Nel numero scorso di Resistenza abbiamo parlato dell’omicidio di Charlie Kirk (nell’articolo “L’omicidio di Charlie Kirk e la guerra civile negli Usa”), che ha portato sotto gli occhi di tutto il mondo la guerra civile che imperversa nella classe dominante degli Stati Uniti.
Questo mese trattiamo delle imponenti manifestazioni che si sono svolte negli Usa per il No Kings Day (giornata No ai Re) del 18 ottobre, perché mostrano la crescente mobilitazione delle masse popolari che prende sempre più forza nel cuore del sistema imperialista.
I due fenomeni si alimentano l’un l’altro ed entrambi concorrono a rendere gli Stati Uniti sempre più ingovernabili e a minare la stabilità del complesso militare-industriale-finanziario Usa che opprime il resto del mondo.
Il No Kings Day di ottobre è stata una delle più imponenti giornate di mobilitazione popolare nella storia degli Usa. Oltre sette milioni di persone hanno partecipato alle manifestazioni indette in migliaia di città contro le politiche autoritarie di Trump, l’accentramento di poteri nell’esecutivo e l’uso di squadre militari per reprimere la popolazione. Cortei oceanici hanno attraversato le principali città del paese, con centinaia di migliaia di persone in strada a Chicago, New York e Los Angeles, Boston, Washington.
Questa giornata ha rappresentato il culmine di una serie di mobilitazioni che hanno attraversato gli Usa nei mesi precedenti:
– le proteste contro i raid della polizia anti-immigrazione (Immigration and Customs Enforcement, Ice), culminate a giugno in quasi due settimane di manifestazioni e scontri a Los Angeles, che a loro volta hanno ispirato proteste in tutto il paese;
– il primo No Kings del 14 giugno, che ha visto scendere in piazza circa 5 milioni di persone in oltre 2.100 città;
– il Free America Weekend, organizzato in occasione del 4 luglio, e la protesta di Good Trouble Lives On del 17 luglio che, pur con una partecipazione minore, hanno visto centinaia di migliaia di persone manifestare in migliaia di città americane.
Il movimento popolare non si è sviluppato solo attraverso queste grandi giornate di mobilitazione, ma anche attraverso le mille manifestazioni di resistenza alle politiche di Trump e alle manovre della classe dominante: dalle quotidiane azioni contro le incursione dell’Ice fino agli scioperi che nei mesi passati hanno paralizzato industrie fondamentali per il complesso militare Usa, come Boeing, Pratt & Whitney, General Dynamics e Lockheed Martin, dove uno sciopero cominciato il 1° maggio è durato, in alcune sedi, quasi un mese (vedi l’articolo pubblicato su Politico il 27/10/2025, intitolato: “America Doesn’t Have Enough Weapons for a Major Conflict. These Workers Know Why”).
Questo percorso ha fatto sì che fossero oltre 200 le organizzazioni che hanno lavorato insieme per costruire questa giornata di lotta. Tra queste, organizzazioni per i diritti civili come l’American Civil Liberties Union; organizzazioni politiche come la Democratic Socialists of America; movimenti popolari come Indivisible, nato contro la prima presidenza Trump con l’obiettivo di “creare un movimento democratico dal basso” e oggi composto da migliaia di gruppi locali e milioni di attivisti sparsi in tutti gli Stati Uniti; organizzazioni sindacali, come la Federazione Americana degli insegnanti, il New York City Central Labor Council e diversi altri sindacati locali.
Alle manifestazioni erano presenti anche organizzazioni del movimento comunista, con la partecipazione di Communist Party of Usa, di Party for Socialism and Liberation, di Freedom Road Socialist Organization e di altri gruppi di carattere nazionale e locale.
Ovviamente erano presenti anche numerosi esponenti del Partito Democratico, che cerca di cavalcare la mobilitazione popolare contro Trump a fini elettorali: sono diversi gli articoli che, facendo il bilancio di queste manifestazioni, mettono al centro la lotta da condurre per contrastare l’influenza del Partito Democratico (vedi l’articolo pubblicato su Common Dreams il 23/10/2025, intitolato: “The No Kings Day Project Must Evolve From Protest to Civil Disobedience” e l’articolo pubblicato su Current Affairs il 20/10/2025, intitolato: ““No Kings” Protests Are Just Not Enough”).
A dispetto di ciò, va sottolineato il ruolo positivo assunto dal sindaco democratico di Chicago, Brandon Johnson, sull’onda della forte spinta popolare che ha visto scendere per le strade della città oltre 250 mila persone. Nel discorso tenuto alla folla al termine della manifestazione, Johnson ha infatti dichiarato che è il momento di organizzare uno sciopero generale: “Se i miei antenati, da schiavi, sono riusciti a guidare lo sciopero generale più grande nella storia di questo paese, portandolo contro gli ultra-ricchi e le grandi corporation, possiamo fare la stessa cosa. Chiedo alle persone nere, alle persone bianche, alle persone di carnagione bruna, alle persone asiatiche, agli immigrati, alle persone gay di tutto il paese di ribellarsi contro la tirannia. Per mandare un messaggio chiaro: faremo in modo che paghino la loro giusta quota di tasse, per finanziare le nostre scuole, il nostro lavoro, l’assistenza sanitaria e i trasporti!” (vedi l’articolo pubblicato su Fight Back! News il 20/10/2025, intitolato: “250,000 in Chicago mobilize to stop Trump’s reactionary agenda”).
Se invocare lo sciopero generale è qualcosa di importante nel nostro paese, negli Usa è un fatto straordinario. Nonostante la classe operaia degli Stati Uniti sia stata protagonista di tanti scioperi combattivi e vittoriosi – ricordiamo ad esempio la grande vittoria degli operai del settore automobilistico ottenuta con gli scioperi del settembre 2023 (ne abbiamo parlato nell’articolo: “Aggiornamenti dagli Usa. Lo sciopero vince: risultati storici per gli operai dell’auto” su Resistenza 11-12/2023) – nel paese non si è mai realizzato uno sciopero generale: un “General Strike” negli Usa sarebbe qualcosa di epocale.
Il movimento comunista negli Usa
A dispetto della propaganda di regime che dipinge le masse popolari degli Stati Uniti come permeate di anticomunismo e il movimento comunista Usa morto dopo il maccartismo, nel paese sono attive numerose organizzazioni comuniste. Le principali sono:
– il Communist Party Usa, lo storico partito comunista degli Stati Uniti fondato nel 1919 aderendo all’appello della Terza internazionale;
– il Party for Socialism and Liberation, partito marxista-leninista fondato nel 2004;
– il Workers World Party, partito marxista-leninista fondato nel 1959;
– il Revolutionary Communist Party, nato nel 1975 sulla base del marxismo-leninismo-maoismo, che sostiene di aver superato grazie alla “nuova sintesi” elaborata dal suo leader Bob Avakian;
– il Progressive Labor Party, partito marxista-leninista nato nel 1962 nella lotta contro il revisionismo e nel contesto delle mobilitazioni contro la guerra del Vietnam;
– il Freedom Road Socialist Organization, partito marxista-leninista nato nel 1985 dalla fusione di diverse altre organizzazioni;
– il Party of Communists Usa, formazione marxista-leninista nata nel 2014;
– l’Organization of Communist Solutions, organizzazione marxista-leninista-maoista costituitasi nella clandestinità.






