Con il comunicato della Segreteria Federale Campania del 18 novembre abbiamo dato indicazione di voto per Campania Popolare e per il candidato Giuliano Granato. In quel comunicato abbiamo indicato le ragioni di questa indicazione di voto e anche di alcune valutazioni che abbiamo fatto rispetto a questa campagna elettorale ancora in corso e che può ancora muovere passi avanti nella costruzione del fronte comune, nell’azione per rafforzare le organizzazioni operaie e popolari, il loro coordinamento, le loro iniziative per attuare misure di governo alternativo dei territori e ogni spinta a rendere ingovernabile il territorio alle larghe intese.
Oltre alle nostre indicazioni di voto abbiamo deciso di intervistare Giuliano Granato, candidato presidente della lista, per raccogliere idee, valutazioni e obiettivi di Campania Popolare per questa campagna elettorale e anche per il proseguo della lotta e della mobilitazione contro le larghe intese e per la cacciata del governo Meloni. Di seguito l’intervista e le risposte di Giuliano.
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Perché la lista Campania Popolare, a quale esigenza politica risponde?
L’esigenza di Campania Popolare è molto chiara. Avere una lista che sfidi non tanto le destre e il centrosinistra ma un blocco di potere trasversale a centrodestra e centrosinistra. Quando parliamo di blocco di potere non parliamo soltanto di consiglieri che domani siederanno in consiglio ma del potere economico che è alle spalle delle coalizioni di destra e di centrosinistra, pensiamo ai centri di potere della sanità privata, dei costruttori, delle ditte del trasporto privato, ecc. Quindi la presenza di Campania Popolare rappresenta la necessità di sfidare questo blocco di potere che è il principale responsabile dei disastri di questa regione e del fatto che spesso l’unica speranza per i giovani e per i meno giovani è la partenza verso il nord Italia e verso l’estero.
Chi sono i candidati? Che storie hanno?
Le candidate e i candidati di Campania Popolare sono gente comune, lavoratori, lavoratrici, studenti, studentesse, disoccupati che si battono ogni giorno in questa regione per le nostre vite e l’esistenza collettiva. A volte ci dicono che le liste di Campania popolare sono liste deboli, noi crediamo che invece siano liste forti. O meglio, sono deboli se noi ragioniamo nei termini della politica che vediamo ogni giorno, perché nessuno di noi ha pacchetti di voti da trascinare e da spostare attorno a sé a prescindere dal posizionamento politico.
Sono liste forti se pensiamo che ci sono avvocati del lavoro che hanno permesso il reintegro degli operai ex Fiat, ci sono persone che si sono battute e che hanno ottenuto anche delle norme contro l’amianto in questa regione, le studentesse e gli studenti che hanno contribuito ad animare le mobilitazioni per la Palestina negli ultimi mesi, c’è chi è attivo ed è stato attivo nel mondo dell’informazione, insomma nomi di persone che non diranno molto alla grande stampa ma che dicono tanto alle comunità in cui viviamo.
Abbiamo visto il paragone che avete fatto con il nuovo sindaco di New York. L’esempio è particolare: ha conquistato gli astenuti con un “programma radicale”. Il programma di Campania Popolare è radicale? In che termini e su che punti?
Non è importante solo il programma. È importante il posizionamento che uno assume e la nostra posizione è di rottura con quel blocco di potere trasversale alle destre al centrosinistra. Nel programma ci sono delle misure che se attuate comincerebbero a trasformarla un po’ questa regione. Potrebbero avviare e mettere in moto un processo che a partire da misure concrete possa costruire un orizzonte diverso. Un orizzonte che però non si costruisce se non entra in campo l’unico attore fondamentale per davvero che il protagonismo popolare.
Nella vittoria di Mamdami, più che le misure del programma, l’aspetto che ci interessa di più è la capacità di mobilitazione sia in termini di volontari per la campagna elettorale sia poi successivamente al voto. Questo processo di partecipazione al voto che vorremo in piccolo, ricostruire in qualche modo, in Campania.
Esperienze recenti ci hanno mostrato che in Italia, per conquistare gli astenuti, oltre ad avere un “programma radicale” occorre mettere in campo “azioni radicali” che rompono le solite liturgie del teatrino della politica. Azioni, ad esempio, che attuano pezzi del programma nella lotta e nell’autorganizzazione già prima di essere eletti. Campania popolare si sta muovendo in questo senso? Ci state pensando?
Non esiste programma che resti semplicemente lì nero su bianco, detto che Cirielli il programma non l’ha presentato e che Fico l’ha presentato a pochi giorni dal voto ed è un insieme di pensierini che non significano sostanzialmente nulla e sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Nel nostro caso il programma non è soltanto un po’ di inchiostro su carta, il programma deve vivere nelle azioni quotidiane delle attiviste e degli attivisti di Campania popolare che negli ultimi mesi hanno messo in campo o hanno sostenuto azioni radicali e di rottura.
Penso all’occupazione della fabbrica degli operai della Celli Group che sono sotto minaccia di una delocalizzazione interna all’Italia stessa, penso alle occupazioni delle scuole e delle università in solidarietà con la Palestina e con la Global Sumud Flotilla a settembre 2025 ma già nei due anni precedenti. Ecco questo è il contrassegno di Campania Popolare cioè di non disgiungere le parole dalle azioni ma di tenere un solo filo rosso che le tenga assieme.
Le elezioni regionali in Campania, ma non solo, hanno favorito la convergenza di una serie di organizzazioni come Pap, Prc e Pci. Una lista anti larghe intese. Ci sono candidati in liste come AVS e M5S – al netto degli impresentabili che giustamente avete più volte denunciato – che hanno assunto un ruolo positivo nelle mobilitazioni degli ultimi mesi. Questi candidati possono essere uno strumento per indebolire il polo PD e rafforzare il fronte contro le larghe intese anche dopo le elezioni? Ci state ragionando?
La questione della campagna elettorale non è soltanto la presenza di brave persone o di persone capaci all’interno delle altre liste. Sicuramente ci sono e ci saranno momenti in cui si potrà convergere su singole battaglie ma la necessità di fondo è quella di sfidare questo sistema di potere. Il rischio più che concreto di costruire una propria presenza nelle liste del centrosinistra è invece quello di avallare questo sistema di potere, di ripulirgli la faccia e renderlo più accettabile agli occhi di chi vive in questa regione. Da questo punto di vista, per noi, la presenza di Campania popolare è fondamentale proprio per andare a incidere su questo meccanismo, cercare di scardinare questo sistema e non solo cambiare questo o quell’aspetto.
A dicembre la campagna elettorale sarà passata. La legge elettorale campana permette di coltivare obiettivi elettorali, diversamente da altre regioni, quindi è chiaro che avere uno o più eletti influirà sul bilancio che farete di questa esperienza. Ma al di là dell’esito elettorale su quali aspetti farete il bilancio della vostra partecipazione alle elezioni?
Chiaramente se uno partecipa alle elezioni è per conquistare il maggior numero di consensi possibile. Per noi già la crescita rispetto alla campagna elettorale di cinque anni fa è un obiettivo importante. Se riuscissimo ad eleggere lo sarebbe ancora di più. Però al di là degli aspetti legati strettamente al consenso elettorale, noi ci siamo proposti di svolgere una funzione durante queste elezioni e quindi di portare un punto di vista opposto al blocco di potere e credo che già lo stiamo conseguendo. In secondo luogo ci siamo proposti di favorire partecipazione e protagonismo popolare sui territori, sui posti di lavoro e in ogni luogo possibile, quindi di rafforzare o creare questo tipo di attività a partire dalla Campania.
L’obiettivo è alzare la partecipazione e i livelli di protagonismo popolare. Cercare di farlo per essere quanto più efficaci possibili nell’azione politica perché di fronte a noi non abbiamo un’armata Brancaleone ma abbiamo blocchi di potere ben organizzati, che sono incistati su questi territori, per sconfiggere i quali abbiamo bisogno non soltanto dell’impegno ma di tutta l’organizzazione possibile.



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