Il 4 novembre, nel crollo della Torre dei conti a Roma, è morto dopo undici ore di agonia, l’operaio sessantaseienne rumeno Octay Stroici.
Parole di sdegno, lacrime di coccodrillo e un circo mediatico vomitevole è invece stato messo in mostra dal Ministro della cultura Alessandro Giuli, dalla premier Giorgia Meloni e dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri che ha proclamato il lutto cittadino.
Gli artefici delle attuali politiche di guerra, che dirottano i fondi per la sicurezza, per il lavoro, per i servizi sociali nell’acquisto di armi e strumenti di distruzione e morte, fingono cordoglio e si lavano la coscienza con parole vuote e colpevoli. Parole che non ridaranno la vita a questo operaio e ai quattro morti sul lavoro che ogni giorno si contano nel nostro paese.
Numeri di un bollettino di guerra, della guerra di sterminio non dichiarata che i padroni conducono ogni giorno contro i lavoratori. Morti causati dalla repressione aziendale, dall’aumento della precarietà e dell’età pensionabile, dai tagli agli investimenti pubblici sui controlli, dai tagli aziendali nella sicurezza e nella manutenzione.
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Le belle intenzioni e anche i restringimenti di legge che questo o quel governo fanno o che questo o quell’ente inseriscono nei capitolati degli appalti servono a poco. Sono rese inapplicabili soprattutto dalla crescente precarizzazione, dal sistema degli appalti, dei subappaltai, delle agenzie interinali, dei controllori privati o delle “autocertificazioni”. Queste morti non sono problemi di sicurezza, sono problemi di governo e di sistema.
Per fermare quest’ecatombe la soluzione principale è organizzarsi come lavoratori nelle aziende. Uniti e organizzati i lavoratori hanno, ad esempio, la forza di costringere il padrone ad applicare alla lettera le leggi che già esistono. E per farlo possono imporre corsi di formazione sulla sicurezza, per i patentini ecc. da espletare nell’orario di lavoro; per denunciare, anche anonimamente, all’ispettorato del lavoro; per costringere i sindacati a portare proposte di leggi in parlamento e per imporre con la mobilitazione la loro approvazione (come è stato per la legge su gli omicidi sul lavoro, per ora in stallo); per promuovere iniziative sui territori di formazione e confronto tra i lavoratori.
Per contribuire a questo processo il P.Carc sta producendo alcune pillole video usufruendo del materiale elaborato nell’ambito del progetto “Sicurezza sul lavoro: know your rights!” messo a disposizione da Marco Spezia, tecnico della sicurezza, per contribuire all’organizzazione dei lavoratori. A partire dalla creazione della “cultura e consapevolezza dei diritti dei lavoratori, dalla diffusione di informazione e formazione, dal supporto, anche pratico, ai lavoratori per la tutela della propria salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”. La raccolta dei video è pubblicata su www.carc.it nella sezione “La vita dei lavoratori conta”.
Tutto ciò che alimenta il protagonismo, l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori, tutto ciò che strappa di mano ai padroni pezzi della direzione delle aziende è terreno conquistato nei rapporti di forza all’interno della lotta di classe. In definitiva, è l’unica via per ribaltare il corso delle cose ed evitare le migliaia di morti che i padroni sono già pronti a sacrificare sull’altare del profitto. Non saranno Meloni, Gualtieri e neanche la Schlein a trovare alcuna soluzione credibile e di prospettiva per fermare le morti sul lavoro, sono i lavoratori organizzati che possono invertire la rotta.






