Il 15 agosto si è tenuto ad Anchorage, in Alaska, l’atteso vertice per la pace in Ucraina tra Trump e Putin. Annunciato come incontro risolutivo, si è in realtà concluso fondamentalmente con un nulla di fatto, nonostante abbia sicuramente segnato un passo nel ripristino delle relazioni tra Mosca e Washington.
A distanza di otto mesi dal suo insediamento, e nonostante la sorte del conflitto sia sostanzialmente decisa sul campo con la vittoria russa, la pace che “The Donald” aveva promesso di concludere in pochi giorni sembra ancora lontana.
Non possiamo sapere cosa ha in testa Trump, che un giorno minaccia Putin di sanzioni e il giorno dopo lo accoglie con il tappeto rosso, un giorno minaccia di togliere fondi all’Ucraina e quello dopo approva un nuovo pacchetto di armi. Ma è evidente che fermare lo sviluppo della Terza guerra mondiale, al di là delle sue intenzioni, non è nel suo potere, perché la guerra è lo sbocco inevitabile della crisi del capitalismo e i gruppi imperialisti ne sono i promotori (come spieghiamo nell’Editoriale).
L’opera di accerchiamento della Federazione Russa è andata avanti per trent’anni, nonostante tutti i cambi di amministrazione e indirizzo politico avvenuti nel tempo alla Casa Bianca. Essa non è il frutto di qualche piano diabolico: ogni gruppo e istituzione del complesso militare-industriale-finanziario che comanda negli Usa ha il suo piano, spesso in contrasto con quello degli altri. È invece il frutto della disgregazione dell’Urss e la sottomissione dei paesi che ne facevano parte all’ordine della Comunità Internazionale è nell’interesse comune dei gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti (anche se poi si accapigliano tra loro per chi deve accaparrarsi la fetta più grossa e chi deve sparecchiare la tavola).
Per questo la pace può essere al massimo una tregua armata, dovuta alla sconfitta sul campo e al temporaneo esaurimento delle forze… se mai a una tregua si arriverà.
Basta guardare a come le trattative di pace siano sabotate dai governi dei paesi imperialisti e come viene continuamente minata ogni possibilità di pace duratura.
Trump dice di volere la pace con la Federazione Russa, ma intanto continua a inviare armi all’Ucraina e, con l’accordo sulle risorse del sottosuolo imposto a Kiev lo scorso aprile, si è accaparrato buona parte delle ricchezze naturali del paese. Significa consolidare uno Stato fantoccio degli Usa e aziende e militari a stelle e strisce sull’uscio di casa dei russi: una mossa che non favorisce certo la pace…
Inoltre, ogni sua manovra per trovare un accordo con Putin è concepita come un disimpegno per concentrare le forze altrove ed è accompagnata da iniziative che alimentano la Terza guerra mondiale nel resto del pianeta e creano nuovi motivi di scontro con la stessa Federazione Russa: dall’appoggio senza riserve ai sionisti, ai dazi imposti al resto del mondo, fino alle minacce dirette alla Repubblica Popolare Cinese, al Venezuela e così via.
La Ue e i paesi cosiddetti “volenterosi” dicono di volere sì la pace, ma una pace “giusta”… Ma intanto continuano ad aizzare Kiev a continuare la guerra fino all’ultimo ucraino, approvano invii di armi e sanzioni, parlano di riarmo e di mandare militari sul campo, provocando in continuazione Mosca.
La Terza guerra mondiale in corso è una spirale che non si può disinnescare, ogni tentativo di chiudere “una falla” finisce con l’allargarla o con aprirne una nuova. Perché ogni gruppo imperialista è costretto dal procedere della crisi a promuoverla e ad alimentarla, mentre è al contempo impegnato in una guerra per bande all’ultimo sangue.
Quello che può mettere un freno allo sviluppo della Terza guerra mondiale sono le masse popolari, che nella stragrande maggioranza non vogliono la guerra dei caporioni dell’imperialismo e non sono disposte a combatterla, mentre una parte minoritaria, ma sempre più consistente di esse già si mobilita attivamente per boicottarla. La classe dominante deve fare i conti con questo. Ogni partito ed esponente politico, nella sua perenne campagna elettorale, e ancora di più a ogni effettiva tornata elettorale, deve fare i conti con questo.
Sono le masse popolari che fanno la storia, e oggi la borghesia imperialista non riesce a mobilitarle per la guerra.
Non c’è però dubbio che proverà a farlo con ogni mezzo. Perché non ha altra via per fare fronte alla sua crisi.
Per arrestare la guerra, però, la sola resistenza delle masse non basta: serve che i comunisti le mobilitino per farla finita con l’imperialismo facendo la rivoluzione socialista.






