Il 18 settembre, a Ravenna, le amministrazioni locali (Comune, Provincia, Regione) su segnalazione di alcuni lavoratori del porto hanno disposto il blocco di un carico di armi diretto allo Stato illegittimo d’Israele. Dietro questa esemplare azione istituzionale c’è una città che da anni è mobilitata nella lotta contro il traffico di armi. Alla testa della mobilitazione ci sono i lavoratori portuali, che recentemente si sono organizzati nel Comitato Autonomo Portuale (Cap).
Già nel maggio 2021 ci fu uno sciopero per impedire un carico di armi verso Israele e nel 2023 il passaggio di una nave della compagnia israeliana Zim fu accolto dalle proteste.
Più recentemente, nel marzo 2025, le autorità doganali hanno sequestrato un carico di materiale metallico, utilizzabile per armamenti, proveniente dalla ditta Valforge di Cortenova, in provincia di Lecco. Avrebbe dovuto essere caricato a Ravenna senza le autorizzazioni previste per legge, aggirate con il trucco delle triangolazioni e il paravento del dual-use. I materiali in sé avrebbero potuto essere utilizzati anche per fini civili… peccato che fossero diretti alla Israel Military Industries System!
Le indagini hanno fatto emergere che altre spedizioni verso Israele erano già state effettuate nei mesi precedenti da questa azienda, senza le dovute autorizzazioni.
A seguito di questo sequestro, il 29 marzo la Rete antisionista e anticolonialista per la Palestina ha chiamato alla mobilitazione per dire basta al traffico di armi nel porto.
L’attenzione attorno a quanto passa dal porto si è quindi alzata, facendo emergere profonde collusioni con l’entità sionista. Il 16 settembre la mobilitazione “Fuori Israele dal porto di Ravenna” ha messo al centro non solo la lotta contro il traffico di armi, ma ha anche acceso un faro sulla partecipazione dell’Autorità Portuale di Ravenna al progetto denominato Undersec (Underwater Security). Si tratta di un progetto dell’Unione Europea che riguarda l’implementazione di tecnologie per la sicurezza marina e sottomarina nei porti, a cui partecipa anche lo Stato criminale d’Israele.
Progetto Undersec: oltre a 22 enti di 10 paesi europei, sono della partita anche il Ministero della difesa israeliano, l’Università di Tel Aviv e la Rafael Advanced System, produttrice di tecnologie militari. L’Autorità Portuale di Ravenna fa parte del comitato di controllo. Questo comitato decide quali documenti prodotti nell’ambito del progetto vanno secretati (la maggior parte lo sono) e quali resi pubblici e ne fa parte, fra gli altri, anche Itay Almog, ufficiale a capo delle forze speciali antiterrorismo di Israele.
Nell’ambito di questo progetto l’Università di Tel Aviv addestra l’Autorità Portuale all’utilizzo di queste tecnologie. Fra il dicembre del 2025 e il settembre del 2026 sono previste esercitazioni, in date non precisate, nei porti di Lavrio (Grecia), Valencia (Spagna) e Ravenna
(fonte: “Undersec, la sicurezza portuale in mano a Israele. Il ruolo di Ravenna e dei partner” da Altreconomia).
A partire da questa manifestazione è emersa con più forza l’organizzazione operaia del Cap (vedi articolo sui porti a pag. 8), formatasi in tempi recenti con l’intento preciso di monitorare e impedire il traffico di armi dal porto e chiedere chiarezza sul progetto Undersec.
Il Cap ha dimostrato fin da subito di voler dare seguito agli obiettivi che si è posto. Il 17 settembre i lavoratori sono venuti a conoscenza del fatto che sarebbero giunti due container carichi di esplosivi diretti al porto di Haifa, in Israele. Hanno segnalato la cosa al sindaco Barattoni, che verificata l’informazione, ha coinvolto anche la presidente della Provincia Palli e il presidente della Regione De Pascale nell’azione di blocco del carico.
L’azione è stata possibile perché gli enti locali sono azionisti della Sapir, la società che gestisce il terminal. In questo modo hanno ottenuto il respingimento del carico. Oltre a questo hanno fatto inserire nel codice etico della società un capitolo sul rispetto dei diritti umani e della pace. Il 18 settembre hanno quindi esposto pubblicamente le ragioni della loro azione in una conferenza stampa congiunta, ringraziando pubblicamente i lavoratori per la tempestiva segnalazione.
Nel successivo Consiglio comunale il sindaco Barattoni ha rivendicato la sua azione, ricordando come già in una lettera datata 2 settembre avesse chiesto chiarimenti al ministro Salvini sul traffico di armi a Ravenna, esprimendo la sua contrarietà alla partecipazione del Ministero della difesa israeliano al progetto Undersec.
Anche Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno preso posizione, chiedendo interventi contro il transito di armamenti e l’uscita di Ravenna dal progetto Undersec.
I container respinti sono infine stati attenzionati dall’osservatorio di Weapon Watch, che monitora i movimenti dei carichi di armamenti, con la richiesta di segnalazioni per proseguire nell’azione di contrasto.
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“COMUNICAZIONE da Weapon Watch ai compagni nei porti — I container “fermati” a Ravenna sono probabilmente in movimento sulle strade italiane, per raggiungere un porto e riprendere la strada per Israele. Sono sotto osservazione: (nel Tirreno) Genova, La Spezia, Livorno, Salerno; (nell’Adriatico) Trieste, Venezia-Marghera, Ancona, Bari. I container sono identificati dalle sigle TLNU2151714 (Trident) e JXJU3227698 (Gold Star Line). A noi risultano in viaggio verso Haifa, ma questo è probabilmente una segnalazione precedente al blocco di Ravenna. Inviate le informazioni che raccogliete e le foto a [email protected]”




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