La mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese e per la sospensione di ogni sostegno dell’Italia allo Stato genocida d’Israele il 22 settembre si è dispiegata in lungo e in largo per l’Italia.
Da più parti giungono appelli a svilupparla ed estenderla.
Al netto delle iniziative che certamente si svolgeranno qualora la Global Sumud Flotilla fosse intercettata, ostacolata o bloccata, la principale mobilitazione in cui far confluire TUTTA la spinta che si è manifestata il 22 settembre è il corteo nazionale promosso a Roma per il 4 ottobre dalle organizzazioni palestinesi in Italia. Con lo sguardo puntato al processo che si sta svolgendo a l’Aquila contro Anan, Ali e Mansour.
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1. Il primo e principale aspetto che emerge dalla giornata di lotta del 22 settembre è che se qualcuno le promuove e le organizza su con una linea avanzata la mobilitazione si sviluppa e la ribellione divampa, diventano un problema politico di ordine generale.
L’Usb ha il merito di aver incanalato i diffusi sentimenti di solidarietà al popolo palestinese e di averli trasformati in spinta alla mobilitazione. I risultati, formidabili, non sono frutto di un caso.
La giornata di mobilitazione del 22 settembre è stata dilagante perché Usb vi ha posto alla testa la classe operaia, valorizzando al massimo l’appello lanciato dai portuali di Genova a fine agosto e sostenendolo con la proclamazione dello sciopero generale. E sciopero generale è stato, dilagante e combattivo appunto.
Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada con l’obiettivo di “bloccare tutto” in solidarietà al popolo palestinese, per rompere il sostegno politico, economico e militare del governo Meloni allo Stato illegittimo d’Israele.
2. A pochi giorni dallo sciopero generale del 22 settembre la Cgil ha proclamato “un suo sciopero”, il 19 settembre. Che i vertici della Cgil puntassero a depotenziare lo sciopero del 22 è ben più che un sospetto, confermato da mille notizie che sono arrivate dai posti di lavoro.
In tante aziende – in particolare nella scuola, ma non solo – i funzionari hanno cercato di dissuadere la partecipazione allo sciopero generale del 22. Ma hanno ottenuto scarso effetto e hanno anzi sortito l’effetto di alimentare l’incazzatura dei lavoratori e la partecipazione alla giornata del 22 settembre.
Abbiamo raccolto decine di testimonianze dirette di lavoratori e lavoratrici che hanno mandato a quel paese i vertici della Cgil e hanno scioperato in certi casi solo il 22 settembre, in altri sia il 19 che il 22 e, anche dove non hanno scioperato il 22 settembre per “spirito di appartenenza”, hanno mosso dure critiche per la decisione di dividere e contrapporre i lavoratori.
Ribadiamo qui che chi ha scioperato e manifestato il 19 settembre NON è nemico di chi ha scioperato e manifestato il 22. Anzi, i lavoratori e le lavoratrici che hanno scioperato e manifestato il 19 sono i primi fra coloro che chi ha intenzione di dare sviluppo alla giornata del 22 settembre devono prendere come riferimento e referenti.
In particolare il discorso riguarda l’atteggiamento e il ruolo dei sindacati di base: quando indicano una via di mobilitazione giusta, con parole d’ordine e obiettivi coerenti con i sentimenti e le aspirazioni dei lavoratori e delle masse popolari ottengono risultati significativi, di gran lunga superiori rispetto a quando si limitano a fare appello ai lavoratori a “lasciare la Cgil perché è un sindacato di regime”.
3. “Da Aosta a Palermo” le strade e le piazze si sono riempite e per tutta la giornata, dall’alba a notte, si sono susseguite iniziative di lotta. Le forze dell’ordine, che a nostra conoscenza non hanno assunto un “basso profilo” in nessuna circostanza, sono state sopraffatte dalla dimensione della mobilitazione e dalla combattività dei manifestanti, nel senso che i tentativi di disperdere i blocchi con cariche, lacrimogeni, idranti, ecc. si sono infranti contro un muro di determinazione.
A Milano, in Stazione Centrale, ci sono probabilmente stati gli scontri più duri della giornata: sono durati ore, con l’obiettivo di sbaragliare i cordoni di celere e bloccare la Stazione. A questo proposito tre considerazioni.
– La giornata del 22 settembre, nel suo complesso, ha fatto carta straccia del decreto sicurezza che il governo Meloni aveva approvato – facendo letteralmente “carte false” – per contenere e criminalizzare le mobilitazioni. È stato reso inapplicabile dall’ampiezza della mobilitazione, dalla violazione di massa della legalità borghese.
Anche i tentativi di sobillare l’opinione pubblica contro le manifestazioni usando a pretesto i disagi causati Aai cittadini” sono falliti miseramente. Dalla tangenziale di Roma sono arrivate le immagini degli automobilisti “bloccati” che (una cosa mai vista) esprimevano solidarietà e partecipazione e sostegno ai manifestanti.
– Sono già iniziati i tentativi di dividere i manifestanti buoni da quelli cattivi. I manifestanti pacifici da quelli violenti. È inevitabile che tali tentativi si producano e riproducano, perché la classe dominante ha tutto l’interesse a fomentarli per dividere il campo delle masse popolari e per farlo non può che ricorrere a discorsi e ragionamenti miseri e vili (paragonare due anni di genocidio alle vetrate di una stazione è un discorso misero e vile). Due anni di manifestazioni pacifiche non hanno fermato l’infame opera di sostegno del governo Meloni allo Stato genocida d’Israele. Tanto meno i tardivi piagnistei di Schlein & C. hanno avuto una qualche effetto.
Il genocidio in Palestina, il vortice della Terza guerra mondiale in cui l’Italia è coinvolta, l’economia di guerra, la corsa al riarmo e alle spese militari, i morti sul lavoro e le altre manifestazioni della guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia conduce contro le masse popolari hanno accumulato il materiale infiammabile che è esploso il 22 settembre.
Siamo complici e solidali con tutti coloro che hanno messo i loro corpi al servizio della lotta di classe, con tutti coloro che hanno dato corpo e forma alla ribellione dilagante, con tutti coloro che hanno preso iniziativa per “bloccare tutto”.
– Sono inevitabilmente iniziate anche le speculazioni complottiste sul fatto che “gli scontri sono stati organizzati da infiltrati”. Chi crede e contribuisce a diffondere questa scemenza sta, volontariamente o meno, dando sostegno alla causa della classe dominante. In primo luogo perché esclude che le masse popolari siano capaciti di ribellarsi e di sollevarsi. In secondo luogo perché dimostra di avere nostalgia per un ordine sociale che favorisce il sostegno che il governo Meloni dà al genocidio del popolo palestinese e all’occupazione della Palestina. Quell’ordine è criminale e tutto quello che lo combatte è positivo, sano, storicamente giusto quale che sia le forme in cui si manifesta.
Bisogna mettere il governo Meloni con le spalle al muro: o toglie il sostegno italiano allo Stato di Israele o deve essere cacciato. Per cacciarlo bisogna rendere ingestibile il paese. E in questo senso, la questione NON è dissociarsi dalla giornata di lotta del 22 settembre per qualcuna delle manifestazioni particolari della ribellione popolare, ma darsi i mezzi e gli strumenti per ripeterla n. volte, quante sono necessarie per rovesciare il governo Meloni e impedire che un altro governo di guerrafondai, servi della Nato, dei sionisti e della Ue prenda il suo posto.
4. Pertanto si pone oggi, politicamente, la questione della prospettiva e dello sviluppo.
È evidente che la risposta all’appello lanciato da Usb ha oltrepassato ogni aspettativa, anche le più ottimistiche. Si è creato un vero fronte popolare di solidarietà con la Palestina e di lotta contro il governo della guerra.
È evidente che la responsabilità di darvi prospettiva e sviluppo non è e non può essere solo di Usb.
La mobilitazione ha travalicato le appartenenze sindacali e politiche e pone la necessità che si costituisca anche formalmente un fronte comune, ampio, che assuma la responsabilità di alimentare l’incendio oltre la singola fiammata. Pone la necessità di un salto deciso per superare il settarismo e lo spirito di concorrenza fra organizzazioni politiche e sindacali, pone la necessità di valorizzare tutti quegli organismi operai e popolari che hanno già un ruolo di avanguardia per le masse popolari.
Ruolo di avanguardia è una definizione ampia che si traduce nel fatto che esistono già organismi operai e popolari, reti sociali e movimenti che non si limitano al “contro”, ma hanno elaborato proposte alternative, promuovono la mobilitazione di settori delle masse popolari, indicano misure concrete e, a vari livelli, sono spinti ad agire oltre le leggi, le norme e le consuetudini della classe dominante.
Guardate nei vari territori chi ha avuto un ruolo determinante nelle iniziative di lotta de 22 settembre e troverete facilmente esempi pratici di organismi di questo tipo. Abbiamo già citato, inevitabilmente, Usb e Calp, ma ci sono i lavoratori della ex-Gkn, ci sono i portuali di Ravenna e di Livorno, c’è il movimento No Tav, ci sono gli organismi contro l’occupazione militare della Sardegna, c’è la rete dei centri sociali, ci sono le reti degli insegnanti, i sanitari per Gaza, il BDS, ecc.
In ogni città, tanto nelle aree metropolitane che “nella provincia”, ci sono organismi che pur partendo da posizioni e idee diverse esprimono tutti, nella pratica, la spinta all’alternativa da costruire e ne sono già parte.
5. Avviso di sfratto al governo Meloni. Tutto è in subbuglio, la marea monta, la spinta cresce e la mobilitazione ha imboccato la spirale che può portare a raggiungere la massa critica tale da riuscire a rendere ingovernabile il paese, cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare.
Un governo partigiano della pace e della Palestina libera che opera su mandato degli organismi operai e popolari e in funzione della loro azione e del loro ruolo. Un governo che opera per attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948 a partire dall’articolo 11 della Costituzione. Un governo che attua la legge 185 sul divieto di vendita di armi ai paesi belligeranti. Un governo che sospende tutte le forme di collaborazione con Israele e toglie l’Italia dalla sottomissione alla Nato e alla Ue. Un governo che blocca la guerra di sterminio che la borghesia conduce contro le masse popolari italiane.
La necessità di incanalare la mobilitazione per cacciare il governo Meloni ce la indicano i fatti e il corso delle cose.
La disponibilità a mobilitarsi per cacciarlo ce l’hanno indicata in grande le piazze del 22 settembre.
A chi vuole cacciarlo il compito di indicare quale governo deve sostituirlo. In questo modo l’avviso di sfratto che è arrivato forte e chiaro diventa sfratto esecutivo.






