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Il popolo palestinese vuole vivere – Intervista a un religioso in Palestina

Teresa Noce by Teresa Noce
Settembre 7, 2025
in Resistenza n. 9/2025
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Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con un religioso che vive in Palestina. Quella che segue è una rielaborazione di alcuni degli argomenti trattati. Per questioni di riservatezza non pubblichiamo né il suo nome né gli elementi che in qualche modo permetterebbero di identificarlo.
Il testo rimane dunque su questioni generali, tuttavia utili per mettere a fuoco una serie di condizioni e contraddizioni che riguardano direttamente tutti coloro che in Italia si pongono l’obiettivo di alimentare lo sviluppo di un movimento di massa contro la Terza guerra mondiale e il genocidio in corso il Palestina.

***

Da quanto tempo sei in Palestina?
Da molti anni seguo da vicino la situazione e sono stato in Palestina molte volte. Ho avuto modo di conoscere la situazione prima e dopo il 7 ottobre 2023, sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania.

E che idea ti sei fatto?
Più che farmene un’idea ho avuto delle conferme. Sono testimone del fatto che l’oppressione del popolo palestinese, le violenze, i soprusi, i continui tentativi di espellerlo dalla Palestina non sono iniziati il 7 ottobre, ma erano la normalità anche prima. A questo proposito mi sembra utile dire che il 7 ottobre 2023 è stato “un episodio” inserito in una storia, complicata quanto si vuole, ma chiara.
Durante gli anni ho visto personalmente molti degli episodi di cui oggi, giustamente, si parla molto, che sono sotto gli occhi del mondo.
I coloni spadroneggiavano, compiendo sul popolo palestinese ogni tipo di abuso e vessazione. E se prima dell’insediamento del governo Netanyahu l’esercito israeliano aveva, pur parzialmente, un ruolo “istituzionale” deputato a garantire la sicurezza, dall’insediamento del governo Netanyahu l’esercito si è unito alle scorrerie dei coloni. Parlo soprattutto della Cisgiordania.
Faccio un esempio. I bambini dei villaggi devono percorrere alcuni chilometri per andare a scuola. La prassi era che i coloni li tormentassero lungo il tragitto, dunque le istituzioni locali hanno fatto appello affinché l’esercito li scortasse. E così è stato per un periodo. Adesso a tormentare i bambini che vanno a scuola sono sia i coloni che l’esercito israeliano.

Sei in un contesto, ci raccontano, funestato dalle tensioni religiose. Eppure dietro il genocidio in corso in Palestina non ci sono motivazioni religiose. Qual è la tua esperienza?
È bene essere precisi, bisogna avere un po’ di rigore. Cosa che la propaganda di regime, per ovvi motivi, non ha.
La situazione in Palestina, l’occupazione della Palestina, NON ha motivazioni religiose e neppure le ha la persecuzione del popolo palestinese e il genocidio in corso.
Posso essere anche più preciso: il sionismo non ha nulla a che vedere con la religione ebraica. È vero che i sionisti hanno usato tutti i mezzi per avanzare nei loro obiettivi. Hanno usato gli ideali socialisti, presentando i kibbutz come modello di comunità cooperativa socialista, ma era una truffa, un inganno. Hanno usato l’olocausto – e a questo proposito è doveroso citare il lavoro di Norman Finkelstein che lo spiega benissimo – e dunque hanno usato anche la religione, sapendo perfettamente che per una parte di ebrei le sollecitazioni sulla “terra promessa” erano importanti. Tuttavia escludo, va escluso, che ci sia una questione religiosa alla base di quello che sta succedendo in Palestina da ottant’anni.
Detto questo, c’è da fare anche un altro ragionamento: esiste una questione religiosa? Esiste. Perché in una situazione simile, di oppressione e resistenza, tutto l’umano è compreso in quel “conflitto”: i corpi, le cose, i luoghi, ma anche la cultura, la spiritualità, la fede, le idee… E c’è stato un momento storico in cui, venendo meno la parte tradizionalmente più progressista e laica della resistenza palestinese, un certo tipo di islamismo ha preso terreno. Islamismo radicale. Però, ecco dove bisogna essere chiari: questa è stata una conseguenza della situazione, non una causa.
Per chiudere il ragionamento, infine, vorrei specificare una cosa. I sionisti, le autorità sioniste, non vogliono affatto cacciare i palestinesi musulmani dalla Palestina: vogliono cacciare tutti i palestinesi dalla Palestina! Li vogliono cacciare o vogliono che vivano “sotto terra”, cioè morti.

Puoi parlarci della tua esperienza di religioso in quel contesto?
Non posso parlarne per lo stesso motivo per cui vi ho chiesto di mantenere il riserbo rispetto alla mia identità. Non ho paura per ragioni di incolumità personale, il rischio maggiore che vedo è che mi allontanino dal territorio in poche ore. Invece io voglio stare qui. Anche se ho molti aneddoti che potrei e vorrei raccontare, per questo motivo non voglio entrare nei dettagli. Posso dire che, in termini molto generali e per quello che vedo e vivo io, c’è una convivenza fra cristiani e musulmani, benché siano comunità ben distinte che frequentano luoghi diversi anche nelle stesse aree urbane, benché abbiano propri spazi, modi, ambienti e frequentazioni che non necessariamente si intrecciano. C’è convivenza senza nessun dibattito sul bisogno di “integrazione”. E non c’è neppure alcuna tensione particolare.

E gli israeliani?
Beh, quelli sono coloni, occupanti. Abbiamo a che fare con le loro scorrerie e provocazioni che, come dicevo, non fanno tante distinzioni fra palestinesi di varie religioni.

Dalla Palestina hai una visuale privilegiata per valutare l’impegno concreto che il governo italiano e anche il Vaticano riversano nelle iniziative per isolare i sionisti d’Israele. Credo ci sia poco da dire riguardo al governo Meloni, che sostiene ed è complice del genocidio… Che valutazione fai del ruolo del Vaticano? E della Chiesa in generale?
Rispetto al governo Meloni c’è davvero poco da dire. Rispetto al Vaticano e alla Chiesa il discorso è un po’ più articolato.
Papa Francesco aveva parlato chiaramente. Anche Leone XIV è stato chiaro. Anche Mons. Parolin è stato chiaro. Se i vescovi avessero lo stesso coraggio, non di fare chissà che, ma di prendere parola e farlo in modo inequivocabile, le cose sarebbero diverse [più recentemente il cardinale Zuppi ha letto i nomi dei bambini uccisi a Gaza durante una veglia durata ore, ndr].
Il governo israeliano tiene molto in considerazione la posizione del Vaticano. Ogni volta che arriva una stoccata, si percepisce la reazione, spesso stizzita. Faccio un esempio: dopo che Bergoglio aveva osato pronunciare la parola “genocidio”, da un giorno all’altro molti preti cattolici in Palestina hanno avuto parecchi problemi per il rinnovo dei visti. Questo è molto grave, perché significa che uno non può muoversi. Non c’è stato nessun attacco frontale, ma una stretta: il messaggio è stato chiaro. Il Vaticano ci attacca? Noi ci rifacciamo sui preti…

Parlavi dei vescovi…
Il discorso è complicato e non è utile entrare nei particolari. Però fateci caso, non c’è un vescovo che abbia preso posizione contro il genocidio in Palestina! Anzi, uno c’è stato, in Puglia. Ecco, guardate che fine ha fatto… non esce più nemmeno di casa…

Perché?
Non so, probabilmente è stato richiamato dall’alto… Non pensiate che se il Papa fa una dichiarazione, quella sia “il pensiero della Chiesa”. La Chiesa è una cosa ampia, una società complessa: ci sono i vertici, le strutture, le correnti, gli ordini, la base, le parrocchie, le associazioni, i movimenti… E adesso è evidente che “c’è un tappo” sulla questione del genocidio in Palestina e quel tappo sono i vescovi. Anche se il discorso è ben più ampio…

Cioè?
Quel tappo di cui parlo va messo in un contesto. Il contesto è quello di una generale apatia della popolazione, anche quella che frequenta le chiese: apatia e rassegnazione… Quanti sono i preti che in parrocchia fanno informazione e educano le coscienze rispetto al genocidio in Palestina? Se ne contano sulle dita di una mano, oggi. E quanti sono i parrocchiani che vanno dal prete a chiedere di prendere posizione? Forse nessuno o comunque molto pochi. Ma non per disinteresse. Perché c’è disabitudine, non esiste più lo slancio del prendere iniziativa e pretendere che chi ti rappresenta lo faccia fino in fondo. Non voglio essere frainteso: ci sono anche movimenti schierati apertamente, penso per esempio a Pax Christi. Molti preti magari pensano che in Palestina sia in corso un genocidio, pensano che ci sia da fare qualcosa per farlo finire, ma pensano anche che trattare l’argomento pubblicamente sia “divisivo”.
Non succede solo nelle parrocchie, succede ovunque.

Ritengo si debbano fissare dei punti chiari sulla questione palestinese per poi sollecitare le istituzioni religiose e laiche, le associazioni di ogni tipo: il parroco, il sindaco, la polisportiva, le Acli ecc. Non so se potrà avere un risultato, ma non bisogna lasciare nulla di intentato.

Che esperienza hai riguardo alla Resistenza?
Ho visto cose che sono difficili anche da raccontare. Il livello di vessazioni, violenze, abusi, soprusi non è facilmente comprensibile… e non parlo di ora, che è una distruzione sistematica, parlo dei periodi di “normalità”.
È chiaro che poi la gente si organizza per resistere e lo fa come può, come crede, come ritiene giusto. Anche sbagliando, a seconda degli occhi con cui si guardano le cose, ma questo è. E comunque fatemi dire un cosa… C’è un oppressore e un oppresso. Fra gli oppressori ci sono soggetti che hanno vizi e soggetti che hanno virtù. Anche fra gli oppressi ci sono soggetti con gli stessi vizi e soggetti con le stesse virtù. Ma questo non impedisce di riconoscere che uno è sempre oppressore e l’altro è sempre oppresso. È questo che pesa sulla bilancia.
Aggiungo: il popolo palestinese resiste eroicamente, con i suoi vizi e le sue virtù, ma resiste eroicamente. E sapete cosa proprio non riescono a tollerare i sionisti? Che il popolo palestinese vuole vivere e lo dimostra di continuo in mille modi. Vive. I sionisti chiudono l’acqua? Il popolo palestinese vive. Chiudono le strade e occupano i territori? I palestinesi vivono. Sotto le macerie organizzano la scuola. Sotto assedio fanno giocare i bambini…
E questo è esattamente quello che i sionisti non tollerano: qualunque cosa facciano, il popolo palestinese vive e loro sono impotenti nonostante i loro crimini.

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