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[Toscana] Le indicazioni di voto del P.CARC per le elezioni regionali in Toscana

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Ottobre 10, 2025
in Federazione Toscana
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10.10.2025

Il 12 e 13 ottobre si terranno le elezioni regionali in Toscana.

Questi due giorni devono essere un altro momento per proseguire nella mobilitazione, per continuare a sensibilizzare sui temi del genocidio in Palestina, del riarmo, dell’economia di guerra e a favore di una sanità pubblica, del diritto all’abitare e alla casa, di un lavoro utile e dignitoso, di una scuola sicura e di qualità.

Come P.CARC saremo presenti davanti ai seggi con la bandiera della Palestina e la nostra propaganda politica per continuare l’opera di sensibilizzazione e organizzazione tra le masse popolari. Per chi fosse interessato a partecipare o ad organizzare iniziative analoghe, precisiamo che il silenzio elettorale non vieta la propaganda politica e qualsiasi forma di intimidazione o tentativo di dissuasione da parte della polizia legati a questo motivo sono del tutto illegittimi e vanno denunciati! A questo proposito, la scelta della questura di Arezzo di imporre al comitato “Arezzo per Gaza” di anticipare la manifestazione da sabato 11 a venerdì 10 ottobre, a causa del silenzio elettorale, risulta totalmente illegittima e nemmeno conforme alle disposizioni previste dalle loro stesse leggi. Rompere queste assurde disposizioni e tutti quei “piccoli e grandi” abusi che le autorità mettono in campo contro i lavoratori e le masse popolari per cercare di ostacolarne il protagonismo è un motivo ulteriore per mobilitarci il 12 e il 13 ottobre.

Un esempio positivo che si muove in questa direzione è rappresentato dall’iniziativa della Consulta Popolare per la Sanità di Massa. Con questa azione, insieme alle altre promosse in collaborazione con comitati e cittadini nel mese e mezzo di campagna elettorale, la Consulta dimostra di aver compreso il significato di intervenire attivamente nella campagna elettorale e l’importanza di farlo. Invitiamo i cittadini massesi e la locale sezione del P.CARC a sostenere e rilanciare questa importante mobilitazione.

Oltre a quanto già espresso, con questo comunicato vogliamo anche fornire le nostre indicazioni di voto, invitando a sostenere la lista Toscana Rossa con Antonella Bundu come presidente.

Questa indicazione di voto si fonda sul ruolo che Toscana Rossa, come unica lista anti Larghe Intese presente nella campagna elettorale, può e deve assumere da qui in avanti, anche in ragione del fatto che alcuni dei suoi candidati sono attivisti delle principali lotte del territorio, piuttosto che sui contenuti e le modalità di una campagna elettorale che è stata particolarmente spenta. Una campagna condizionata più dal rispetto delle ritualità e dalle consuetudini tipiche del “teatrino della politica borghese” che dalle esigenze della fase attuale. Quest’ultima impone di sfruttare anche la campagna elettorale per rafforzare e incentivare il protagonismo popolare, utilizzando le candidature come strumento per amplificare le lotte, le rivendicazioni e le battaglie dei comitati territoriali attraverso azioni incisive e radicali. È alla luce di queste valutazioni, coerentemente con l’analisi e la linea che avevamo già illustrato in questo comunicato, che valutiamo la campagna elettorale di Toscana Rossa fondamentalmente inadeguata rispetto al contesto attuale. Un contesto segnato dalla Terza guerra mondiale in atto in cui la Toscana si trova profondamente coinvolta, anche a causa dell’intensificarsi della militarizzazione che la trasforma ogni giorno di più in una retrovia strategica per le operazioni della NATO e degli Stati Uniti. Un contesto segnato della complicità della Regione con il genocidio in corso in Palestina. Il che rende la presenza di Marco Carrai – agente sionista, console onorario d’Israele alla guida di diversi settori economici e istituzionali di rilievo, inclusa la presidenza della Fondazione Meyer – ancora più insopportabile e offensiva. Tutto ciò si combina con il peggioramento delle condizioni di vita delle masse popolari toscane, pensiamo solo allo smantellamento della sanità!

Toscana Rossa aveva tutto il potenziale e l’autorevolezza per fare una campagna elettorale di rottura.

Un esempio emblematico è rappresentato proprio dalla questione della destituzione di Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer. Quale momento più proficuo, se non una campagna elettorale regionale, per realizzare un’azione ampia, organizzata e ben radicata, coinvolgendo i numerosi comitati e organismi a sostegno della Palestina attivi nella nostra regione? Si poteva, ad esempio, promuovere una mobilitazione regionale per mettere in luce il ruolo degli agenti sionisti e costringere Giani ad assumersi le sue responsabilità. Come Presidente della Regione Toscana, infatti, ha il potere di revocare l’incarico a Carrai. Un’azione del genere avrebbe prodotto un rafforzamento della singola battaglia e un rafforzamento del coordinamento dei tanti organismi che già oggi costellano la regione ma che nei fatti non si coordinano e talvolta nemmeno si conoscono. Un’operazione simile avrebbe instradato Toscana Rossa a diventare quel centro autorevole della mobilitazione e dell’organizzazione delle masse popolari e dei lavoratori di cui c’è bisogno per esprimere al meglio tutta quella forza, quella voglia e capacità di partecipazione che abbiamo visto dispiegarsi nelle ultime due settimane, cioè a partire dalle grandi manifestazioni del 22 settembre e dallo sciopero generale del 3 ottobre con cui, anche qui, in Toscana, abbiamo bloccato tutto!

Si tratta di un singolo esempio, ma si potrebbero considerare molti altri casi. Con quale obiettivo? Criticare Toscana Rossa in modo fine a se stesso? No, compagni, non è questa la nostra intenzione. L’obiettivo è avviare una riflessione che possa stimolare un confronto sul fatto che il ruolo dei candidati e degli eletti richiede di essere messo a livello con la gravità della situazione in cui siamo immersi.

Servono eletti e candidati che usano la loro posizione per alimentare l’incendio e per sostenere i lavoratori e le masse popolari nella lotta per imporre le loro rivendicazioni, le loro soluzioni. Questo ragionamento è importante per problematizzare il bilancio dell’esperienza, per capire come sviluppare un’eventuale attività consiliare in Regione che sia all’altezza della situazione, ma anche per affrontare i prossimi e imminenti appuntamenti elettorali che ci saranno in Toscana in alcuni comuni come Sesto Fiorentino, Prato, Pistoia o Viareggio. Non solo: questo ragionamento è importante anche per problematizzare l’esperienza e l’azione di alcune amministrazioni, come quella di Campi Bisenzio che si è affermata proprio all’insegna dell’alternativa e della volontà di rompere con il sistema politico ed economico del PD che impesta la Toscana da decenni (quanto e come sta rompendo?).

Detto ciò, intendiamo chiarire un aspetto che, a nostro avviso, deve anch’esso costituire un tema di dibattito e confronto, soprattutto tra comunisti. Noi non siamo per la “via democratica e parlamentare al socialismo” con la quale Togliatti ha portato il vecchio PCI dalla vittoria della Resistenza alla sconfitta del 1948 e che poi, con Berlinguer “sotto l’ombrello della NATO”, è stato corroso fino alla dissoluzione nel 1991. Non è con elezioni indette e gestite dalla borghesia e dal clero che dominano nell’economia e nelle relazioni sociali che si cambia il corso delle cose.

Il catastrofico corso degli eventi in cui siamo immersi è dovuto alla crisi generale del capitalismo che ha la sua fonte nella sovrapproduzione assoluta di capitale e nella guerra il suo sbocco oggettivo. Solo la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari per il socialismo tramite le organizzazioni operaie e popolari nelle aziende capitaliste e pubbliche e nei territori, il loro crescente coordinamento e rafforzamento fino a costituire un loro governo d’emergenza daranno inizio in Italia a un corso diverso delle cose.

Partecipare alle elezioni regionali e comunali, quindi, per fare che cosa? Per sfruttare un momento in cui la debolezza del nostro avversario è massima – come conferma il bassissimo tasso di partecipazione alle recenti votazioni in Calabria e nelle Marche, dovuto proprio al fatto che non esiste un’alternativa ai due poli delle Larghe Intese – per alimentare processi di protagonismo e partecipazione popolare, per guadagnare posizioni nell’accumulo di forze, nel rafforzamento dei comitati che già esistono e nella promozione di nuovi, per rendere ingovernabili i territori alla classe dominante.

Le elezioni sono una “pericolosa necessità” per la classe dominante: dobbiamo irrompere per portare scompiglio, per cacciare le Larghe Intese e costruire amministrazioni regionali e comunali frutto ed emanazione della rete delle organizzazioni operaie e popolari che innervano la nostra regione. Questo rimane l’obiettivo su cui continuare a lavorare indipendentemente dall’esito elettorale.

La mobilitazione che abbiamo visto dispiegarsi anche in Toscana nelle ultime settimane e i rapporti di forza che è stata in grado di mettere in campo vanno coltivati, nutriti e indirizzati per “continuare a bloccare tutto” contro il genocidio e per la Palestina libera, ma anche contro il riarmo e la presenza della NATO, la militarizzazione delle scuole, contro lo smantellamento della sanità pubblica, contro la devastazione dell’ambiente, contro la desertificazione dell’apparato industriale e la riconversione bellica. Bisogna “bloccare tutto” PER “cambiare tutto”. Per realizzare la partecipazione attiva della cittadinanza, l’economia di pace, la garanzia del diritto alla salute, la difesa dell’ambiente e del territorio, dell’acqua pubblica, la solidarietà con la Palestina e la liberazione dagli imperialisti USA, UE, dai sionisti e dalla NATO, fino a determinare l’uscita del nostro paese dall’alleanza atlantica e così applicare veramente l’articolo 11 della Costituzione!

A questo fine è fondamentale trasformare la mobilitazione in organizzazione e conferirle un orizzonte positivo: costruire un nuovo Comitato di Liberazione regionale, come hanno ben sintetizzato alcuni comitati popolari nel documento sugli “Impegni non negoziabili” e di cui avevamo già parlato in questo articolo. Un Comitato che richiami all’esperienza della guerra di Liberazione di ieri e all’esigenza di condurre la “nostra guerra”, oggi, per liberarci dai vecchi e nuovi oppressori. Il passo è mobilitarsi per iniziare a perseguire le soluzioni indicate dai comitati operai e popolari con gli strumenti che ciascuno di loro ha già a disposizione, adottando le forme di lotta più idonee, facendo valere il principio per cui è legittimo tutto ciò che è conforme agli interessi delle masse popolari, anche se è illegale. Ebbene, Toscana Rossa deve convergere su questo tipo di progettualità, sostenerla e assumere quel ruolo di centro autorevole che indirizzi la mobilitazione e l’organizzazione sull’obiettivo di prenderci nei fatti il governo della Toscana.

La scintilla è accesa, non ci sono più scuse, è giunto il momento che l’incendio si propaghi! Che ognuno assuma il proprio ruolo.

Partito dei CARC, Federazione Toscana

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