Nel mese di agosto 2025 si sono susseguite notizie di rinnovati tentativi da parte degli Usa di destabilizzare il Venezuela. Notizie vere si sono mischiate ad altre false in un crescendo che mostra come le autorità Usa stiano creando un clima di tensione, al quale il governo bolivariano ha risposto mobilitando gli organismi operai e popolari del paese.
Alcuni elementi per chiarire il contesto
Trump persegue i suoi obiettivi in maniera spregiudicata. Per ottenere il rimpatrio di sei prigionieri statunitensi in Venezuela e contestualmente rispedire nel paese sudamericano quattrocento venezuelani arrestati negli Usa con l’accusa di essere esponenti dell’organizzazione criminale “Tren de Aragua”, non ha esitato a mandare a Caracas un suo emissario, nonostante gli Usa non riconoscano Maduro come presidente legittimo.
Richard Grenell ha incontrato il presidente Maduro nel gennaio del 2025, concretizzando lo scambio. Nonostante questo accordo Trump ha rifiutato l’offerta di normalizzare i rapporti, asserendo che gli Usa non pagheranno mai per avere il petrolio venezuelano e confermando le sanzioni già in corso.
Il 27 luglio il Grande polo patriottico di Maduro ha trionfato alle elezioni municipali, vincendo in 285 municipalità su 335. Hanno partecipato 6,2 milioni di votanti.
Agli inizi di agosto 2025, Cabello, ministro dell’interno, della giustizia e della pace del Venezuela, ha annunciato lo smantellamento di reti e basi di organizzazioni che stavano preparando attentati dinamitardi con l’obiettivo di destabilizzare il paese. In particolare, è stato sventato un tentativo di strage presso il Monumento alla vittoria della Grande guerra patriottica contro il nazifascismo situato a Caracas, che avrebbe dovuto avvenire il 23 giugno. Le indagini hanno fatto emergere legami fra le frange di estrema destra dell’opposizione interna con il narcotraffico e con gli Usa. Il 9 agosto è stato invece scoperto un arsenale a Maturin, con oltre 54 mila cariche cave e micce detonanti (Fonte: “Estrema destra, cartelli e finanziamenti Usa: il filo rosso dei piani terroristici in Venezuela”, L’Antidiplomatico).
Il 25 agosto un articolo pubblicato sul sito di informazione Inside Over ci informa che, in controtendenza con la ritirata di molte compagnie, la China Concord Resources Corp, compagnia petrolifera privata cinese, starebbe investendo un miliardo di dollari per sviluppare due giacimenti in Venezuela.
La cortina fumogena
In questo contesto può risultare più chiaro perché viene alzata una grande cortina fumogena.
Infatti di queste notizie poco si è saputo dalle nostre parti, mentre un grande clamore ha suscitato l’annuncio dell’aumento da 25 a 50 milioni di dollari della taglia posta dall’amministrazione Usa sulla testa di Maduro e il conseguente presunto invio di navi da guerra e cacciatorpediniere al largo delle coste venezuelane, motivato ufficialmente con il contrasto al narcotraffico.
Secondo la fantasiosa ricostruzione Usa, Maduro e il governo bolivariano sarebbero a capo di un fantomatico cartello della droga (il Cartello dei Soli) e il Venezuela non sarebbe altro che un narco-Stato.
Quanto alle presunte manovre di navi da guerra, la notizia è stata data dall’agenzia statunitense Reuters sulla base di segnalazioni anonime, ma non ha trovato riscontri o conferme dirette. Al contrario, secondo un’inchiesta fatta dal blog venezuelano La Tabla, citato da L’Antidiplomatico nell’articolo “La minaccia anfibia Usa al Venezuela e l’enigma logistico”, risulta verificabile che le navi si trovassero da tutt’altra parte.
Un’operazione che intreccia la propaganda con la guerra psicologica.
Cosa appare chiaramente
Recentemente il Venezuela ha ulteriormente rafforzato i suoi rapporti con paesi come Iran, Federazione Russa e, soprattutto, Repubblica Popolare Cinese. Oltre a questo gli Usa da sempre mirano a ribaltare il governo bolivariano che non permette loro di fare il bello e il cattivo tempo in quella parte del Sud America.
Da anni è in corso una continua guerra a bassa intensità fatta di operazioni di propaganda e disinformazione, di aperti tentativi di destabilizzazione violenta e di golpe. Il primo tentativo di colpo di Stato risale addirittura al 2002.
Il primo settembre 2025, in una conferenza stampa, Maduro ha precisato che “otto navi militari con 1200 missili e un sottomarino nucleare stanno puntando il Venezuela. Hanno voluto muoversi verso quella che chiamano ‘massima pressione militare’ e noi abbiamo dichiarato la massima preparazione per la difesa del Venezuela”, annunciando il consolidamento di 8,2 milioni fra miliziani e riservisti (fonte: “Maduro si difende dalle minacce degli Usa: ‘Il Venezuela è campione mondiale di ribellione all’imperialismo’”, La Fionda).
Alle crescenti minacce il governo ha risposto con una campagna di mobilitazione popolare: il Piano Nazionale di Sovranità e Pace Simon Bolivar, una vasta campagna di arruolamento nella Milizia Nazionale Bolivariana.
Le minacce del governo Usa stanno dando la spinta a un approfondimento del processo di mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari in Venezuela.
La capacità di fare fronte e di sventare gli attentati, stando a quanto illustrato dallo stesso governo, risiede nella particolare struttura che si è dato il paese, che vede l’integrazione delle Forze Armate Bolivariane con i servizi di intelligence e le Comunità Locali. Un processo partecipativo reale, dove la struttura dello Stato non è nettamente separata dalle strutture popolari di base, ma anzi da esse trae forza.
Con la campagna in corso l’obiettivo è approfondire ulteriormente il carattere rivoluzionario, antimperialista e popolare del Venezuela.
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Il governo bolivariano del Venezuela che mobilita le masse popolari per resistere alle provocazioni degli imperialisti è una speranza, non una minaccia.
Il popolo venezuelano che si organizza per resistere agli imperialisti è una speranza, non una minaccia.
Sono un esempio anche per i comunisti e le masse popolari del nostro paese, nella lotta per la liberazione dagli imperialisti Usa, dai sionisti e dalla Ue.






