Ieri, 22 settembre, in tutta Italia lo sciopero generale indetto da Usb, cui hanno aderito i sindacati di base e anche tanti lavoratori dei sindacati confederali, soprattutto CGIL, ha bloccato il paese. Oltre 600mila gli aderenti allo sciopero in tutta Italia. A questi altre centinaia di migliaia di persone si sono aggiunte nelle piazze, nei presidi e nei blocchi diffusi in tutto il paese. Un’unica grande marcia che ha attraversato il paese da nord a sud.
Una marcia partita da settimane. Che ha attraversato ogni luogo di lavoro e messo in connessione reti e organismi di lavoratori che, indipendentemente dalla tessera sindacale che hanno in tasca, si organizzano contro il genocidio del popolo palestinese e la terza guerra mondiale in corso. Sono i portuali di Genova, Livorno, Ravenna e degli altri porti in lotta del nostro paese, sono gli operai della logistica, sono i sanitari e i docenti per la Palestina, sono i commercianti che in diverse città sono rimasti chiusi a sostegno dello sciopero e altre centinaia di categorie e tipologie di lavoratori.
Una cronaca sintetica di giornata
A Torino il corteo di oltre 50mila ha attraversato la città partendo dalla stazione di Porta Nuova. Durante la manifestazione sono stati bruciati i ritratti della premier Giorgia Meloni e del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Combattività e fumogeni hanno accompagnato le azioni principali, tra cui il presidio davanti all’ex Microtecnica. I manifestanti hanno, inoltre, violato la serrata della stazione messa in campo dalla Polizia occupando i binari del treno e bloccando la circolazione ferroviaria.
Parallelamente, il movimento Ultima Generazione ha bloccato il traffico in diverse zone della città. Già dalle 7 del mattino, inoltre, attivisti e studenti hanno bloccato gli ingressi del Campus universitario Einaudi per impedire le lezioni, così come fatto in altre sedi universitarie e nelle scuole superiori.
A Genova il corteo ha visto una partecipazione di 5mila persone. La manifestazione è passata dentro il porto della città dove i varchi sono stati bloccati dagli operai portuali guidati dal CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) sin dalle prime ore della mattina. Tanti gli slogan e i cori in solidarietà con la Palestina e contro il governo Meloni.
A Milano erano in 50mila. Nonostante la pioggia il corteo è stato molto partecipato e combattivo. In piazza non solo sindacati di base e attivisti politici ma intere famiglie, pensionati e studenti. Nei pressi del Consolato Usa sono state bruciate bandiere di Israele. Alla stazione centrale la polizia ha vigliaccamente caricato i manifestanti sulle scale mobili per impedire il blocco della stazione. La risposta è stata combattiva e ha risposto colpo su colpo.
Contro i manifestanti si sono subito espressi gli zerbini dei sionisti che governano Milano, Sala, e l’Italia, Meloni. Tentativi impacciati di deviare l’attenzione dal fatto che la giornata di lotta è stata un successo. La mobilitazione ha bloccato la città per circa 10 ore e non si è lasciata disperdere da provocazioni e attacchi delle forze dell’ordine.

A Venezia sono stati in 20mila a bloccare il porto di Marghera per oltre 4 ore. Anche in questo caso le forze dell’ordine con elicotteri, mezzi blindati e idranti hanno attaccato i manifestanti che hanno resistito al grido di “free Palestine”. Da porto Marghera parte del corteo si è poi riversata a Padova per un’altra mobilitazione che ha visto oltre 5mila partecipanti nel pomeriggio. Blocco del varco del porto, scontri con la polizia e blocchi stradali anche a Trieste.
A Bologna 100mila persone hanno preso parte alla manifestazione e al corteo per la Palestina. Anche in questo caso la composizione è stata ampia, di massa e allargata ai più disparati settori sociali. In via Stalingrado è stata messa in campo l’occupazione della tangenziale e poi dell’autostrada. La polizia ha rincorso e caricato i manifestanti con idranti e lacrimogeni. A fine giornata sono nove i fermati: cinque denunciati e quattro arrestati, compreso un minorenne.
A Firenze una grande mobilitazione indetta a Calenzano convocata alla rotonda che immette nel casello dell’A1, ha bloccato l’uscita e l’accesso dell’autostrada per circa un’ora. In testa al corteo i giovani palestinesi. A sfilare sindacati di base, studenti, docenti, associazioni e movimenti e anche tanti semplici cittadini. Una grande bandiera palestinese è stata affissa sulla “Ruota del tempo” dell’artista israeliano Dani Karavan, opera che campeggia sulla rotonda davanti all’uscita della A1. All’arrivo del corteo per Gaza davanti alla sede della Leonardo a Campi Bisenzio tanti i cori contro il governo Meloni e il riarmo, lanci di petardi e oggetti vari con la polizia schierata davanti allo stabilimento in tenuta anti sommossa.
Al porto di Livorno erano invece quasi 3mila i manifestanti che al Molo Italia 1 entrando dal varco Valessini hanno eseguito il blocco e lanciato la battaglia per bloccare la nave Slnc Severn, che contiene armi dirette in Israele, in arrivo tra domani e mercoledì. Un altro presidio al varco Valessini è previsto per mercoledì mattina (24 settembre), sempre alle ore 6.Dal GAP (Gruppo Autonomo Portuale) di Livorno la parola d’ordine lanciata è stata: «Questo non è solo uno sciopero, è l’inizio della nostra Resistenza».
Il corteo per Gaza promosso a Pisa dai sindacati di base e al quale partecipano circa 4mila manifestanti ha bloccato una delle arterie principali della Regione, la Firenze-Pisa-Livorno, e la statale Aurelia.

A Roma le organizzazioni studentesche dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma che questa mattina dalle ore 7:30 hanno cominciato a bloccare gli ingressi alla città universitaria, diverse scuole medie superiori sono state invece occupate. La piazza di giornata è stata oceanica, dagli interventi si lanciava il numero di 300mila. Anche in questo caso la partecipazione ha travalicato le aspettative.
Anche i dipendenti vaticani aderenti al sindacato Adlv (Associazione dipendenti laici vaticani) hanno aderito alla mobilitazione per Gaza partecipando alla marcia della rete dei ‘Preti contro il genocidio’ e alla veglia a Santa Maria in Trastevere.
A Napoli in piazza sono scesi in 50mila. La prima azione di giornata è stato il blocco per un’ora della stazione centrale all’interno e per circa tre ore di tutta la viabilità esterna alla stazione. Il corteo si è poi riversato davanti al varco del Molo Beverello per bloccarne accessi e uscite per un’altra ora. Bruciate sul percorso bandiere di Israele e immagini di Netanyahu e Meloni. A Salerno in centinaia si sono mobilitati per il blocco del porto che più di tutti in Campania è crocevia dello smercio di armi. Dopo il blocco del porto anche quello dell’autostrada.
Diverse manifestazioni nel resto del sud Italia. A Bari erano in 10mila in piazza con anche contestazioni al passaggio davanti al consolato israeliano. Centinaia di manifestanti anche a Potenza, a Lecce e Taranto. Migliaia in piazza anche a Cosenza, a Catania in entrambi i casi con scontri e azioni repressive messe in campo dalle forze dell’ordine.

Cosa impariamo da questa giornata?
Di seguito i principali tre insegnamenti.
1. Innanzitutto l’importanza del ruolo della classe operaia. L’appello lanciato il 31 agosto dal Calp di Genova, poi rafforzato dai portuali di Livorno, di Ravenna, dal Collettivo di fabbrica della ex Gkn di Firenze e altre realtà operaie, ha saputo raccogliere i sentimenti, le aspirazioni e l’indignazione dilagante, incanalare il sostegno alla spedizione della Sumud Flotilla verso uno sbocco politico che prendesse di mira il governo Meloni. Ha saputo, in definitiva, spingere in avanti tutto il movimento popolare del nostro paese.
L’appello che ha travalicato la cerchia delle organizzazioni politiche e sindacali già da tempo attive contro il genocidio e ha saputo trascinare con sé anche la base dei sindacati confederali, dei cosiddetti partiti del “campo largo” e persino della base cattolica. Bloccare tutto, in definitiva, era la parola d’ordine che rispondeva meglio di ogni altra al sentimento popolare italiano ma soprattutto la bocca dei collettivi di fabbrica e della classe operaia organizzata era quella più autorevole, credibile e capace di dargli seguito. Questo perché è la classe operaia che fa funzionare il paese, è dalle braccia degli operai che passa ogni bene e servizio necessario a far funzionare il paese.
Dopo lo sciopero e la mobilitazione del 22 settembre è fondamentale organizzare assemblee nelle aziende, nelle scuole, nei collettivi e nelle reti sociali che si sono mobilitati per fare il bilancio della giornata e rilanciare la mobilitazione a partire dalla partecipazione al corteo nazionale in solidarietà al popolo palestinese del 4 ottobre a Roma.

2. Lo sciopero di ieri effettivamente ha funzionato perché ha bloccato il paese da nord a sud. La produzione di beni è stata bloccata e intere filiere paralizzate. Con lo sciopero e la serrata dei commercianti – in particolare a Torino e a Napoli – anche la distribuzione al dettaglio dei beni è stata colpita. La viabilità di uomini e mezzi è stata bloccata e compromessa per ore e ore. E questo è stato possibile perché alla chiamata della classe operaia hanno risposto centinaia di migliaia di studenti, lavoratori di altri settori, disoccupati e pensionati.
Un movimento enorme che ora mette i promotori di questa giornata di lotta davanti a un bivio: rispondere alle aspettative e quindi proseguire la mobilitazione, organizzarla territorio per territorio con l’obiettivo di cacciarlo il governo servo degli USA, dei sionisti e della UE oppure ripiegare?
Chi ha lanciato questo sciopero sa che deve fare leva su un fronte di forze perché da solo non riesce a rilanciare l’importante giornata di ieri. Si tratta di fare ulteriori sforzi contro settarismo e spirito di concorrenza di fronte alla responsabilità del momento. Le centinaia di piazze di ieri hanno espresso la necessità di un governo del paese opposto a quello delle larghe intese.
Non si può più aspettare, bisogna costruire le condizioni per farlo: moltiplicare le organizzazioni come quelle dei portuali di Genova, coordinarle, dare loro la forza per imporre il loro di governo. Bisogna andare a governare per dare gambe alle aspirazioni della piazza di ieri! Facciamo esprimere la classe dirigente che in questi anni si è fatta le ossa con il Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze, con il Movimento No Tav, con Ultima Generazione – Il Giusto Prezzo, con A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna e con le altre centinaia di comitati e coordinamenti.

3. Ieri la solidarietà, il consenso della piazza era talmente grande che anche chi rimaneva bloccato in strada salutava la piazza felice. In centinaia di migliaia si è mandato in scacco il DL sicurezza a dimostrazione che una legge ha valore se le masse popolari la riconoscono e la rispettano. Ieri era normale bloccare davvero tutto e così è successo. È questo un altro dei filoni cui dare continuità con combattività e spirito di lotta. L’unica strada efficace per contrastare il Decreto Sicurezza è violarlo in massa e sistematicamente, renderlo inapplicabile nella pratica.
Le piazze di ieri sono state in grado anche di contrastare colpo su colpo gli attacchi repressivi come avvenuto a Torino, Bologna e soprattutto a Milano con diverse ore di guerriglia urbana. La combattività, la rabbia, la capacità di rispondere e ricacciare la Polizia è un segnale importante. La solidarietà verso i fermati e il contrasto ai tentativi di dividere i manifestanti tra buoni e cattivi sono il passo da muovere adesso.
Tutti hanno contribuito alla riuscita di una giornata di blocco del paese da nord a sud. Lo hanno fatto tutti i lavoratori che hanno scioperato, le famiglie, gli anziani e i bambini che vi hanno partecipato, lo hanno fatto anche quelli che si sono assunti la responsabilità di non subire la repressione e difendere ogni posizione conquistata in questa giornata di lotta. Questa è l’unica vera unità che deve interessarci. Con buona pace di Meloni, Sala o tutti i politicanti di centrodestra e centrosinistra che coprono il duro colpo subito ieri dietro la critica ai violenti e ai facinorosi. L’unica divisione che ci interessa è da questa gente qui!






