Marco è un infermiere che viene attaccato da anni per la sua attività sindacale, nell’Asl toscana nord-ovest. Ne abbiamo parlato più volte anche su Resistenza nel corso degli anni. Recentemente è stato eletto Rsu Usb e ha promosso la sindacalizzazione di decine di colleghi e colleghe stufi delle disastrose condizioni di lavoro e salariali. In particolare, nelle ultime settimane, ha animato in lungo e largo la campagna per il referendum regionale promosso contro le cosiddette “Aslone”, l’accorpamento delle strutture sanitarie imposto dieci anni fa e che ha prodotto soltanto liste di attesa infinite, disagi continui per gli utenti e tagli al personale.
Il 23 settembre Marco è stato sottoposto a consiglio disciplinare con un pretesto. Una palese pressione contro cui si è attivata un’ampia rete di solidarietà: è partita subito una campagna di prese di posizione pubbliche attraverso foto, video e comunicati e proprio il 23 a Livorno sotto gli uffici della Asl si è svolto il presidio di solidarietà a cui erano presenti diversi lavoratori della sanità e non solo.
Il consiglio disciplinare per il momento non si è espresso e si è preso un mese per decidere. Indipendentemente dal risultato finale, questo attacco è stato rispedito al mittente facendone occasione per rilanciare la lotta in difesa della sanità pubblica e sviluppare l’organizzazione dei lavoratori del settore. Un altro dato certo che questa esperienza ci consegna è che procede a passo spedito la guerra dei padroni e delle loro istituzioni contro i lavoratori. Una guerra aperta ai lavoratori, nel pubblico e nel privato, senza esclusione di colpi.
Con questi attacchi i padroni vogliono togliersi dai piedi chi gli si mette contro, lasciando intendere che chi resta nei ranghi non ha nulla di cui preoccuparsi, ma sappiamo che non è così. Un esempio su tutti è ciò che è avvenuto nelle fabbriche della Fiat dove i licenziamenti delle avanguardie sono state solo l’inizio dello smantellamento sistematico di tutte le aziende, che le ha trasformate in un cimitero industriale senza precedenti. Chi non alza la testa non deve sentirsi al sicuro, perché la realtà dimostra il contrario. I padroni e le loro istituzioni colpiscono chi promuove l’organizzazione dei lavoratori per avere mano libera nel fare la guerra a tutti gli altri.
La guerra contro i lavoratori più avanzati, le Rsu e i sindacati più combattivi è solo un modo per stroncare l’unica vera arma in mano ai lavoratori: l’organizzazione. E non esistono regole o limiti che non si devono superare, se non quelle che i lavoratori stessi si danno.
La guerra interna che infuria nelle aziende di ogni settore chiama tutti lavoratori a solidarizzare con chi è colpito, a mobilitarsi ognuno al suo livello e secondo le sue possibilità, perché prima o dopo toccherà a tutti. Chi sta a guardare e mette alla gogna le avanguardie dicendo o facendo intendere che se la sono cercata o è in malafede o si è messo in fila per il suo turno, ma ancora non lo sa.




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