Lo scorso 22 settembre lavoratori, studenti e i solidali con la Resistenza palestinese hanno aderito allo sciopero generale proclamato da Usb, Cub, Sgb e Adl Cobas. Indipendentemente dalla tessera sindacale, dal settore lavorativo e dall’appartenenza politica, migliaia di persone hanno riempito le piazze e le strade, hanno occupato i binari e le autostrade rispondendo alla chiamata dei portuali del Calp di Genova che ha lanciato la mobilitazione con la parola d’ordine “Se attaccano la Flotilla blocchiamo tutto”.
Una prova generale per lo sciopero generale di domani, del 3 ottobre, e per la manifestazione nazionale del 4 ottobre. Prova generale da cui trarre esempi, esperienze e indicazioni utili.
Leggi anche: Avviso di sfratto al governo Meloni. Cinque riflessioni sulla giornata del 22 settembre
Nelle piazze del 22 settembre c’eravamo. Ed è lì che abbiamo raccolto le tante e variegate esperienze di come i lavoratori hanno costruito lo sciopero generale in ogni posto di lavoro.
A Milano
I lavoratori Feltrinelli ci hanno raccontato che non è stato necessario fare alcuna assemblea per presentare lo sciopero. “Non c’è stato bisogno di organizzare un’assemblea perché il livello di conoscenza delle ragioni dello sciopero era molto sviluppata. Per questo abbiamo comunicato tra di noi tramite email e chat ed è attraverso questi canali che dopo aver aderito allo sciopero della Cgil di venerdì 19, abbiamo deciso di scendere in piazza anche il 22. Noi abbiamo aderito ad entrambi gli scioperi perché pensiamo ci sia bisogno di allargare la partecipazione e di arrivare a proclamare uno sciopero generale unitario che blocchi veramente il paese, i numeri di oggi dimostrano che il momento è arrivato!”
Una lavoratrice di un ente del terzo settore no profit, RSA Filcams ci ha detto che “ragionando dello sciopero insieme a una collega è nata la proposta di partecipare e promuovere gli scioperi del 19 e del 22 settembre. Nel gruppo programmi nazionali la responsabile ha appoggiato informalmente il processo. Abbiamo allora predisposto una mail informativa che abbiamo poi inviato allo staff, ai/alle consulenti e alla direzione con la lista delle piazze organizzare in ogni città e che ha portato quattro lavoratori ad aderire”.
Gli insegnanti dell’ITIS Cannizzaro di Rho invece ci hanno detto che nel loro spezzone c’erano lavoratori iscritti a diversi sindacati e che hanno deciso di scioperare sia il 19 che il 22 settembre soprattutto per dare l’esempio ai loro studenti. “Abbiamo deciso che domani a scuola parleremo di questa giornata con i ragazzi. Vogliamo aprire un dibattito con loro per capire se sono interessati al tema o meno. Noi combatteremo per coinvolgerli, magari nel prossimo sciopero che speriamo sia unitario oltre che generale!”.
Antonio, lavoratore Ansaldo della Cub del Teatro La Scala, ci ha raccontato di essere in piazza in solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori palestinesi, “ma anche per rivendicare i nostri diritti in quanto i soldi che vengono spesi per le guerre e armi, sono soldi che dovrebbero essere usati per i lavoratori. Sono mesi che organizziamo assemblee e che tra colleghi parliamo costantemente anche dopo le assemblee sindacali. Altre ne organizzeremo anche perché è partito il processo per il licenziamento politico della collega e continueremo a lottare contro la guerra e i nostri diritti”.
Anche il gruppo di docenti dell’IC Via Palmieri di Milano il 22 settembre, indipendentemente dalla tessera sindacale, ha deciso di scioperare. “Lo abbiamo fatto dopo che i colleghi della secondaria di primo grado insieme ad alcuni studenti e genitori avevano fatto un flash mob lo scorso 4 giugno fuori dalla scuola e dopo che il nostro collegio docenti ha votato quasi all’unanimità il minuto di silenzio in solidarietà al popolo palestinese all’apertura dell’anno scolastico. Abbiamo deciso di scioperare e di venire in corteo insieme perché crediamo fermamente che questo genocidio debba finire immediatamente, perchè vogliamo una Palestina libera, perchè sosteniamo la Global Sumud Flotilla e perchè crediamo che la scuola giochi un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni.
Un altro lavoratore metalmeccanico ci ha parlato invece del fatto che la totalità dei lavoratori sia iscritta alla Cgil. “Come Comitato Lavoratori eravamo delusi perché la Cgil ha chiamato lo sciopero separato da USB perciò abbiamo pensato di concentrarci sul secondo. In ogni caso non abbiamo ceduto al settarismo quindi abbiamo incoraggiato i lavoratori a partecipare ad entrambi gli scioperi e a presenziare alle rispettive mobilitazioni. In ogni caso, l’adesione, pur essendo stata bassa è stata sbilanciata verso lo sciopero di venerdì 19, sia per l’assenza al lavoro sia per la partecipazione ai presidi. Il nostro ruolo è stato quello di parlare con i lavoratori, informandoli perché molti non lo sapevano nemmeno e rispondendo ai dubbi facendogli capire che lo sciopero è un metodo di lotta efficace e usato abbondantemente dai lavoratori di tutto il mondo. Molti sono stati colpiti dalla diffusione della mobilitazione anche se un po’ restii a scioperare per la Palestina che, pur non avendo trovato argomentazioni filo-sioniste o filo-governative, non sentono come causa propria”.
A Verbania
Una lavoratrice di un ente semiprivato che si occupa di cultura, animazione ed educazione ci ha raccontato che nel suo posto di lavoro “si è sentita l’importanza di questo sciopero. Due mie colleghe hanno partecipato e almeno una di loro è scesa anche in piazza nel pomeriggio. Altre colleghe non hanno partecipato per poter fornire servizio alle famiglie che necessitavano, considerando che siamo una realtà piccola che si occupa di bambini, ma hanno ugualmente scritto un messaggio di supporto alla causa”.
A Siena
Un’insegnante del Comitato lavoratori della scuola di Siena ci detto che dopo la proclamazione dello sciopero anche da parte della Cgil ha fatto quello che la segretaria della FLC di Siena ha giustamente detto di fare: aderire al di là della tessera sindacale allo sciopero del 22 settembre. “Nella piccola scuola dove lavoro e dove siamo in quattordici, abbiamo scioperato in quattro anche grazie alla discussione che sono riuscita a intavolare coi colleghi e le colleghe, mentre tutti i membri del Comitato hanno scioperato”.
A Roma
Abbiamo raccolto l’esperienza di una educatrice della scuola Carlo Pisacane del quartiere di Tor Pignattara che ci ha raccontato che la maggior parte del personale ha aderito allo sciopero del 22 settembre. “Prima dello sciopero abbiamo affisso e distribuito volantini ai genitori per segnalare che insegnanti e educatori avrebbero aderito. La nostra scuola è stata anche punto di raccolta per le persone del quartiere che volevano aderire, compresi i genitori dei bambini che la frequentano che sono organizzati in un comitato che si occupa delle problematiche del quartiere”.
A Napoli
La lavoratrice di una scuola statale paritaria ha raccontato che “in un momento storico in cui piovono accuse di antisemitismo a chiunque parli di genocidio, il risultato che abbiamo conseguito è sicuramente importante. Il collegio dei docenti che si è svolto qualche giorno prima ha approvato all’unanimità la proposta avanzata dalla dirigente scolastica: inviare a tutto il personale scolastico e ai genitori degli alunni una lettera allo scopo di promuovere l’adesione allo sciopero del 22.09.25 e promuovere la partecipazione in massa alla manifestazione cittadina del 22 settembre con uno striscione identificativo della comunità scolastica”.
Un lavoratore della sanità pubblica ci ha raccontato di come il movimento di solidarietà con la Palestina abbia spinto lavoratori di tutte le sigle sindacali a coordinarsi e mobilitarsi ma anche a porsi l’obiettivo di organizzarsi in maniera stabile azienda per azienda: “stiamo arrivando alla conclusione che dobbiamo organizzarci in gruppi di lavoratori in ogni ospedale e azienda sanitaria che si diano un piano di lotta rispetto alle direzioni sanitarie, alla Regione e al governo. Un esempio? Non useremo farmaci Teva ma soprattutto vogliamo che sia interrotta ogni fornitura, appalto e acquisto nelle strutture del servizio sanitario. Abbiamo tutte le intenzioni di raggiungere questo obiettivo con la lotta e con ogni mezzo”.

Ognuna di queste esperienze è preziosa perché mostra come ogni lavoratore ha la possibilità di costruire organizzazione e mobilitazione tra i propri colleghi, ma mostra anche la necessità di alimentare la ribellione dei lavoratori contro la guerra e l’economia di guerra promossa dal governo Meloni e soci.
La complicità del governo dei guerrafondai con il genocidio portato avanti dallo stato terrorista di Israele in Palestina si può rompere cacciandolo e alimentando l’alternativa che va costruendosi a partire da ogni gruppo di lavoratori che il 19 e il 22 settembre ha scioperato per bloccare tutto. A partire da ogni gruppo di lavoratori che il 3 ottobre aderirà allo sciopero generale e che confluirà nella manifestazione nazionale del 4 ottobre convocata in modo unitario dalle organizzazioni palestinesi presenti nel nostro paese e nelle altre mobilitazioni che ci saranno.
Costruire l’alternativa politica a quella delle Larghe Intese è possibile e il Calp di Genova dimostra che costruire in ogni azienda organizzazioni operaie e di lavoratori è la via per imporla.






