In queste ore le forze della resistenza palestinese hanno comunicato di aver raggiunto un accordo per il cessate il fuoco “la fine della guerra di genocidio a Gaza, il ritiro dell’occupazione, l’ingresso di aiuti e uno scambio di prigionieri”.
L’accordo è stato raggiunto solo per quanto previsto in questa prima fase e, nel momento in cui scriviamo, non è ancora stato approvato in via definitiva dalla parte israeliana. Sulle altre fasi del piano di pace proposto da Trump al momento non c’è accordo e non ci sarà a breve una discussione approfondita in merito.
Al di là degli aspetti particolari e concreti, ciò che emerge con forza è che, per l’ennesima volta, l’obiettivo dichiarato e perseguito dai nazi-sionisti (distruggere la Resistenza, occupare Gaza e sottomettere fino a cancellare definitivamente il popolo palestinese) è fallito.
La firma dell’accordo per il cessate il fuoco è una vittoria della resistenza e del popolo palestinese perché, per dirla con le parole di Kissinger: “l’esercito convenzionale perde se non vince, la guerriglia vince se non perde”.
Una vittoria che porta il nome di Hamas, FPLP e di tutte le organizzazioni della Resistenza palestinese. Porta il nome delle migliaia di martiri e di eroi che hanno dato la vita per la causa del loro popolo. Porta anche il nome di chi in ogni angolo del mondo è sceso in piazza contro il genocidio. Porta il nome dei lavoratori e degli operai che hanno scioperato e bloccato interi paesi. Porta il nome della Global Sumud Flotilla e di tutte le missioni che hanno forzato israeliano a Gaza.
Una vittoria che non ha bisogno di suggeritori, criticoni e sapientoni – specie quelli che fanno parte del movimento di solidarietà – che oggi criticano Hamas e la resistenza palestinese per l’accordo, che giudicano “una resa”. Non bisogna bersi la propaganda dei guerrafondai della Comunità Internazionale che presenta il piano di Trump come realtà “fatta e finita” e ogni sua fase stabilita e organizzata. Su questo la resistenza palestinese è stata chiara e per questo rilanciamo direttamente, a seguire, i comunicati di Hamas e del FPLP.
Se gli ultimi due anni hanno insegnato qualcosa è ad aver fiducia nel fronte della Resistenza palestinese e nelle forze che lo compongono, perché è l’unica interprete degli interessi delle masse popolari palestinesi. È grazie all’eroica Resistenza palestinese se oggi si scende nelle piazze del mondo a fianco del popolo palestinese. È grazie alla gloriosa Resistenza palestinese se ancora oggi in tutte le piazze del mondo si grida “Palestina libera dal fiume al mare”.
La Resistenza palestinese ha già ampiamente dimostrato al mondo che il popolo palestinese non vuole e non ha bisogno di tutori internazionali, di padrini, di curatori, di amministratori. Il popolo palestinese lotta ininterrottamente per la propria autodeterminazione e per la liberazione e, lottando senza riserve, contribuisce alla lotta di liberazione che le masse popolari di tutto il mondo conducono contro il giogo della borghesia imperialista.
Per questo non è possibile alcuna divisione, distinzione, dissociazione fra la mobilitazione in atto nel nostro paese e il popolo palestinese, la sua Resistenza, le organizzazioni che la compongono. Il nostro compito è sostenere la Resistenza palestinese e spezzare l’asse dei governi complici di Israele qui a casa nostra cacciando il governo Meloni.
Chi alimenta polemiche dimostra o di non aver capito un’acca di quello che sta accadendo o fa finta di non capire per alimentare confusione, per dividere la Resistenza buona dalla Resistenza cattiva, il movimento di solidarietà buono dal movimento di solidarietà cattivo. E quindi non può fare altro che un servizio proprio a quei nemici che dice di voler combattere.
Il presente in cui siamo immersi è la lotta. Il futuro che ci spetta è quello che i popoli dei paesi oppressi e le masse popolari dei paesi imperialisti saranno in grado di conquistarsi. Questo il senso profondo delle parole che urliamo in piazza da due anni a questa parte. I popoli in lotta scrivono la storia, intifada fino alla vittoria.
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Hamas
Giovedì 9 ottobre ore 1.12
– Dopo negoziati seri e responsabili del movimento e le fazioni della resistenza palestinese in merito alla proposta del Presidente Trump a Sharm el-Sheikh, con l’obiettivo di porre fine alla guerra di sterminio contro il nostro popolo ed il ritiro dell’occupazione israeliana dalla Striscia di Gaza, il Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) annuncia la conclusione di un accordo che prevede la fine della guerra di genocidio a Gaza, il ritiro dell’occupazione, l’ingresso di aiuti e uno scambio di prigionieri.
– Apprezziamo profondamente gli sforzi dei nostri fratelli mediatori in Qatar, Egitto e Turchia. Apprezziamo anche gli sforzi del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si impegna a porre fine alla guerra e a ottenere il completo ritiro dell’occupazione dalla Striscia di Gaza.
– Invitiamo il Presidente Trump, gli Stati garanti dell’accordo e varie parti arabe, islamiche e internazionali a costringere il governo di occupazione ad attuare pienamente i requisiti dell’accordo e a non permettergli di eludere o ritardare l’attuazione di quanto concordato.
Rendiamo omaggio al nostro grande popolo nella Striscia di Gaza, a Gerusalemme e in Cisgiordania, sia all’interno che all’esterno della patria, che ha dimostrato un orgoglio, un eroismo e un onore senza pari e che ha affrontato i piani dell’occupazione fascista che prendevano di mira loro e i loro diritti nazionali. Questi grandi sacrifici e queste prese di posizione hanno sventato i piani di sottomissione e sfollamento dell’occupazione israeliana.
Affermiamo che i sacrifici del nostro popolo non saranno vani e che rimarremo fedeli alla nostra promessa e non rinunceremo ai diritti nazionali del nostro popolo, alla libertà, all’indipendenza e all’autodeterminazione.
FPLP
Il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco e avviarne la prima fase è un risultato significativo e il primo passo di un lungo cammino verso la fine delle sofferenze del nostro popolo.
È tempo che il genocidio finisca. È il frutto della leggendaria fermezza (Sumud) dimostrata da Gaza e dal nostro popolo palestinese, degli enormi sacrifici dei martiri, dei feriti e dei prigionieri, e della tenacia della coraggiosa resistenza che ha affrontato l’aggressione fino a questo momento.
Rendiamo omaggio al nostro popolo, sia in patria che all’estero, e ai nostri martiri, feriti, prigionieri e dispersi, che hanno incarnato le più belle immagini di sacrificio e tenacia. Il nostro popolo ha sopportato ciò che nessun altro popolo ha sopportato e, nonostante la distruzione, i massacri e la fame, l’occupazione sionista ha fallito nel raggiungere i suoi obiettivi e non ha raccolto altro che delusione, vergogna e isolamento.
Dall’inizio dell’aggressione fino alla firma dell’accordo, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha continuato i suoi sforzi senza interruzione, in coordinamento con tutte le forze palestinesi, arabe e islamiche, per raggiungere il momento in cui sarà fermata la macchina da guerra. Il Fronte rimarrà al fianco del nostro popolo durante questa fase difficile e cruciale della sua storia, continuando a sostenere la sua fermezza e la sua lotta fino al raggiungimento dei suoi obiettivi nazionali.
Apprezziamo profondamente gli sforzi dei nostri fratelli in Egitto, Qatar, Turchia e in tutti gli altri paesi arabi e islamici, così come le posizioni e le azioni delle nazioni e dei popoli liberi del mondo che hanno respinto la continuazione dei massacri e hanno cercato di fermarli, i cui sforzi hanno contribuito al raggiungimento di questo accordo. Apprezziamo in particolare la ferma posizione dell’Egitto nel respingere lo sfollamento e sostenere la fermezza del nostro popolo sulla sua terra.
L’accordo attuale ha superato i “no” e gli obiettivi sionisti. È l’unica opzione praticabile nelle circostanze attuali e il suo successo dipende dal rispetto dello stesso da parte dell’occupazione sionista e dalle chiare garanzie USA che impediscano ogni procrastinazione. Il nostro obiettivo ora è continuare a lavorare per porre fine una volta per tutte al genocidio, ottenere un ritiro completo dalla Striscia di Gaza, rompere l’assedio e porre fine alle sofferenze del nostro popolo.
Stiamo lavorando con tutte le organizzazioni palestinesi, con contributo egiziano, per avviare un dialogo nazionale globale che apra un nuovo orizzonte per la costruzione di una strategia palestinese unitaria basata sui principi e sui diritti storici del nostro popolo, per affrontare la fase successiva e ricostruire le nostre istituzioni nazionali in base a partenariato associativo e collegiale per affrontare tutte le sfide.
Rifiutiamo la tutela straniera e affermiamo che l’amministrazione di Gaza deve essere puramente palestinese, con la partecipazione araba e internazionale alla ricostruzione e al recupero.
Il mondo oggi è al nostro fianco e sostiene il nostro diritto alla libertà e all’autodeterminazione. Il movimento globale deve continuare a perseguire l’occupazione e i suoi leader anche dopo il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco, affinché la Palestina possa rimanere viva nella coscienza mondiale fino alla fine dell’occupazione.






