Dal 31 maggio Ultima Generazione ha lanciato la campagna “Tagliamo l’Iva”, organizzando irruzioni nei supermercati per invitare i clienti al boicottaggio di massa della grande distribuzione organizzata (Gdo). La data scelta per cominciare il boicottaggio vero e proprio è l’11 ottobre (sul loro sito – www.ultima-generazione.com – stanno raccogliendo adesioni: nel momento in cui scriviamo sono 56 mila quelle individuali, mentre sono 18 quelle delle realtà organizzate).
Concretamente la campagna invita a non fare più la spesa il sabato nei supermercati, rivolgendosi invece ad alimentari e negozi di quartiere o a piattaforme di vendita diretta, gruppi di acquisto solidali e mercati contadini. Come scrivono sul loro sito: “È semplice, legale e alla portata di chiunque. È un gesto individuale, ma se lo facciamo in tanti diventa una forza collettiva potente e astuta”.
L’iniziativa tiene assieme diverse tematiche. L’aspetto principale è denunciare il carovita, gli stipendi fermi al palo da decenni, gli scandalosi profitti della grande distribuzione sulla pelle non solo dei clienti, ma anche degli agricoltori. Con l’obiettivo concreto di imporre al governo il taglio dell’Iva sui beni essenziali come il cibo. Misura che deve essere presa “tagliando le spese militari e tassando chi è responsabile di questa crisi: i colossi del fossile, l’1% più ricco e chi specula alle nostre spalle”.
Ma la campagna è intesa anche come strumento per colpire il regime criminale di Israele, le aziende colluse con i sionisti e mettere in difficoltà il governo italiano complice del genocidio; per accendere i riflettori sulla crisi climatica che devasta territori e raccolti, per difendere il piccolo commercio e l’agricoltura, per denunciare lo sfruttamento dei lavoratori della Gdo e fermare lo spreco alimentare che è pratica corrente nei supermercati.
La lotta contro il genocidio a Gaza ha mostrato l’efficacia delle campagne di boicottaggio quando non si limitano a gesti individuali, ma diventano di massa e vengono promosse in maniera organizzata, dove accanto al rifiuto di acquistare determinate merci si sviluppano anche irruzioni nelle aziende prese di mira, presidi, denunce pubbliche, ecc. Diversi marchi e aziende sono stati costretti dalla mobilitazione a sospendere i rapporti con il governo sionista. Giustamente, Ultima Generazione rilancia ora questo strumento di lotta come mezzo per sviluppare una mobilitazione ampia e capillare, mettendo assieme i tanti temi della lotta di classe all’ordine del giorno, per farli confluire verso un obiettivo ben preciso di pressione sul governo, affinché attui misure concrete contro il carovita. Facendo leva anche sulle sue contraddizioni: una delle tante promesse non mantenute dal governo Meloni era proprio quella di tagliare l’Iva sui beni essenziali.






