A leggere la stampa di regime, settembre è stato un mese di continue provocazioni della Federazione Russa contro la Nato e l’Ue. Peccato fossero tutte sostanzialmente inventate.
Le provocazioni sarebbero cominciate già il 31 agosto, quando Ursula Von der Leyen ha denunciato “interferenze russe” sul Gps dell’aereo su cui stava sorvolando la Bulgaria e che l’avrebbero costretta a un atterraggio di emergenza.
Da lì è seguita una serie interminabile di supposte incursioni e sconfinamenti di droni e jet russi.
Il 9 settembre la Polonia denuncia lo sconfinamento di numerosi droni e invoca l’articolo 4 della Nato, con conseguenti consultazioni urgenti tra gli alleati. Intanto caccia della Nato si levano in volo per abbattere la terribile minaccia.
Pochi giorni dopo è la volta della Romania. Sconfinamento di un drone russo, gli F16 si levano in volo, la Nato fa la voce grossa: “difenderemo ogni centimetro di terreno”. Viene annunciata l’operazione “sentinella dell’Est”, con il dispiegamento di circa quarantamila soldati lungo i confini orientali con la Bielorussia e la Russia. La Polonia conferma l’arrivo 43,7 miliardi di euro dal programma Safe per incrementare sistemi antiaerei, droni e artiglieria. La Commissione europea rilancia il progetto dello “Eastern Shield”: 700 km di fortificazioni, barriere, infrastrutture e difesa anti-drone al confine con Bielorussia e Russia.
Nei giorni seguenti i casi si moltiplicano. Il 19 settembre Mig russi entrano nello spazio aereo estone, F35 italiani si alzano in volo e li intercettano (titoloni sui nostri giornali). Anche l’Estonia invoca l’articolo 4 della Nato.
Il 20 settembre jet russi sorvolano una piattaforma petrolifera nel Mar Baltico nello spazio aereo polacco: due eurofighter tedeschi decollano per intercettarli.
22 settembre: droni sull’areoporto di Copenaghen e di Oslo, chiusi per ore al traffico aereo.
24 settembre: droni sull’aeroporto, sia civile che militare, di Aalborg, anche questo chiuso per diverse ore.
26 settembre: presenza di droni sulla più grande base militare della Danimarca. Lo stesso giorno F16 del Us Air Force intercettano quattro aerei russi nei cieli dell’Alaska, mentre due caccia ungheresi si levano in volo per intercettare diversi jet russi che hanno sconfinato nello spazio aereo lettone.
Il 27 si registrano allarmi droni anche in Olanda e Germania, che valutano di abbatterli.
I giornali italiani cominciano a parlare apertamente di conflitto con la Russia, a immaginare scenari, a fantasticare di teatri di guerra e virili imprese belliche. La Nato annuncia la costruzione di un “muro di droni” che richiederà un anno per essere realizzato, Trump dice che bisogna abbattere i jet russi che sconfinano e annuncia nuove sanzioni alla Russia (però a chi gli chiede se gli Usa interverrebbero risponde “dipende”). Mark Rutte si dice d’accordo con Trump: la Nato abbatterà i caccia russi che sconfinano! Anche Ursula Von der Leyen dice che l’opzione, ovviamente, è sul tavolo: l’Europa è già in una guerra ibrida con la Russia!
Dall’altra parte non tardano ad arrivare risposte: l’ambasciatore russo a Parigi, a precisa domanda, risponde che se fossero abbattuti degli aerei russi, sarebbe la guerra aperta; Lavrov dichiara che la guerra c’è già: “Nato e Ue hanno già dichiarato guerra alla Russia attraverso l’Ucraina”.
In pochi giorni la tensione sembra essere salita alle stelle. La cosa particolare, però, è che di tutti questi attacchi e provocazioni russe non c’è nessuna prova. Anzi, la Federazione Russa nega ogni accusa. E, in effetti, emergono fatti che vanno in questa direzione.
I dati diffusi dal sito di monitoraggio FlightRadar24 e le informazioni fornite dalle autorità bulgare mostrano che non c’è mai stato nessun attacco russo (ma neanche di altra origine, era tutto inventato!) all’aereo di Ursula Von der Leyen.
I droni sconfinati in Polonia e Romania non avevano un’autonomia sufficiente per arrivare dalla Russia, oltre a essere comunque privi di armi. È poi stata la Bielorussia, alleato della Federazione Russa, ad avvertire la Polonia della presenza di droni che si dirigevano verso il suo spazio aereo. Inoltre, l’abbattimento del tetto di una casa in Polonia, attribuito all’attacco con i droni, si è rivelato opera di un missile Usa sparato da un caccia polacco.
Dei droni comparsi nei giorni successivi nei cieli di Danimarca e Norvegia non c’è prova che fossero russi e certamente non sono partiti da territorio russo.
I supposti sconfinamenti di jet russi o non sono mai avvenuti, come in Alaska, Lettonia e Polonia, o sono stati accidentali, come quello in Estonia, secondo quanto dichiarato dal comandante supremo della Nato in Europa, il generale Alexus Grynkewich.
Insomma, le provocazioni e incursioni russe sono pura invenzione. Di reale ci sono solo le crescenti provocazioni della Nato e della Ue alla Federazione Russa e la propaganda di guerra dispensata a piene mani dalla stampa di regime. Queste manovre sono funzionali a creare un clima di allarmismo e preoccupazione per alimentare la mobilitazione reazionaria delle masse popolari dei paesi imperialisti attorno alla Terza guerra mondiale. Respingiamole al mittente! Mobilitiamoci invece contro la politica guerrafondaia e di riarmo della Ue, della Nato, del governo Meloni che ci porta verso il disastro per arricchire una cricca di industriali, finanzieri e speculatori.
(Vedi gli articoli: “Che cosa sappiamo dei presunti droni “russi” in Polonia e Romania” pubblicato su L’indipendente il 15/9/2025, “Le contraddizioni di Trump azzoppano la Nato per annichilire L’Europa” pubblicato su Analisi Difesa il 26/9/2025 e “Il Gps di Ursula? La Russia non c’entra, Flightradar e l’esperto Stephen Bryen spiegano perché è una (mediocre) fake news” pubblicato su Inside Over il 1/9/2025)






