Nello scorso numero di Resistenza abbiamo pubblicato l’articolo: “Uno sguardo sulla Cina”, dove abbiamo fatto una panoramica dell’enorme sviluppo materiale e sociale raggiunto dalla Repubblica Popolare Cinese (Rpc) negli ultimi anni.
Tale processo è frutto della svolta politica, cominciata con l’elezione di Xi Jinping a segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc) nel 2012, che ha segnato il ritorno della sinistra alla guida del partito e la ripresa della marcia verso la costruzione del socialismo.
Questi sono i fattori alla base del ruolo sempre più importante che il paese ha assunto a livello internazionale: la Rpc è passata da paese che beneficiava della globalizzazione promossa dai gruppi imperialisti Usa, Ue e sionisti – dei quali subiva l’iniziativa e da cui in certo modo dipendeva – a paese che promuove attivamente la costruzione di un sistema di relazioni internazionali alternativo, che sempre più si contrappone a quello della Comunità Internazionale degli imperialisti. Insomma, non è la base rossa della rivoluzione mondiale, come fu l’Urss fino alla morte di Stalin, ma svolge un importante ruolo progressista sullo scenario internazionale.
La politica internazionale della Rpc si è concretizzata in una miriade di iniziative, ci soffermiamo sulle due principali.
La prima è l’iniziativa della Nuova via della seta (Belt and Road Initiative – Bri) lanciata nel 2013, il più grande programma di investimenti infrastrutturali mai realizzato al mondo che ha l’obiettivo di creare, tramite enormi investimenti in paesi terzi, corridoi terrestri e marittimi che colleghino Asia, Africa, Europa e America Latina.
Al progetto hanno aderito negli anni più di 150 paesi. Il valore complessivo, tra contratti e investimenti, ammonta attualmente a 1.300 miliardi di dollari. Nonostante le difficoltà derivanti dalla pandemia e dalla rincorsa alla Terza guerra mondiale, il progetto è stato costantemente rilanciato ed è oggi in forte crescita, anche in conseguenza della guerra commerciale dichiarata dagli Usa contro il resto del mondo con i dazi. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati investiti nella Bri 124 miliardi di dollari, principalmente in Asia centrale e in Africa, superando la cifra complessiva dell’intero anno precedente. La Rpc ha poi recentemente annunciato di voler eliminare tutti i dazi sulle importazioni dall’Africa (Vedi gli articoli “La Nuova via della seta cinese batte ogni record. Merito di Trump?” e “La Cina abolirà tutti i dazi all’Africa? Report Le Monde” pubblicati su Start Magazin rispettivamente il 17/7/2025 e il 22/6/2025).
Una vera e propria strategia di sviluppo globale basata sul concetto di mutuo beneficio, che ha permesso a numerosi paesi di trovare un’alternativa agli investimenti e prestiti patrocinati dai gruppi imperialisti e dalle loro istituzioni, svincolandosi dall’economia di rapina con cui questi depredano il mondo.
La seconda è la promozione di istituzioni internazionali alternative a quelle controllate dalla Comunità Internazionale.
Anzitutto questo è avvenuto nell’ambito dei Brics, promuovendo la trasformazione di questo organismo da forum di consultazione tra le principali economie emergenti in elemento centrale nella costruzione di un sistema internazionale alternativo.
I Brics nascono infatti nel 2009 come Bric (Brasile, Russia, India e Cina – il Sud Africa si aggiungerà nell’anno successivo), ma nei primi anni l’organismo resta un semplice ambito di consultazione e non produce iniziative rilevanti.
È nel 2014 che c’è la prima importante svolta, con la creazione della Nuova Banca di Sviluppo, che ha sede a Shangai. Lo scopo è creare un’istituzione, alternativa a quelle controllate dai gruppi imperialisti, che possa concedere finanziamenti ai paesi richiedenti senza i vincoli politici – i famosi “aggiustamenti strutturali”: privatizzazioni, austerità, apertura ai capitali stranieri, ecc. – che Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale impongono. Contestualmente viene creato il Contingent Reserve Arrangement, un fondo di riserva valutario di cento miliardi di dollari per fare fronte a crisi finanziarie e attacchi speculativi.
Una nuova svolta avviene nel 2017: al summit di Xiamen viene lanciato il concetto di “Brics Plus”, premessa per il futuro allargamento ad altri paesi emergenti. L’espansione vera e propria inizia però solo nel 2023, con il summit di Johannesburg, dove si decide di invitare nell’organizzazione nuovi paesi: un successo per la Rpc che si era spesa molto per l’allargamento.
Nel 2024, al summit di Kazan, viene ufficializzato l’ingresso nei Brics di Egitto, Iran, Emirati Arabi Uniti ed Etiopia, ai quali, da gennaio 2025, si aggiunge anche l’Indonesia. Sempre a Kazan viene approvata, affianco a quella di paesi membri, la categoria di “paesi partner”, che oggi sono già dieci: Bielorussia, Bolivia, Kazakistan, Cuba, Malesia, Nigeria, Thailandia, Vietnam, Uganda e Uzbekistan. All’ultimo summit, svoltosi a Rio de Janeiro nel luglio del 2025, si è poi registrata la partecipazione, in qualità di paesi interessati all’adesione, anche di Arabia Saudita, Cile, Colombia, Kenya, Messico, Turchia e Uruguay.
Grazie a questa espansione e allo sviluppo economico dei suoi membri, in primo luogo della Rpc, l’organizzazione che oggi rappresenta circa metà della popolazione mondiale e più del 40% del Pil, a fronte rispettivamente del 10% e 30% dei paesi G7 (Vedi gli articoli “Il Summit Brics di Rio de Janeiro 2025” pubblicato su Med Or Italian Foundation il 16/7/2025e “Brics Summit History” pubblicato sul sito Bricspedia).
Trasversalmente a queste due iniziative, la Rpc sostiene attivamente il processo di de-dollarizzazione, elemento centrale nella costruzione di un sistema internazionale alternativo e indipendente da quello controllato dalla CI. Lo fa principalmente promuovendo transazioni in valuta nazionale e lavorando a sistemi di pagamento transfrontalieri alternativi a quelli della CI dei gruppi imperialisti come il sistema Swift, sia in ambito Brics, sia autonomamente.
Le altre principali istituzioni alternative che la Rpc ha promosso al di fuori del consesso dei Brics (alle quali comunque si legano) sono
– la Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), banca internazionale promossa dal 2015 da Pechino con oltre cento paesi membri e concepita come alternativa alla Banca Asiatica di Sviluppo (dominata da Usa e Giappone);
– la Shanghai Cooperation Organization (Sco), organizzazione di cooperazione su politica, economia e sicurezza che comprende: Rpc, Federazione Russa, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, India, Pakistan, Iran e Bielorussia, cui si aggiungono due paesi osservatori e quattordici partner.
Inoltre a partire dal 2021 la Cina ha promosso tre iniziative globali complementari: la Global Development Initiative, per sostenere uno sviluppo equo e infrastrutturale nei paesi in via di sviluppo; la Global Security Initiative, per proporre un modello di sicurezza comune, cooperativa e pacifica, alternativo agli schemi occidentali; e la Global Civilization Initiative, per favorire il dialogo tra culture e civiltà, promuovendo un ordine mondiale multipolare basato sul rispetto reciproco.
Il ruolo di potenza economica, politica e militare assunto dalla Rpc e quello assunto a livello internazionale sono i fattori che oggi permettono ai paesi che non vogliono farlo di non legarsi mani e piedi alla Comunità Internazionale. Costituisce il retroterra grazie a cui paesi e popoli che vogliono resistere possono fare fronte a boicottaggi, sanzioni e aggressioni.
Si è visto bene con i dazi imposti dagli Usa: i paesi che non si sono piegati alle minacce di Trump si sono immediatamente rivolti alla Rpc come paese di riferimento alternativo per le proprie economie. Questo varrà ovviamente anche per il Governo di Blocco Popolare, che dovrà fare fronte e resistere al boicottaggio della Comunità Internazionale, ma potrà trovare nella Rpc e nei Brics degli alleati.
Quello della Rpc è insomma un ruolo che oggettivamente favorisce il movimento delle masse popolari nei paesi capitalisti e le lotte antimperialiste nei paesi oppressi, benché non sia paragonabile al ruolo di base rossa della rivoluzione proletaria mondiale assunto dall’Unione Sovietica di Lenin e Stalin.
Come dicono i compagni del (n)Pci nell’articolo “Dare alla mobilitazione popolare una prospettiva di governo del paese” pubblicato sul n. 80 de La Voce: “Cento anni fa l’Urss era la base rossa mondiale della rivoluzione proletaria e indicava la strada ai comunisti che erano capaci di capire e di perseguirla. Le parole più sagge oggi vengono indubbiamente dalla Rpc. Con i Brics essa dà mezzi, forza, indicazioni e sostegno alle autorità dei paesi che vogliono uscire dall’arretratezza e dalla sottomissione alla Comunità Internazionale. Ma non si assume, o noi non vediamo che si assume, la responsabilità di indicare concretamente la strada ai comunisti degli altri paesi”.
Che cosa implica tutto questo per noi?
Anzitutto, dobbiamo partire dal fatto che il “mondo multipolare” che si è definito in questi anni non è un punto di arrivo, ma l’ambito in cui si sviluppano la Terza guerra mondiale e la nuova ondata della rivoluzione proletaria. Non basta contemplare i successi della Rpc, dobbiamo promuovere la nuova ondata della rivoluzione proletaria che fermerà questa nuova guerra mondiale.
Da una parte, dobbiamo quindi avvalerci della forza della Rpc e del campo dei Brics per imporre e poi difendere il Governo di Blocco Popolare; dall’altra, dobbiamo avere chiaro che, oggi come ai tempi dell’Urss, il compito decisivo che i comunisti devono ancora assolvere è fare la rivoluzione socialista nei paesi imperialisti come il nostro.
Il processo di de-dollarizzazione è centrale nella costruzione di un sistema internazionale alternativo e indipendente da quello controllato dalla Comunità Internazionale.
Al vertice dei Brics di Johannesburg ha iniziato a prendere corpo il progetto di un sistema di pagamento transfrontaliero, soprannominato Brics Pay, alternativo al sistema Swift controllato dagli Usa, che permette pagamenti in valuta locale riducendo la dipendenza dei paesi aderenti dal dollaro.
Nel vertice di Rio de Janeiro l’iniziativa è stata rilanciata. Nella dichiarazione finale si dà mandato ai ministri delle finanze e ai governatori delle banche centrali di: “Proseguire nello sviluppo e nell’adozione di meccanismi di pagamento interoperabili, con l’obiettivo di facilitare le transazioni in valute locali tra i paesi Brics” (Vedi l’articolo “Brics Pay: la nuova infrastruttura finanziaria del mondo multipolare?” pubblicato su Istituto per gli studi di politica internazionale online il 15/7/2025).
La Rpc si sta muovendo in questa direzione anche per altre vie. Si calcola che almeno il 70% degli accordi commerciali tra Federazione Russa e Rpc avvenga già ora in rubli o yuan. Da giugno scorso inoltre sei banche straniere – Standard Bank, African Export-Import Bank, First Abu Dhabi Bank, Eldik Bank, United Overseas Bank e Bangkok Bank – si sono unite al sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese (Cips) che utilizza lo yuan al posto del dollaro. Il Cips è stato lanciato nel 2015 dalla Banca popolare cinese e a oggi collega banche in 121 paesi del mondo. Nel 2024 ha trattato transazioni per 24.000 miliardi di dollari (Vedi l’articolo “La Cina punta sullo yuan digitale per costruire un sistema monetario multipolare”, pubblicato su L’Indipendente il 7/7/2025, e il sito www.cips.com.cn).
Nel 2021 le banche centrali della Rpc, di Hong Kong, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti hanno lanciato l’iniziativa mBridge, che si fonda sull’uso della tecnologia blockchain per creare un sistema di pagamenti alternativo al sistema Swift. Nel 2024 ha aderito anche la Banca centrale dell’Arabia Saudita. La stessa estate Riad ha lasciato decadere l’accordo con gli Usa che gli imponeva di vendere petrolio esclusivamente in cambio di dollari, cosa che mette potenzialmente in forte discussione l’egemonia della valuta Usa, in particolare minacciando di far saltare il meccanismo dei petrodollari, uno dei suoi principali pilastri (Vedi l’articolo “mBridge, l’arma segreta della Cina per ridurre il potere del dollaro” pubblicato su InsideOver il 14/11/2024).






