A fine agosto è nata, dal basso, la rete “Preti contro il genocidio” che ha raccolto l’adesione di circa mille sacerdoti e poco meno di dieci vescovi, italiani e non solo.
Il promotore, don Rito Maresca, ha sentito l’esigenza che la Chiesa non rimanesse silente di fronte al genocidio palestinese, ma si schierasse e denunciasse “come il Vangelo insegna”.
Il 22 settembre, nel quadro della mobilitazione generale, Preti contro il genocidio ha tenuto la sua prima “iniziativa pubblica”: un raduno di preghiera a Sant’Andrea al Quirinale.
Ma gli aderenti ambiscono a scendere anche sul terreno della mobilitazione pratica per “fermare la fredda conta quotidiana dei morti”, per esempio sostenendo le mobilitazioni dei lavoratori portuali che bloccano il traffico di armi nei porti italiani.
L’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignor Franco Moscone, si aspetta che l’Italia e gli altri paesi europei “non solo riconoscano lo Stato di Palestina, ma non riconoscano più lo Stato d’Israele, fin quando non porrà fine al genocidio. Genocidio, sì, l’ho definito così già a marzo, suscitando le proteste dell’ambasciatore d’Israele. Ma è evidente che di questo si tratta”.
Noi non sappiamo quali saranno gli sviluppi della rete Preti contro il genocidio, sappiamo che è una manifestazione di quei profondi sommovimenti che stanno scuotendo la base della Chiesa nel nostro paese, sommovimenti che abbiamo visto anche al Forum “Addio alle armi” organizzato a Cernobbio da Sbilanciamoci a inizio settembre – vedi l’articolo dell’Agenzia stampa Staffetta Rossa su www.carc.it – e sappiamo che tali sommovimenti si paleseranno in tutta la loro ampiezza il 12 ottobre in occasione della tradizionale marcia Perugia Assisi. Sappiamo pure che questi sommovimenti aprono contraddizioni.
Al netto di tutte le formule diplomatiche con cui viene oggi trattata la questione (dentro e fuori la comunità cattolica) Papa Leone XIV ha imboccato una strada ben diversa da quella tracciata da Bergoglio. Una strada opposta.
Al netto della retorica sulla pace e contro la guerra, il Vaticano si è riposizionato sotto l’ombrello della Nato, per quanto riguarda la guerra in Ucraina, e sotto quello degli imperialisti Usa e dei sionisti, per quanto riguarda il genocidio in Palestina. A partire proprio dal rifiuto di riconoscere che in Palestina è in corso un genocidio.
In ultimo, il sostengo incondizionato alla “proposta di pace per Gaza” di Trump è la dimostrazione di quale sia la pace che ha in mente Prevost. Opposta a quella della grande maggioranza delle masse cattoliche e molto più fumosa e ambigua di quella che si fa strada nell’apparato ecclesiastico.
“Cosa possiamo fare noi per incidere concretamente? Mobilitarci per tagliare i rifornimenti a Israele! Israele non è in grado di procurarsi le armi in modo autonomo e bloccare i rifornimenti sarebbe estremamente efficace. Il governo italiano potrebbe imboccare questa strada e aprire le porte ad altri. Ma non sembra voglia farlo. Bloccare i rifornimenti è l’unica vera azione non violenta possibile. Ma serve responsabilità e decisione politica e questo è l’appello che rivolgiamo alle istituzioni nazionali e internazionali”. Queste sono le parole di monsignor Moscone.
Qualcuno ha sentito il Papa dire qualcosa di anche lontanamente simile?






