Cinquanta imbarcazioni arriveranno ai limiti delle acque israeliane a metà settembre con l’obiettivo è consegnare 300 tonnellate di aiuti umanitari al popolo di Gaza. Questa in sintesi è l’operazione in corso promossa dalla campagna “Sumud Flotilla”. Le partenze della piccola flotta sono previste da tutto il Mediterraneo.
L’equipaggio è formato da circa 500 persone. Vi fanno parte anche attivisti e politici noti come Greta Thunberg, Thiago Avila e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. L’iniziativa in Italia ha ricevuto il sostegno di artisti, attori, storici, intellettuali tra cui Alessandro Gassman, Claudio Santamaria, i Subsonica, Laika, Elisa, Fiorella Mannoia e Assalti Frontali.
Ma i volti noti sono solo l’espressione della forza che questo movimento di solidarietà ha ormai raggiunto nel nostro paese. La partenza della flottiglia, anche solo nell’ultimo mese di agosto, è stata anticipata da assemblee, dibattiti, irruzioni in appuntamenti istituzionali (QUI abbiamo trattato degli esempi di Firenze e Napoli) e giornate di ampia mobilitazione che hanno attraversato tutta Italia.
Il 30 agosto, in particolare, a Genova sono scese in piazza 50mila persone per salutare le navi della Global Sumud Flotilla in partenza verso Gaza. Una mobilitazione impreziosita dall’intervento e dal ruolo della classe operaia e in particolare dal Calp che dal palco ha indicato la linea di combattimento definita dai portuali di tutta Europa: “se perderemo il contatto con le nostre barche per oltre venti minuti i portuali di tutta Europa bloccheranno tutto”.
Una mobilitazione, quella contro la guerra, che su spinta della parte più organizzata della classe operaia e su spinta del movimento di solidarietà con la Palestina sta facendo via via breccia tra il resto dei lavoratori del nostro paese.
Un esempio. Nella giornata del 28 agosto si è tenuta una giornata nazionale di sciopero della fame e presidi davanti alle strutture sanitarie da parte di medici, infermieri, OSS e il resto del personale sanitario. Una mobilitazione ampia che si è collegata alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) rispetto ai prodotti farmaceutici israeliani e in generale della rottura anche presso le strutture sanitarie pubbliche e private di ogni accordo commerciale e fornitura con aziende israeliane e riconducibili a enti e gruppi sionisti.
Un esempio che ha fatto discutere è stato quello delle lavoratrici dell’ASL Sud Est della Toscana che hanno sanzionato e buttato via i farmaci Teva alimentando solidarietà ed emulazione in tutta la Toscana e nel resto del paese.
Fermare la guerra e il genocidio in corso a Gaza è possibile. Per farlo serve alimentare l’organizzazione dei lavoratori in ogni luogo di lavoro, costruire una rete che colleghi tutte le aziende pubbliche e private possibili e alimentare la lotta contro i principali complici del genocidio in corso a Gaza incarnati dal governo Meloni e da tutti i partiti guerrafondai che infestano il parlamento e le istituzioni del nostro paese.
Serve imporre con la lotta e con l’organizzazione a livello locale e a livello nazionale il programma che questo movimento di solidarietà via via si sta già dando. Bisogna rompere ogni accordo commerciale, politico e istituzionale con Israele. Bisogna cacciare ogni sostenitore del genocidio a Gaza da ruoli e incarichi di interesse pubblico. Bisogna cacciare il governo Meloni e ogni altro partito guerrafondaio dal governo del nostro paese. Bisogna bloccare tutto e rendere il paese ingovernabile fino a che tutto questo non sarà realizzato.
È questa la lotta in cui il movimento di resistenza delle masse popolari italiane si costituirà come unica alternativa di governo capace di rendere l’Italia promotore di alleanze internazionali di pace, avamposto di lotta all’imperialismo e retroterra della liberazione dei popoli oppressi del resto del mondo. Un governo partigiano della pace!
Leggi anche Quattro linee di sviluppo per il movimento contro la guerra – La Voce 80, luglio 2025






