Dal 1° gennaio al 31 luglio 2025 in Italia sono morti 873 lavoratori, con una media di uno ogni 6 ore. Si tratta dei numeri più alti registrati dal 2008 (fonte: Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro).
Questi sono i dati di un bollettino di guerra, della guerra di sterminio non dichiarata che i padroni conducono ogni giorno contro i lavoratori. Morti causati dalla repressione aziendale, dall’aumento della precarietà e dell’età pensionabile, dai tagli agli investimenti pubblici sui controlli, dai tagli aziendali nella sicurezza e nella manutenzione.
Siamo quasi al 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a cui vanno aggiunte le morti non registrate, gli infortuni e le malattie professionali. Tra le vittime, oltre il 30% ha più di 60 anni (di cui il 17% oltre 70) e il 32% è costituito da stranieri.
Le leggi sulla sicurezza apparentemente si fanno sempre più rigide, ma la realtà è ben diversa. Sono calate dall’alto, spesso inapplicabili nel concreto, dei grattacapo per studi tecnici votati più a tutelare legalmente il padrone che a rendere sicuro il lavoro. Si favoriscono gli strumenti di sicurezza individuali, che costano meno e scaricano la responsabilità sul lavoratore, piuttosto che quelli collettivi, che richiedono investimenti costanti.
Da quando la classe operaia ha perso terreno nella lotta di classe, i padroni hanno eliminato, anno dopo anno, gran parte dei diritti e delle conquiste del passato. L’articolo 18 abolito, la legge n. 626 del 1994 abrogata, l’introduzione delle agenzie internali, del lavoro somministrato e così via sono i risultati legislativi di un processo di arretramento dell’organizzazione e della mobilitazione dei lavoratori. I settori più colpiti sono, infatti, quelli meno sindacalizzati e la maggior parte delle morti si registra nel settore agricolo (94) e tra gli autotrasportatori (88), seguiti dall’edilizia, dal manifatturiero e dal commercio.
Invertire la rotta di questo processo è possibile con l’organizzazione dei lavoratori nelle aziende, partendo dal livello a cui si è oggi. Nella maggior parte dei casi costringere il padrone ad applicare alla lettera le leggi che già esistono è già un grande risultato, ma è necessario organizzarsi. Ci si deve organizzare per imporre corsi sulla sicurezza, per i patentini ecc. da espletare nell’orario di lavoro; per denunciare, anche anonimamente, all’ispettorato del lavoro; per costringere i sindacati a portare proposte di leggi in parlamento e per imporre con la mobilitazione la loro approvazione (come è stato per la legge su gli omicidi sul lavoro, per ora in stallo); per promuovere iniziative sui territori di formazione e confronto tra i lavoratori (segnaliamo, al riguardo, l’ottima iniziativa dei Cobas lavoro privato “Caccia al Killer, corso di sopravvivenza sul lavoro” che si terrà il 25-26 ottobre a Roma).
Tutto ciò che alimenta il protagonismo, l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori, tutto ciò che strappa di mano ai padroni pezzi della direzione delle aziende è terreno conquistato nei rapporti di forza all’interno della lotta di classe. In definitiva, è l’unica via per ribaltare il corso delle cose ed evitare le migliaia di morti che i padroni sono già pronti a sacrificare sull’altare del profitto.
Per contribuire a questo processo il P.Carc sta producendo alcune pillole video usufruendo del materiale elaborato nell’ambito del progetto “Sicurezza sul lavoro: know your rights!” messo a disposizione da Marco Spezia, tecnico della sicurezza, per contribuire all’organizzazione dei lavoratori. A partire dalla creazione della “cultura e consapevolezza dei diritti dei lavoratori, dalla diffusione di informazione e formazione, dal supporto, anche pratico, ai lavoratori per la tutela della propria salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”. La raccolta dei video è pubblicata su www.carc.it nella sezione “La vita dei lavoratori conta”.




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