Il Partito dei CARC aderisce e partecipa all’assemblea del 27 settembre indetta da Stop ReArm Italia che si terrà a Roma.
Gli organizzatori nel loro appello di lancio dell’assemblea dicono che “(…) La situazione è terribile ma qualche breccia si è aperta, nella cappa di piombo politica e istituzionale in cui ci siamo dovuti muovere nell’ultimo periodo: nella critica ad Israele, anche se ciò non produce ancora niente dal punto di vista delle azioni concrete; e, con la vicenda dei dazi, nella critica alla Commissione Europea, alle sue politiche, alla sudditanza complice con Trump”.
Noi diciamo che la Terza guerra mondiale è diventata il nodo centrale di ogni decisione politica e che la lotta contro la guerra è legata a quella per la sicurezza sui posti di lavoro, per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, per difendere i diritti sindacali, contro i salari da fame, la precarietà, l’aumento dei ritmi di lavoro, lo smantellamento della sanità, della scuola e degli altri servizi pubblici, il riscaldamento climatico e l’inquinamento della terra, delle acque e dell’aria.
Pensiamo che questa assemblea possa diventare un momento di confronto importante e positivo se si interroga su come far sviluppare e crescere il movimento contro la guerra: come renderlo di massa, deciso e decisivo per fermare la Terza guerra mondiale!
Il movimento di massa contro la guerra che sta muovendo i suoi passi è, e lo sarà sempre più, il portato oggettivo del corso del cose. Per sua natura è eterogeneo e contraddittorio, è composto da “anime” diverse, portatrici di concezioni – e quindi anche obiettivi, pratiche, forme di lotta – differenti e a volte apparentemente inconciliabili. Questo è normale, ma possiamo decidere se farlo diventare un punto di forza oppure una debolezza.
Si pone già, e si porrà sempre più chiaramente, la questione di imparare a combinare le iniziative dei promotori delle marce pacifiche e delle fiaccolate con le azioni militanti, di valorizzare tanto le comunità dei cattolici di base che gli organismi giovanili di movimento e il movimento sindacale. Bisogna valorizzare il contributo di tutti coloro che sono disposti a partecipare, quale che sia la forma, preservando e sviluppando il carattere unitario del movimento popolare: il movimento contro la guerra, per essere efficace, deve “dilagare” fino a rendere impossibile, o per lo meno molto difficile, il “normale funzionamento” del paese. In questo senso, ogni iniziativa che infrange l’ordine pubblico dei criminali di guerra è legittima. A tal proposito, preservare e sviluppare il carattere unitario del movimento popolare contro la guerra vuol dire anche respingere tutte le manovre sporche, anche quelle travestite da misure necessarie “per il rispetto della legalità”, a cui il governo dei nostalgici del Ventennio farà ricorso nel tentativo di dividerlo tra buoni e cattivi e soffocarlo.
Ci auguriamo che questa assemblea sia utile a discutere tre punti:
- la necessità di portare fino in fondo la lotta contro il settarismo e le logica “da orticello” che limitano il dispiegarsi del movimento contro la guerra;
- la consapevolezza del legame che esiste tra la Terza guerra mondiale e la guerra di sterminio non dichiarata che la classe dominante nel nostro paese conduce contro le masse popolari. Questa consapevolezza è molto importante perché significa che ogni organismo di lotta attivo nel nostro paese non è una “goccia nell’immenso mare” della Terza guerra mondiale, ma può contrastarla portando avanti le lotte nel proprio territorio e collegandosi con gli altri;
- la necessità di costruire le condizioni per fare in modo che il movimento contro la guerra imponga la propria prospettiva con obiettivi politici unitari. Crediamo infatti che chi coltiva la speranza che sia sufficiente “manifestare in tanti” per spingere il Governo Meloni a cambiare la direzione che ha imposto al paese resterà deluso. Ci sono molti esempi di ciò, richiamiamo qui solo il fatto che la voce dei tre milioni di persone che nel 2003 scesero in piazza a Roma contro la guerra in Iraq è rimasta inascoltata. Bisogna manifestare in tanti, certo, ma bisogna soprattutto essere in tanti a dare vita alla capillare mobilitazione che rende ingestibile il paese ai governi delle Larghe Intese fino a imporre un governo di emergenza popolare.
Siamo nel mezzo di sommovimenti epocali. La loro portata richiede che il movimento faccia un salto. Bisogna alimentare l’organizzazione delle forze che esistono, a partire da chi già si mobilita, affinché diventi punto di riferimento per le ampie masse popolari.
Lo sbocco del movimento contro la Terza guerra mondiale è necessariamente politico perché per raggiungere gli obiettivi che si pone – non un uomo, né un soldo, né un arma, né un metro di suolo per la Terza guerra mondiale – deve necessariamente arrivare al governo del paese.
La mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese è parte integrante della mobilitazione necessaria a cacciare il governo Meloni. Il governo che mentre collabora e sostiene il genocidio in Palestina conduce la guerra anche contro i lavoratori e le lavoratrici del nostro paese.
Cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo partigiano della Palestina libera e della pace, un governo di emergenza che trae la sua forza dagli organismi operai e popolari e che opera in attuazione delle parti progressiste della Costituzione, a partire dall’articolo 11.






