Il Partito dei CARC parteciperà all’assemblea nazionale organizzata dalla rete A Pieno Regime, prevista per il 21 settembre a Roma.
Lo scorso 12 aprile è entrato in vigore il Decreto Sicurezza, firmato e approvato il 4 aprile dal “difensore della Costituzione” Mattarella. Un decreto fatto passare d’urgenza e alla chetichella per far vedere la luce a una legge rigettata da una miriade di piazze, iniziative e mobilitazioni popolari; osteggiata da parti della magistratura e da costituzionalisti e rimpallata da oltre un anno tra Consiglio dei ministri, Camera e Senato.
Fin qui è stata la mobilitazione popolare il fattore determinante che ha impedito l’approvazione della legge, costringendo il governo a ricorrere apertamente al colpo di mano. Non una sconfitta quindi, ma un colpo assestato al governo da parte della masse popolari, che oggi infatti rilanciano la lotta. L’11 settembre si è tenuta a Genova l’assemblea nazionale che ha dato avvio alla mobilitazione generale prevista per il 22 settembre, con uno sciopero indetto da USB, a sostegno del popolo palestinese e della missione della Global Sumud Flotilla.
L’appuntamento del 21 settembre rappresenta dunque un ulteriore momento di convergenza e preparazione per raggiungere l’ obiettivo fissato: bloccare il paese e fare carta straccia del Decreto Sicurezza!
In questo senso, lo sciopero del 22, oltre a essere uno strumento della solidarietà al popolo palestinese è anche uno strumento di lotta contro il governo Meloni, le sue leggi repressive e la criminalizzazione delle lotte.
Nella convocazione dell’assemblea del 21 settembre i promotori hanno scritto che bisogna indirizzare la forza della mobilitazione popolare e di massa, suscitata dall’impresa della Global Sumud Flotilla, contro il governo Meloni e la sua economia di guerra. Siamo d’accordo.
Considerato questo, la domanda diventa: quale governo deve sostituirlo?
È necessario indicare la natura, le caratteristiche, il programma del governo alternativo che serve alle masse popolari e ai lavoratori del nostro paese. È necessario chiarire che la prospettiva non può e non dev’essere quella di installare un altro governo delle Larghe Intese che formalmente ha “un colore” diverso, ma che persegue lo stesso programma dei guerrafondai e degli amici dei sionisti!
Nessun governo “normale” può prendere e attuare le misure che servono per farla finita con la guerra, l’economia di guerra, la Nato e il genocidio in Palestina. Bisogna sostituire il governo Meloni con un Governo Partigiano della Palestina libera e della pace: un governo di emergenza popolare formato da persone che godono della fiducia dei lavoratori e delle masse popolari, che agisce su mandato delle organizzazioni operaie e popolari e che, attuando la Costituzione del 1948, dà forza di legge alle loro principali rivendicazioni.
L’obiettivo di costituire e imporre un simile governo è determinante ai fini della mobilitazione per cacciare il governo Meloni e più in generale per la lotta contro il sistema delle Larghe Intese.
Partecipiamo all’assemblea del 21 settembre, infine, con con lo sguardo rivolto alla manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma a sostegno della resistenza palestinese, indetta dagli organismi palestinesi in Italia e sostenuta da tutto il movimento popolare.
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Oltre alle questioni tecniche e legali la lotta alla repressione è soprattutto una questione politica
1. l’aumento della repressione in una società formalmente democratica non è sintomo di forza del nemico ma, al contrario, di debolezza. Possiamo e dobbiamo approfittarne per passare al contrattacco.
2. La repressione tanto spaventa quando educa, radicalizza e introduce alla lotta di classe nuovi militanti.
3. Le strumentalizzazioni e l’induzione alla dissociazione dalla lotta di classe sono tipici strumenti della classe dominante, la ribellione e la solidarietà sono quelli del movimento operaio e popolare. No alla divisione tra “buoni e cattivi”.
4. E’ legittimo tutto quello che va negli interessi delle masse popolari anche se è illegale.
5. Violare le disposizioni come quelle contenute nel Decreto Sicurezza, non sottostare a intimidazioni e minacce, rispondere alla repressione per rivoltarla contro il nemico è determinante. Farlo in maniera estesa, organizzata e coordinata è decisivo.






