ricorse senza remore né scrupoli alla repressione aperta della mobilitazione rivoluzionaria tramite l’instaurazione di regimi terroristici di massa come il fascismo in Italia (1922), il nazismo in Germania (1933) e regimi affini in altri paesi.
A prescindere dai regimi politici vigenti nei singoli paesi imperialisti, la borghesia fu comunque costretta a conformare le forme del suo dominio alle condizioni concrete in cui vivevano le masse popolari, conciliandole in qualche modo con la sopravvivenza della proprietà capitalista delle forze produttive, con la sua direzione sulla società intera e con l’antagonismo di interessi proprio della società borghese.
Fu, quindi, promotrice di istituti e istituzioni con l’obiettivo di mediare la propria esistenza con la spinta delle lotte della classe operaia e del resto delle masse popolari, con lo sviluppo del movimento comunista, con il carattere sempre più collettivo delle forze produttive e della complessiva attività economica, con il carattere sempre più organico della società costituita dalla popolazione dell’intero pianeta.
Queste misure e istituti raggiunsero la forma più articolata con il sorgere del capitalismo monopolistico di Stato, che è un altro argomento di cui tratta questo volume.
(…) Con la fine della Seconda guerra mondiale terminò la prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale, iniziata in Europa alla fine del 1800. Il mondo ne uscì completamente “ridisegnato”.
Furono formati paesi socialisti solo in paesi semifeudali o comunque capitalisticamente arretrati. All’inizio degli anni Cinquanta essi costituivano un vasto campo socialista che andava dall’Europa centrale all’Asia sud orientale e comprendeva un terzo della popolazione mondiale. Lo sviluppo del campo socialista fu enorme.
Il movimento comunista era riuscito ancora una volta a volgere la guerra mossa dagli imperialisti in un avanzamento senza precedenti, su scala planetaria, del socialismo.
Restava, però, il fatto che la rivoluzione non aveva vinto in nessuno dei paesi imperialisti, con l’eccezione della Germania dove, tuttavia, ciò avvenne in condizioni particolari di cui tratteremo nel prossimo volume.
(…) Fra i partiti comunisti aderenti all’Internazionale comunista, solo il Partito comunista cinese riuscì a tradurre in modo vittorioso la linea generale del movimento comunista internazionale nelle condizioni particolari in cui si trovava a operare.
Lo fece grazie alla guida di Mao Tse-tung, la cui direzione si affermò nei primi anni Trenta proprio perché definì e mostrò nella pratica che la rivoluzione socialista ha la forma di una Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata,che in Cina prendeva i caratteri di una rivoluzione di “nuova democrazia”. Una rivoluzione, quella cinese, che sarebbe durata trent’anni (1919-1949).
In definitiva, non è esistito allora nei paesi imperialisti, a partire dall’Italia negli anni che vanno dal Biennio rosso (1919-1920) alla Resistenza (1943-1945), un partito comunista sufficientemente avanzato sul piano dell’elaborazione teorica capace di fare altrettanto. I vari tentativi rivoluzionari dei partiti comunisti di “fare come in Russia”, come la Rivolta spartachista e “l’azione di marzo” del 1919 in Germania e poi ancora la fallita insurrezione di Amburgo del 1923, quella di Canton del 1927 e quella delle Asturie del 1934 dimostravano che il partito doveva avere una strategia per accumulare attorno a sé le forze sufficienti per vincere la guerra contro la borghesia imperialista, svolgere un lavoro di conquista degli organismi di massa della classe operaia e delle altre classi delle masse popolari, costruire il fronte politico delle alleanze contro le classi reazionarie. D’altra parte, esperienze come l’Ungheria dei Consigli del 1919, i “governi operai” di Sassonia e Turingia del 1923, così come l’esperienza dei Fronti popolari in Francia (1936-1937) e soprattutto in Spagna (1936-1939) insegnavano che senza un chiaro piano strategico di guerra il partito comunista finiva al carro delle forze borghesi di sinistra e quindi si votava alla sconfitta.
Questa è la ragione principale per cui il movimento comunista rifluì e oggi, sotto la direzione della borghesia imperialista, il mondo è tornato in una situazione di guerra mondiale. Di guerra mondiale e di rivoluzione socialista. (…)
Marco Pappalardo
Scuola di Base Makarenko






