Dal 26 al 28 settembre si è svolto a Roma il secondo appuntamento della Festa nazionale della Riscossa Popolare promossa dal Partito dei Carc.
La Festa si è conclusa il 28 settembre con il dibattito L’Italia per la Palestina. Un confronto importante e necessario sulle prospettive del movimento in solidarietà alla Palestina e contro la guerra. Necessario specialmente nella fase attuale di fermento e mobilitazioni crescenti in sostegno alla Global Sumud Flotilla.
Tra le realtà che hanno partecipato Udap, Api, Cub, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e Coordinamento nazionale No Nato.
Quello di domenica è stato un dibattito ricco che ha fissato alcuni punti su cui proseguire il confronto e il lavoro delle prossime settimane.
Primo fra tutti la necessità di costruire l’unità d’azione da parte di tutte quelle organizzazioni politiche, sindacali o sociali che animano il movimento in solidarietà alla Palestina. Il 22 settembre è vissuta da un capo all’altro del paese questa spinta costruita dal basso, dai lavoratori che hanno scioperato, dai manifestanti che hanno invaso le piazze al di là di tessere sindacali e appartenenza di partito. Questa è la strada su cui proseguire, su cui la base delle organizzazioni sindacali e politiche devono proseguire. Questa la responsabilità a cui sono chiamati tutti gli animatori di questo movimento.
Importante è stato tirare un bilancio della giornata del 22 settembre, una giornata non isolata ma che è continuazione di un crescendo di mobilitazioni e che deve essere da esempio per le prossime iniziative e mobilitazioni. Così da rendere la fiammata che si è accesa il 22 settembre un incendio capace di travolgere il governo Meloni e cacciarlo.
Questo l’altro punto focale del dibattito. Il 22 settembre è stato infatti esempio di una manifestazione e di uno sciopero politici con parole d’ordine chiare e decise. Proprio su parole d’ordine decise, sulla realizzazione di scioperi politici e combattivi devono basarsi le prossime mobilitazioni. E l’obiettivo politico attuale non può essere altro in definitiva che quello di cacciare il governo Meloni e costruire un’alternativa che emerga da questo movimento.
Questa la strada per fare in modo che le mobilitazioni salgano di tono e diventino sempre più incisive, questa la strada per dare il massimo sostegno alla resistenza palestinese e per fermare la spirale di guerra in cui il paese è trascinato dalla Nato (vedi l’intervista a Stefano Antonelli del Coordinamento Nazionale No Nato sul legame tra lotta contro la guerra e lotta contro la Nato).
Su questo deve costruirsi anche l’unità delle forze sindacali, politiche, sociali che animano questo movimento.
Il 4 ottobre sarà la prima data in cui far convergere le energie e le capacità migliori del movimento per la Palestina e su cui sviluppare e rafforzare la forza e la determinazione messa in campo il 22 settembre.






