Si fa sempre più grave la minaccia di un attacco degli Usa al Venezuela bolivariano. Dei prodromi dell’escalation abbiamo parlato nell’articolo “Il Venezuela non è una minaccia, ma una speranza” su Resistenza di settembre.
Nel momento in cui scriviamo si moltiplicano gli annunci di un’imminente azione militare degli Usa, da una parte, e le manovre del governo Maduro per sventarla, dall’altra. A confondere ulteriormente le acque, nei primi giorni di novembre, dopo settimane di aperte minacce, come al suo solito Trump ha fatto marcia indietro, negando di voler attaccare il Venezuela, ma al contempo ha detto che “il tempo di Maduro è finito”.
Non sappiamo cosa accadrà nel prossimo periodo. I fatti sono che il Pentagono ha ammassato un’imponente forza militare nel Mar dei Caraibi, con quindici tra incrociatori e cacciatorpedinieri armati di missili Tomahawk, un sottomarino a propulsione nucleare, bombardieri B‑1 e B‑52, elicotteri delle forze speciali con 159 incursori, una task force dei marines con 2.200 fanti e i loro veicoli d’assalto, una decina di F-35 e una squadriglia di droni Reaper acquartierati a Porto Rico. Nel momento in cui scriviamo la Uss Gerald Ford, la più grande portaerei della marina Usa, si sta dirigendo verso i Caraibi con 50 cacciabombardieri, 4 mila soldati e altre tre navi da guerra (vedi l’articolo pubblicato su Ansa il 1/11/2025 intitolato: “L’assedio di Trump, una maxi flotta Usa davanti al Venezuela”).
Per ora questa imponente forza navale si è limitata ad attaccare barche di pescatori, con la scusa che sarebbero state usate per il traffico di droga, causando già decine di vittime: non solo venezuelani, ma anche colombiani e cittadini di Trinidad e Tobago. Questi raid sono stati condannati anche dall’Onu, per bocca di Volker Turk, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che le ha definite esecuzioni sommarie extragiudiziali (vedi l’articolo pubblicato su L’Espresso il 31/10/2025 intitolato: “L’Onu condanna i raid Usa contro i narcos nei Caraibi: Sono esecuzioni extragiudiziali, devono cessare”).
L’attacco al Venezuela è stato inoltre preparato dal punto di vista politico, con l’assegnazione il 10 ottobre del Nobel per la pace a María Corina Machado – capo della così detta “opposizione” a Maduro, che è in realtà una quinta colonna di Washington e si è già detta favorevole all’invasione Usa – per tentare di legittimare un’aggressione finalizzata a rovesciare il governo bolivariano e imporne uno fantoccio degli Stati Uniti.
Il governo bolivariano dal canto suo, già ad agosto, ha avviato una campagna di arruolamento nella Milizia nazionale bolivariana, che è arrivata a contare 1 milione e 200 mila cittadini tra le sue fila.
Maduro ha poi ha annunciato la creazione di Brigate internazionali: “Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato venerdì (24/10, ndr) la prossima costituzione delle Brigate internazionaliste Simón Bolívar, composte da uomini e donne provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di combattere insieme al Venezuela per l’indipendenza, la sovranità e la pace.
L’annuncio è stato dato durante una visita alla Comune Agroecologica Turistica El Gran Topo, a Colina Bella, Caracas, nell’ambito della cerimonia di chiusura dell’incontro della Piattaforma Antimperialista Mondiale (…)
(Maduro, ndr) ha inoltre sottolineato che i delegati internazionali hanno scelto la Comune come scenario per la chiusura, considerandola “una speranza per l’umanità” e l’epicentro della costruzione di una nuova società. (…)
D’altra parte, ha sottolineato la conclusione fondamentale dell’incontro: “Non si tratta solo di rompere il cordone mediatico e dire la verità, ma di costituirsi in brigate di difesa armata della Rivoluzione Bolivariana”. Ha aggiunto che i partecipanti hanno espresso “tutta la loro disponibilità a unirsi, ad arruolarsi e ad accompagnare il Venezuela nella difesa della Rivoluzione e nella difesa della comune come speranza per l’umanità”” (vedi l’articolo pubblicato sul sito La Iguana Tv il 24/10/2025 intitolato: “Plataforma Antiimperialista Mundial conformará Brigadas Internacionalistas Simón Bolívar en defensa de Venezuela”).
Lo stesso giorno Maduro è intervenuto alla cerimonia solenne di giuramento della Commissione Promotrice per la Costituente della Classe Operaia, tappa di un percorso che culminerà nel Gran Congresso Nazionale della Classe Operaia in programma per dicembre 2025. Rivolgendosi ai rappresentanti dei lavoratori riuniti ha dichiarato: “Se un giorno oseranno attaccare, ecco il più grande scudo del paese: la classe operaia. Non si muoverebbe un dito, e uno sciopero generale, insurrezionale e rivoluzionario della classe operaia e dei contadini verrebbe dichiarato nelle strade fino alla ripresa del potere per realizzare una rivoluzione ancora più radicale. Se osano, fratelli e sorelle, prendetelo come un ordine” (vedi l’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 25/10/2025 intitolato: “Trump valuta attacchi in Venezuela contro i trafficanti di droga. E Maduro si prepara allo scontro armato”).
Il governo bolivariano si è mosso anche a livello internazionale e il 31 ottobre ha reso noto di aver richiesto l’aiuto della Federazione Russa, della Repubblica Popolare Cinese e della Repubblica Islamica dell’Iran, facendo leva sull’amicizia e la collaborazione di lunga data con questi paese e, nel caso della Cina, anche sull’ideologia comune. Il 25 ottobre Caracas aveva già ratificato un nuovo trattato strategico con Mosca. Il 2 novembre Alekseij Zhuravlev, primo vicepresidente della commissione Difesa della Duma, ha confermato la consegna di armi russe al Venezuela, non escludendo l’arrivo di missili Oreshnik e dichiarando che “I caccia russi Su-30MK2 sono la spina dorsale dell’Aeronautica militare venezuelana” (vedi l’articolo pubblicato su Il Corriere della Sera il 2/11/2025 intitolato “La Russia: “I nostri super missili al Venezuela”. E cresce la tensione tra Caracas e Washington”).
La situazione è in divenire, ma possiamo sicuramente dire che in questo contesto un attacco degli Usa sarebbe benzina sul fuoco della Terza guerra mondiale. Trump vuole presentarsi come uomo di pace, ma gli imperialisti Usa non hanno altra via che la guerra per sopravvivere e se anche sono costretti alla tregua in una regione del mondo, subito ripartono con le manovre per fomentare la guerra in un’altra.
Il Venezuela ha risposto colpo su colpo alle minacce, mettendo al centro la mobilitazione del popolo venezuelano e della sua classe operaia, la solidarietà e il sostegno dei popoli e dei paesi che si oppongono al dominio dei gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti. Gli imperialisti Usa hanno una lunga storia di sconfitte, che ha ampiamente dimostrato che tutta la loro forza militare ed economica può causare grandi distruzioni, ma non piegare i popoli decisi e organizzati per resistere: il Venezuela non farà eccezione.
La Milizia nazionale bolivariana
Basata sull’idea della “guerra di tutto il popolo”, la Milizia nazionale bolivariana è stata creata da Chavez nel 2005, con l’intento di preparare la popolazione a resistere a possibili invasioni straniere, in particolare degli Stati Uniti, attraverso una difesa territoriale decentrata, anche sulla base delle esperienze di Cuba, Vietnam e Cina. La Milizia ha avuto un ruolo chiave negli anni più duri della guerra economica e del blocco in Venezuela: sono state le milizie a lavorare, insieme al tessuto comunitario e sociale, nel dispiegamento dei Clap, i comitati locali di approvvigionamento e produzione che distribuiscono il cibo sovvenzionato dallo Stato.
La Milizia è divisa in due parti: le Unità, territoriali o settoriali (lavoratrici di una certa istituzione che formano gli organismi) e la Riserva nazionale, che è costituita da tutti quei cittadini che non sono in servizio militare attivo o che si uniscono volontariamente. Non ricevono formazione solo a livello militare, ma anche politico, sui principi civici, sull’organizzazione della comunità e sulla dottrina bolivariana.
A seguito dell’escalation con gli Usa, il governo ha riorganizzato la Milizia, creando le unità di combattimento comunali e comunitarie in 5.336 località del paese (vedi l’articolo pubblicato il 8/9/2025 sul sito DiarioRed intitolato “Yo me alisto” ¿Qué es la Milicia Bolivariana que moviliza Nicolás Maduro?”).






