Sono giorni convulsi. Mentre scriviamo Trump ha presentato il suo “piano per la pace a Gaza” in una conferenza stampa a New York, insieme a Netanyahu.
Più che una proposta di accordo è un ultimatum, infatti la premessa è stata che “se Hamas non lo accetta, Israele ha la libertà di e il sostegno per finire il lavoro”. “Finire il lavoro” è la definizione con cui Trump descrive il genocidio del popolo palestinese.
Oltre a indorare un ultimatum spacciandolo per accordo di pace, la mossa di Trump è un tentativo di serrare i ranghi nella Comunità Internazionale degli imperialisti, dato che nelle settimane precedenti ognuno era avanzato in ordine sparso, a partire dal riconoscimento dello Stato palestinese di Inghilterra, Francia, Canada e altri. Al netto della confusione e della fumosità della formulazione, le crepe avevano in qualche modo incoraggiato anche paesi non più allineati agli imperialisti Usa a ritagliarsi un ruolo internazionale durante la Conferenza dell’Onu (23-29 settembre) proprio sul riconoscimento della Palestina, come successo per il presidente della Colombia Petro, che ha fatto appello alla costituzione di una coalizione militare “per liberare il popolo palestinese”. Petro si è anche detto disponibile a partecipare personalmente, in qualità di ex guerrigliero.
Ecco, la polpetta avvelenata di Trump ha ricompattato il fronte dei paesi imperialisti: a sostegno della proposta di accordo si sono schierati tutti i paesi arabi, la Turchia, la Francia, la Gran Bretagna, il Pakistan e vari altri. Anche l’Italia, ovviamente.
Che ogni capo di Stato e di governo abbia specifiche convenienze a intrupparsi nelle manovre di Trump è chiaro, così come è chiaro che le manovre di Trump sono una bolla di sapone destinata a svanire.
Non abbiamo gli elementi per prevedere nel dettaglio le evoluzioni della situazione, ma li abbiamo per arrivare con solide argomentazioni alla conclusione che il piano di Trump è un ibrido fra la truffa e l’ingenua illusione. E li abbiamo per affermare con sicurezza quanto segue.
Il fronte della Resistenza palestinese è l’unico soggetto titolato a decidere il contenuto e le forme della risposta alle manovre di Trump (e Netanyahu).
Il popolo palestinese e le organizzazioni della sua Resistenza sono un faro per la lotta antimperialista dei popoli oppressi del mondo e per la resistenza delle masse popolari dei paesi imperialisti.
Lo sono stati sempre e in particolare da quando, con la caduta dei primi paesi socialisti, è iniziata la “fase di nera reazione della storia” e gli imperialisti giuravano di averla avuta vinta.
Lo sono stati quando sono passati al contrattacco, il 7 ottobre 2023. E lo sono ancora oggi.
Il popolo palestinese lotta senza risparmio per la sua autodeterminazione e quali che siano le decisioni della Resistenza palestinese, esse dovranno essere assunte da tutto il movimento che sostiene la causa palestinese.
La Resistenza palestinese ha dimostrato mille volte di essere lungimirante, coraggiosa, indomita, politicamente acuta. Quali che siano le decisioni che prenderà, noi comunisti, antimperialisti, e rivoluzionari italiani dobbiamo necessariamente considerare quanto segue.
a. Nessun imperialista può pacificare la Palestina e il Medio Oriente perché in quella parte di mondo batte il cuore della lotta di liberazione. Neanche a prezzo di milioni di morti, gli imperialisti Usa sono riusciti a pacificare l’Afghanistan, l’Iraq, il Libano, così come non sono riusciti a domare l’Iran e lo Yemen o a sottomettere definitivamente la Siria. E nonostante il sostegno e gli aiuti alla banda terroristica che fa capo allo Stato d’Israele non sono mai riusciti a pacificare la Palestina.
Questo perché la loro pace non è pace, ma dominio, sottomissione delle popolazioni, occupazione e saccheggio dei territori, sfruttamento, corruzione morale e materiale.
Ciò che gli imperialisti Usa e i loro servi possono ottenere in Medio Oriente, alla lunga si rivelerà più simile a ciò che hanno ottenuto in Corea e in Vietnam nel secolo scorso. Sconfitta, disgregazione, deperimento, destabilizzazione interna.
b. Nessuna presunta o supposta “pace a Gaza” può mettere concretamente fine né al genocidio del popolo palestinese né all’occupazione della Palestina né alle scorrerie degli imperialisti in Medio Oriente. Il popolo palestinese continuerà ad avere bisogno di tutta la solidarietà e di tutto il supporto del proletariato internazionale, perché dietro i discorsi propagandistici la macchina di morte sionista continua a operare. Con la complicità dei governi di tutti i paesi imperialisti, Italia compresa.
La Resistenza del popolo palestinese ha alimentato la mobilitazione antimperialista e contro la Terza guerra mondiale in tutti i paesi imperialisti, anche in Italia, e quanto sedimentato non va perso, ma rilanciato, sviluppato, esteso, radicalizzato. Non c’è nessuna ragione per “deporre le armi” della solidarietà, della mobilitazione, dell’organizzazione, anzi deporre quelle “armi” è un sostegno – per quanto indiretto – a Trump, a Netanyahu, al governo Meloni e a tutti coloro che prima fanno il deserto e poi pretendono che tutto il mondo lo chiami “pace”.
c. La “pace” imposta da Trump è una farsa, soprattutto, perché i sionisti di Israele non ne rispetteranno le condizioni. Non rispetteranno nessuna condizione. Lo sanno loro, lo sa Trump, lo sa il mondo intero. E lo sa anche la Resistenza palestinese. L’obiettivo è disarmare la Resistenza, decimarla (altro che “esilio volontario”) e sradicarla per fare di Gaza una dependance di lusso su cui far lucrare gli amici pedofili di Jeffrey Epstein, mentre proseguirà l’occupazione della Cisgiordania.
Questa è la loro pace. Questo è il loro ordine. Questo è uno dei motivi per cui per gli imperialisti la Striscia di Gaza è un altro Vietnam.






