In Campania le elezioni regionali si terranno il 23 e 24 novembre. Nella definizione del nostro piano d’azione siamo partiti dalla seguente analisi: la questione decisiva rispetto alla lotta politica in corso attiene alla gestione dei fondi della sanità, quasi la metà dell’intero bilancio regionale.
Oltre alla sanità, altri aspetti importanti attengono alle mobilitazioni in solidarietà con il popolo palestinese, allo smantellamento, riconversione o uso militare dell’apparato produttivo (dalla Fincantieri di Castellammare allo stabilimento Stellantis di Pomigliano) e alla lotta per il lavoro portata avanti dai disoccupati organizzati dei quartieri popolari di Napoli.
Abbiamo dunque deciso di concentrare prevalentemente la nostra azione nel sostenere la mobilitazione dei lavoratori della sanità e degli organismi che sono già attivi in questo ambito.
In particolare gli ospedali della Regione sono attraversati da un’ondata di mobilitazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Decine di lavoratori hanno aderito a Sanitari per Gaza, partecipando prima al digiuno e ai presidi e poi alle mobilitazioni per la Flotilla, fino allo sciopero del 22 settembre.
È un movimento trasversale che travalica le appartenenze politiche e sindacali. Un movimento che per avere continuità e prospettive deve ora consolidarsi in gruppi stabili di lavoratori
– che promuovano assemblee e momenti di informazione, confronto e organizzazione con gli altri lavoratori e utenti;
– che conducano in ogni ospedale la battaglia per interrompere i rapporti commerciali e le forniture alle aziende sanitarie campane di prodotti israeliani come i farmaci Teva;
– che scioperino, organizzino presidi davanti alle aziende sanitarie e alla Regione Campania perché i fondi pubblici vengano investiti per salvare vite e preservare la salute delle masse popolari e non per finanziare guerre, armi e il genocidio in corso in Palestina.
Questo vuol dire irrompere nella campagna elettorale nell’interesse delle masse popolari e non limitarla a semplici balletti di coalizioni e a vuote promesse di politicanti.
In ospedali come il Cardarelli, il Monaldi, il Pascale della città di Napoli, così come nel Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli e in altre strutture sanitarie di tutta la Regione questo lavoro è già iniziato.
Legati agli organismi dei lavoratori della sanità, organismi come la Consulta Popolare Sanità e Salute di Napoli sono già attivi per realizzare un Referto epidemiologico della città, per sostenere le lotte dei sofferenti mentali e dei loro parenti e in generale per affermare parole d’ordine come “più fondi per la salute e gli ospedali, zero fondi per le guerre e gli arsenali”. Filoni su cui chiameranno in causa candidati, amministratori locali e parlamentari.
Oltre ai Sanitari per Gaza e alla Consulta Popolare Sanità e Salute, anche il movimento di solidarietà con la Palestina, i portuali di Napoli, Salerno e Castellammare, gli operai Stellantis e di altri stabilimenti in crisi, il movimento dei disoccupati organizzati devono sfruttare la campagna elettorale per fare fronte comune e organizzare l’irruzione con i propri temi, le proprie lotte e bisogni in ogni comizio, appuntamento e ambito. Per realizzare iniziative che rafforzano il movimento di resistenza sociale e alimentano collaborazione e unità d’azione tra le varie organizzazioni.
Cosa fare nel concreto? Il movimento di solidarietà con la Palestina non deve accontentarsi delle belle parole e qualche bandiera appesa ai balconi dei comuni. Deve far ingoiare delibere, ordinanze e misure concrete alle forze politiche che già amministrano la regione e diversi comuni del territorio per interrompere ovunque ogni rapporto politico, commerciale ed economico con Israele.
Deve pretendere schieramenti netti e pratici dei candidati rispetto al blocco dei porti, delle stazioni e sostenere senza se e senza ma ogni iniziativa di lotta che il movimento deciderà di intraprendere. I candidati facciano ora quello che promettono di fare una volta eletti!
In sostanza, quella che serve è una campagna in cui fare della “liturgia elettorale” (comizi, dibattiti, banchetti, passerelle) un campo minato per i partiti e i candidati delle Larghe Intese. Da queste elezioni uscirà qualcosa di buono per le masse popolari solo se saranno i comitati, i collettivi, le associazioni, le reti sociali e i sindacati a farlo uscire, senza accontentarsi delle promesse, facendo valere la loro forza nel pretendere misure e azioni immediate.
Rispetto agli schieramenti elettorali? Il centrodestra delle Larghe Intese presenterà un candidato “civico” per provare a riconquistare la Regione con la stessa propaganda securitaria e antipopolare del governo Meloni.
Il centrosinistra delle Larghe Intese presenterà invece come candidato Roberto Fico, del M5S. La sua candidatura è arrivata a seguito di una serie di accordi che, in caso di elezione, lasceranno la Regione in mano a De Luca e a vecchi volponi come la famiglia Mastella, la discendenza di De Mita e simili. Tutto deve cambiare, perché nulla cambi.
Nel campo delle forze antagoniste ai partiti delle Larghe Intese, Potere al Popolo e il Partito Comunista Italiano, insieme a esponenti di organismi popolari, sindacati di base e reti sociali, hanno lanciato Campania Popolare, una coalizione che punta ad affermarsi come alternativa ai due poli delle Larghe Intese.
Una coalizione che per affermarsi come alternativa reale deve anzituttofar proprio il programma delle organizzazioni operaie e popolari del territorio, organizzarne e sostenerne l’irruzione nella campagna elettorale.
Questa è l’unica via per non limitarsi al ruolo di testimonianza come “sinistra della sinistra” del centrosinistra e diventare concretamente il centro autorevole della mobilitazione, dell’organizzazione e dell’iniziativa delle masse popolari, usando a pretesto la campagna elettorale.
Questa è anche l’unica via per “conquistare gli indecisi” e convincere chi è orientato all’astensione.
Questa è la via per portare in Consiglio regionale una pattuglia di eletti che renda la vita impossibile alle Larghe Intese anche dentro il palazzo, grazie alla spinta, al sostegno e alla mobilitazione popolare che riceverà da fuori il palazzo.
Al di là delle manovre – probabilmente naufragate – per creare una coalizione più ampia e aperta ad altri settori e nomi illustri – si faceva quello di De Magistris – è compito di tutte le forze del movimento comunista e popolare, delle organizzazioni sindacali e sociali del territorio spingere e sostenere in questa direzione Campania Popolare.
Questo richiede maturità e lungimiranza.
Mettere da parte lo spirito di concorrenza e unire ciò che l’elettoralismo divide: questa è la linea di condotta che per primo il P.Carc si è dato.
P.Carc – Segreteria Federale Campania






