Rilanciamo due esempi di “azioni di rottura” messe in campo nella scorsa settimana a Firenze e a Napoli. Iniziative positive che mostrano come sia possibile irrompere in diversi momenti della vita sociale e politica dei propri territori per portare la parola d’ordine della lotta, della solidarietà e della resistenza bandiere della Palestina in pugno. Azioni e iniziative che dovranno moltiplicarsi ovunque e irrompere con più forza e coraggio in vista delle prossime elezioni comunali e regionali d’autunno. La parola d’ordine? Irrompere ovunque con la bandiera palestinese!

Lunedì 11 agosto si sono tenute le celebrazioni istituzionali organizzate dal Comune di Firenze per ricordare l’insurrezione della città per liberarsi dal nazi-fascismo. Le organizzazioni afferenti alla Rete Firenze per la Palestina vi hanno partecipando portando la bandiera della Palestina, simbolo di riscossa per coloro che si oppongono alla guerra USA/Nato e che vogliono liberarsi dalle ingiustizie, dall’inquinamento, dalle privazioni del lavoro e dalla repressione.
Mentre la sindaca di Firenze, Sara Funaro, e il governatore della regione Toscana, Eugenio Giani, si esibivano in una passerella vuota e ipocrita in cui strumentalizzavano la Resistenza del ‘45, la Liberazione dal nazifascismo e comunicato la possibilità di mettere in campo iniziative simboliche per la “tragedia umanitaria in corso a Gaza”, i manifestanti si sono introdotti a Palazzo Vecchio e da lì hanno calato uno striscione di diversi metri con la Scritta “Palestina Libera dal fiume al mare”.
Quest’azione conferma come non bisogna essere timidi e organizzare l’irruzione sistematica delle masse popolari in queste kermesse e appuntamenti. Non bisogna lasciare campo libero al pietismo, alla vuota commemorazione e alla strumentalizzazione politica. Che sindaci, amministratori locali e chiunque oggi “parla” di Palestina, passi all’azione e “sostenga” realmente la resistenza palestinese. Questo lo si fa con delibere, mozioni, norme e leggi e non solo con chiacchiere e parole in favor di telecamera.
Martedì 12 agosto, in una affollatissima Piazza Plebiscito, la Rete Napoli per la Palestina si è presa la parola durante la kermesse “Restate a Napoli”, ricordando al sindaco Manfredi di mantenere gli impegni presi da lui e dalla giunta comunale nella seduta monotematica sulla Palestina del 2 luglio. Hanno ricordato al sindaco di Napoli e al presidente della Regione Campania che è arrivata di passare dalle dichiarazioni di facciata ai fatti. Servono atti, delibere, ordinanze e sanzioni per interrompere ogni accordo politico, diplomatico ed economico con lo stato terrorista di Israele.
Hanno detto dal palco che bisogna impedire che le navi che trasportano tonnellate di armamenti che finiscono nelle mani dell’Idf in Palestina passino dai porti di Napoli, Castellammare e Salerno. Hanno ricordato gli oltre duecento giornalisti Palestinesi uccisi e letto il testamento di Anas Al-Sharif. Hanno denunciato come il nostro paese, guidato dal governo Meloni, sia complice materiale oltre che diplomatico del massacro in Palestina sia per la produzione e commercio di armi sia per la detenzione illegale di Anan Yaeesh, partigiano palestinese processato in Italia, su ordine degli israeliani, senza aver commesso alcun crimine, né per la giustizia italiana né per quella internazionale.
In questa azione la Rete Napoli per la Palestina ha ricevuto il sostegno del direttore artistico della giornata Lello Arena, dell’attore Massimo Gallo e il resto degli operatori dello spettacolo in essa presenti. Questo dimostra come anche ambiti culturali, artistici e intellettuali sono schierati e possono sempre di più schierarsi con la resistenza del popolo palestinese e contro il coinvolgimento del nostro paese in questo genocidio.






